Lo split del Vortice Polare minaccia marzo

Mentre noi iniziamo a percepire i primi timidi segnali di una Primavera che vorrebbe timidamente farsi avanti, l’alta atmosfera sta lavorando per riscrivere il copione di questo finale di stagione. Non è la prima volta che accade, sia chiaro, ma la dinamica che si sta delineando nelle ultime ore possiede quel sapore di eccezionalità che ci induce a un nuovo livello di attenzione. I principali centri di calcolo mondiali, come il modello europeo ECMWF e quello americano GFS, sembrano aver trovato una rara e quasi unanime convergenza su un evento di portata rilevante, ovvero un imponente Stratwarming. Non si tratta di una semplice fluttuazione barica locale, bensì di un vero e proprio scossone ai piani alti dell’atmosfera che potrebbe ribaltare completamente l’assetto meteorologico dell’Europa per tutto il mese di Marzo. In effetti, osservando le mappe che analizzano la quota di 10 hPa, ovvero circa trentamila metri di altezza, si nota una risalita termica impressionante sopra l’Artico. Questo riscaldamento non è solo un numero su un grafico, ma un’energia dirompente che punta dritta al cuore del Vortice Polare.

 

Scissione stratosferica imminente

Ma cosa sta succedendo tecnicamente in questi strati remoti? La questione ruota attorno a quello che gli esperti definiscono Split del Vortice Polare. In termini più semplici, invece di avere una trottola gelida e compatta che ruota sopra il Polo Nord, ci troviamo di fronte a una struttura che viene letteralmente spezzata in due tronconi distinti. Questa volta la causa sembra risiedere in una scarsa allocazione delle vorticità potenziali in area Canadese. Insomma, il settore del Canada non ha avuto il tempo materiale per riorganizzarsi e opporre resistenza all’intrusione di calore. Questa debolezza strutturale ha spalancato le porte a un massiccio afflusso di energia in sede polare. La riorganizzazione della vasta area ciclonica appare lenta, quasi rassegnata all’avanzamento stagionale, eppure proprio questa lentezza potrebbe essere la chiave di volta. Quando la Stratosfera subisce un attacco di questa portata, si innesca un processo di rottura dei vincoli con la Troposfera. Solitamente siamo abituati a una circolazione zonale, con venti che corrono veloci da ovest verso est, mantenendo il freddo confinato alle alte latitudini, tuttavia il calo del piano antizonale potrebbe rimescolare le carte in tavola per l’intera colonna d’aria.

 

Le incognite del freddo verso l’Europa

Immaginiamo l’alta atmosfera come un direttore d’orchestra che improvvisamente cambia spartito, obbligando lo strato dove avvengono i nostri fenomeni meteorologici ad adeguarsi. Questo passaggio di consegne, però, non è mai immediato e soprattutto non è scontato, poiché la collaborazione tra i diversi piani atmosferici è l’elemento più difficile da prevedere. Non facciamoci illusioni troppo facili, il fatto che si verifichi uno Stratwarming di tipo Split non garantisce automaticamente nevicate in pianura a Roma o gelate distruttive a Parigi. C’è di mezzo la resistenza della Troposfera, che ha sempre l’ultima parola. La circolazione imposta da fattori esterni, come il trend climatico generale, potrebbe mitigare o addirittura annullare gli effetti di questa manovra. Il nodo della questione sta nella costituzione di un blocco di Alta Pressione in grado di deviare le correnti gelide verso le latitudini più basse dell’Europa. Se questo blocco non dovesse formarsi correttamente, il freddo potrebbe scivolare via verso l’Asia o perdersi nell’Oceano Atlantico. In questo scenario, il periodo tra la fine di Febbraio e la prima decade di Marzo diventerà un laboratorio a cielo aperto.

 

Tra statistica e realtà climatica attuale

Negli ultimi anni abbiamo assistito spesso a tentativi di riscaldamento stratosferico che poi si sono risolti in un nulla di fatto per l’Italia. Forse è anche per questo che c’è un certo scetticismo tra i previsori più esperti, eppure le condizioni attuali mostrano delle anomalie interessanti. La scarsa opposizione del settore del Nord America è un dettaglio tecnico fondamentale, significa che il Gelo Polare è vulnerabile su più fronti. Se l’onda di calore riuscirà a completare la sua opera di separazione dei lobi, potremmo assistere a una configurazione a due teste del gelo mondiale. Una di queste potrebbe finire sopra il continente nordamericano, portando bufere tra Canada e Stati Uniti, mentre l’altra potrebbe vagare tra la Siberia e l’Europa. Se l’Italia dovesse finire sotto il tiro di questa seconda massa d’aria, ci troveremmo a vivere un Marzo decisamente d’altri tempi. Non sarebbe la prima volta che il mese della Primavera si trasforma nel più crudo dell’inverno, basta ricordare gli eventi storici in cui la neve ha fatto la sua comparsa tardiva sulle Isole Britanniche e nel Mediterraneo, mandando in crisi l’agricoltura.

 

Osservazioni sulle dinamiche delle masse d’aria polari

Bisogna considerare che il sistema atmosfera è caotico per definizione, e la discesa del segnale deve fare i conti con una Troposfera influenzata dalle acque superficiali degli oceani piuttosto calde. Questo calore latente potrebbe fungere da ammortizzatore, impedendo al freddo di scendere troppo a sud. Un evento che si innesca intorno al 24 Febbraio impiega solitamente dai dieci ai quindici giorni per manifestare i suoi effetti al suolo, portandoci direttamente alla prima metà di Marzo. Sarà un mese di transizione, questo è certo, ma potrebbe essere molto più turbolento del previsto. La rottura dei legami zonali favorisce scambi meridiani, ovvero aria calda che sale verso nord e aria gelida che scende verso sud. È il sistema atmosferico del pianeta che cerca di riequilibrare le differenze termiche tra polo ed equatore. Restiamo in attesa dei prossimi aggiornamenti, con la consapevolezza che la natura ha ancora molte carte da giocare prima di dichiarare chiusa la stagione fredda.

 

Crediti e fonti autorevoli

European Centre for Medium-Range Weather Forecasts (ECMWF): ecmwf.int

National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA): noaa.gov

American Meteorological Society (AMS): ametsoc.org

NASA Earth Observatory: earthobservatory.nasa.gov