Un inverno accorciato
(TEMPOITALIA.IT) L’inverno 2025-2026 sta lanciando segnali inequivocabili su una trasformazione strutturale del clima, specialmente nell’Emisfero Nord. Dopo un mese di gennaio non certo freddo ma nemmeno caldo, a febbraio le temperature medie sono salite con decisione verso l’alto. Questo fenomeno si manifesta proprio nel momento in cui l’atmosfera dovrebbe toccare il suo apice di raffreddamento. Il quadro che emerge dalle analisi della dinamica atmosferica indica un sistema sbilanciato verso il caldo, dove il vecchio inverno, caratterizzato da masse d’aria gelida persistenti, fatica a trovare il suo spazio naturale. Gli ultimi dati sulla temperatura media dell’Emisfero Nord mostrano un’anomalia positiva molto solida, che abbraccia gran parte delle latitudini medio-alte.
Questa tendenza è preoccupante perché avviene in un periodo dell’anno fondamentale per il consolidamento dei serbatoi freddi sui continenti e nelle regioni polari. La sensazione è che la stagione fredda si stia comprimendo ai margini, lasciando un cuore stagionale sempre più tiepido. In questa nuova normalità, le temperature elevate e la frequenza di configurazioni di alta pressione mite diventano la regola, mentre le irruzioni gelide si trasformano in eventi sporadici e localizzati.
Artico in sofferenza
Le notizie che arrivano dall’Artico sono particolarmente allarmanti. A metà febbraio 2026, il volume del ghiaccio marino mostra estensione e spessore inferiori a tutti i rilievi effettuati tra il 2022 e il 2025. Il distacco rispetto alla media del periodo 2004-2013 è ormai enorme, segnando una perdita strutturale del ghiaccio pluriennale. La riduzione della calotta artica non è solo una conseguenza del riscaldamento, ma un motore che lo accelera. Meno ghiaccio significa una minore capacità di riflettere la luce solare, con l’Oceano Artico che assorbe più energia, scaldando l’atmosfera sovrastante e impedendo la ricostituzione del pack.
Questo meccanismo indebolisce il Vortice Polare, che tende ad assumere caratteristiche ibride. Quando non è eccezionalmente compatto, appare disturbato ma incapace di generare ondate di freddo durature. Le pulsazioni gelide che riescono a raggiungere le medie latitudini dell’Europa risultano più brevi, meno estese e inserite in un contesto termico di fondo già surriscaldato.
L’indice AAM e il cambio di regime verso la primavera
Un indicatore fondamentale per capire come si muoverà l’aria nelle prossime settimane è il Global Relative Atmospheric Angular Momentum (AAM). Attualmente questo indice oscilla su valori negativi, intorno a -1,5 o -2,0, una condizione che teoricamente favorirebbe scambi meridiani e getti ondulati. Tuttavia, le proiezioni indicano una risalita verso la neutralità o il campo positivo tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo. Un AAM in risalita si traduce spesso in un getto dell’Oceano Atlantico più teso e rettilineo, con un rinforzo delle correnti occidentali che riduce drasticamente le probabilità di irruzioni fredde sulla zona del Mediterraneo.
Dal 2022 il sistema climatico sembra aver superato un punto di non ritorno. Nonostante la presenza passata di fattori raffreddanti come La Niña nel Pacifico, le temperature globali hanno continuato a salire, dimostrando che l’energia accumulata negli oceani è ormai il fattore dominante. Gli oceani rilasciano costantemente calore latente all’atmosfera, rendendo il bilancio complessivo sempre più sbilanciato verso l’alto rispetto alle medie storiche.
Il ritorno di El Niño 2026
I principali centri di calcolo concordano su un probabile passaggio verso condizioni di El Niño tra l’estate e l’autunno 2026. Questo cambio di fase è cruciale. Dopo anni in cui La Niña ha agito come un condizionatore naturale, l’ingresso di El Niño amplificherà il segnale termico globale. Questo fenomeno è legato a un riscaldamento anomalo delle acque superficiali nel Pacifico equatoriale centrale e orientale, che riorganizza la circolazione atmosferica su scala planetaria.
In un contesto dove gli oceani sono già caldi, El Niño potrebbe spingere la temperatura globale a sfiorare o superare la soglia critica di +1,5°C o +1,6°C rispetto all’epoca pre-industriale. Per l’Italia e il Mediterraneo, questa configurazione unita a un Artico ai minimi potrebbe significare un getto atlantico molto intenso e correnti miti e umide costanti.
L’Anticiclone africano e le ondate di caldo persistenti
Un rischio concreto per la tarda primavera e l’inizio dell’estate è l’espansione dell’Anticiclone africano. Negli ultimi anni, questa figura barica ha mostrato una capacità crescente di spingersi verso nord, portando anomalie termiche positive ricorrenti. Con un Oceano Atlantico surriscaldato e l’Europa sempre più calda, le risalite di aria subtropicale verso l’Italia potrebbero diventare estremamente frequenti e durature. Questo scenario prefigura ondate di calore fuori stagione e lunghi periodi di siccità legati ad alte pressioni persistenti. Il 2026 rischia di essere un anno di rottura definitiva, confermando che il clima non oscilla più intorno a vecchi equilibri, ma si sta stabilizzando su nuovi standard molto più caldi, rendendo il meteo dei prossimi mesi un territorio ancora inesplorato.
Credits:
ECMWF (European Centre for Medium-Range Weather Forecasts): www.ecmwf.int
Global Forecast System (GFS) – NOAA: www.noaa.gov
ICON – DWD: www.dwd.de
UKMO – Met Office: www.metoffice.gov.uk (TEMPOITALIA.IT)










