
Inverno bloccato a Est
(TEMPOITALIA.IT) Osservando lo scenario meteorologico attraverso le finestre in questo insolito febbraio, la riflessione sorge spontanea in ogni dibattito quotidiano, ma dove è finito l’inverno, quello autentico? Mentre gli Stati Uniti orientali e la Russia europea si trovano a gestire anomalie termiche negative estremamente pesanti, l’Italia e gran parte dell’Europa occidentale sembrano immerse in una bolla climatica che profuma di primavera anticipata. Non si tratta di una sensazione soggettiva o del consueto rammarico per le stagioni di una volta, poiché i dati raccolti dal NCEP/NCAR Reanalysis tra il 10 gennaio e il 10 febbraio 2026 confermano una realtà oggettiva. Esiste un blocco atmosferico, una sorta di barriera invisibile che impedisce al freddo di progredire verso occidente, lasciando l’Italia in balia di una circolazione mite occidentale che non manifesta alcuna intenzione di cedere la presa.
La dittatura dell’East Atlantic pattern
Per comprendere le dinamiche che regolano i cieli sopra le nostre teste, dobbiamo analizzare le oscillazioni della pressione atmosferica, in particolare l’indice che i meteorologi definiscono East Atlantic Pattern, abbreviato in EA. Esaminando i grafici storici, emerge chiaramente come questo indicatore sia entrato in una fase di positività estrema e quasi ininterrotta. Dalla stagione invernale 2013-2014, abbiamo assistito a uno spostamento sistematico verso regimi di EA+. Per chi risiede in Italia o in Francia, questo significa convivere con un anticiclone subtropicale molto più robusto e invadente verso le latitudini settentrionali, una muraglia che devia il tragitto delle perturbazioni e delle masse d’aria polari verso destinazioni remote. In questo scenario, il gelo che si accumula nel comparto euro-asiatico non riesce a individuare varchi per scendere verso il mar Mediterraneo. Il freddo resta dunque confinato a oriente, prigioniero di una configurazione che vede l’Europa occidentale protetta da correnti più miti di origine oceanica o nordafricana. Questo mutamento nella circolazione euro-atlantica non rappresenta un episodio isolato, ma sembra essere diventato il nuovo canovaccio su cui si sviluppa il clima del Vecchio Continente. Le mappe attuali mostrano una macchia blu intensa sulla Russia e una altrettanto profonda sull’America del Nord, mentre l’Europa centrale e meridionale restano avvolte da tonalità di verde e giallo, che identificano temperature di molti gradi sopra la norma.
Il paradosso della NAO negativa
Un altro elemento cardine della meteorologia invernale è la NAO, ovvero la North Atlantic Oscillation. Storicamente, una fase di NAO negativa era sinonimo di scambi meridiani intensi, con il vortice polare che inviava ondate di gelo verso le medie latitudini, includendo l’Europa occidentale. Eppure, negli ultimi tempi, questo ingranaggio sembra essersi inceppato. Anche quando la NAO vira verso valori negativi, non riesce più a pescare aria glaciale per portarla verso di noi, se non in circostanze rarissime come il celebre evento del tardo febbraio 2018. Le analisi scientifiche più recenti evidenziano una tendenza preoccupante, ovvero che il regime della NAO negativa è quello che ha subito il riscaldamento più marcato. Si osserva un trend di 0,69°C per decade per quanto concerne le anomalie termiche al suolo legate a questa specifica configurazione. In sostanza, l’aria che dovrebbe giungere gelida risulta già pre-riscaldata da un oceano sempre più caldo o da una struttura atmosferica che ha smarrito la capacità di generare il freddo del passato. Si tratta di un paradosso rilevante, dato che l’unica configurazione teoricamente in grado di portare la neve in pianura sta perdendo la propria efficacia termica a causa del riscaldamento globale.
Il cambiamento strutturale della circolazione
L’influenza del riscaldamento globale non si limita a innalzare i valori termici, ma modifica profondamente i motori che spostano le masse d’aria sul Pianeta. Il forte incremento delle temperature nell’Artico riduce il gradiente termico tra il polo e l’equatore, indebolendo la corrente a getto e rendendo le figure di alta pressione più statiche. Il vortice polare tende a rimanere compatto o, qualora dovesse spezzarsi, i suoi frammenti seguono rotte preferenziali che evitano costantemente l’ovest dell’Europa. La maggiore frequenza di indici NAO+ e EA+ agisce come un vicolo cieco per l’inverno mediterraneo. Se un tempo le ondate di gelo erano appuntamenti regolari nei mesi di dicembre, gennaio e febbraio, oggi sono divenute eccezioni che richiedono incastri quasi impossibili per manifestarsi. Dobbiamo accettare che la persistenza di anomalie positive in aree cruciali come la Groenlandia e l’Artico canadese spinge il gelo con violenza verso la costa est degli Stati Uniti, lasciando l’altra sponda dell’oceano Atlantico in un limbo mite. Questa dicotomia climatica è la firma dell’ultimo decennio, con gelo estremo in America e siccità o record di caldo in Spagna, Francia e Italia. Il riscaldamento della troposfera durante regimi di Scandinavian blocking e Atlantic ridge conferma che il serbatoio del freddo europeo si sta esaurendo, o quantomeno i suoi flussi non sono più direzionati verso il Mediterraneo. L’atmosfera sta cercando un nuovo equilibrio in un mondo più caldo, dove l’inverno dell’Europa occidentale sembra destinato a essere un visitatore sempre più raro.
Credits:
NOAA Physical Sciences Laboratory: psl.noaa.gov
Copernicus Climate Change Service: climate.copernicus.eu
National Center for Atmospheric Research: ncar.ucar.edu
European Centre for Medium-Range Weather Forecasts: www.ecmwf.int
Nature Communications: www.nature.com






