Si parla di refrigerio, e va bene, parliamone pure – ma credetemi, qui bisogna essere anche molto realistici. Un refrigerio non significa che farà fresco. Il refrigerio che verrà non vuol dire che avremo temperature nella media: quello accadrà solo dove ci saranno dei forti temporali, e per il tempo in cui quelle celle insisteranno sopra una certa zona. Ci sarà questo abbassamento della temperatura, certo, e si percepirà temporaneamente soprattutto sulle Alpi. Poi, sul medio e lungo termine, tutto sommato, le regioni centrali e meridionali – la Sicilia e il Sud Italia in testa – avranno ancora caldo, con temperature superiori alla media.

 

Un refrigerio che non porta il fresco

Va detto una volta per tutte, perché ogni agosto si ripete la stessa scena. Il calo che segue un temporale è un calo locale, spesso brutale nei numeri e brevissimo nella durata: sette, otto gradi in mezz’ora, e dopo tre ore l’afa è di nuovo lì, appiccicata addosso come prima. È il motivo per cui gli stessi cali termici sotto i temporali risultano illusori, un meccanismo decisamente. L’aria che scende dal cuore del rovescio – il famoso downdraft, cioè la corrente discendente fredda – raffredda solo il sottile strato a contatto col suolo. Non cambia la massa d’aria. Non sposta l’anticiclone di un centimetro. Chi si aspetta la rinfrescata vera farà bene a leggere con calma quando e come il refrigerio arriverà davvero, perché la differenza tra una tregua e una svolta è ampia.

 

Mari sopra i 30°C, sotto l’ombrellone non si respira

Aldilà di tutto questo, ciò che voglio evidenziare è il fatto che comunque molte persone praticano sport nonostante queste temperature elevate. E molte persone si attardano in maniera veramente spregiudicata in spiaggia, sotto l’ombrellone, con temperature elevatissime.

Sarà pur vero che c’è la brezza, forse. Sarà pur vero che al mare, tendenzialmente, la temperatura è inferiore (insomma, se ci mettete l’ìumidità elevata ottenere un indice di temperatura percepita molto elevato). Ma le temperature dei mari sono elevatissime: parliamo di valori che vanno sopra i 30°C, con picchi di 32°C e anche 33 da qualche parte. In sostanza, anche se siete al mare, di refrigerio ce n’è ben poco. L’acqua non toglie calore, lo restituisce, e quella brezza che dovrebbe rinfrescare arriva già tiepida da un bacino che si comporta come l’acqua termale. Non è un dettaglio da poco: il Mediterraneo caldissimo oltre i 30°C alimenta l’umidità e fa impennare la temperatura percepita.

 

Le ore giuste, e quella parentesi sulla tintarella

Suggerisco vivamente di non stare nelle ore più calde e più assolate, neanche sotto l’ombrellone. Meglio stare magari in un luogo fresco, al riparo, e sfruttare tutte le altre ore, quando il sole si riduce come intensità, soprattutto la radiazione solare, che è poi il parametro che conta davvero. La tintarella l’avrete comunque, perché anche al mattino, anche dopo le 16, ve la potete tranquillamente prendere.

Tra le altre cose, sul discorso tintarella ci sarebbe da aprire una parentesi, e riguarda il fatto che comunque non è qualcosa di positivo per la vostra pelle.

 

Il corpo non è una macchina, nemmeno quello dei campioni

Cosa voglio dire, alla fine? Che anche gli sportivi più preparati purtroppo cedono. Quindi non solo chi pratica l’attività della domenica può stare male per il caldo, può avere colpi di calore, malessere, cali di pressione.

Prendiamo Novak Djokovic al Masters 1000 di Cincinnati. Il campione serbo, attualmente numero 5 della classifica Atp, è stato battuto in tre set dal 25enne argentino Thiago Agustin Tirantee. A fiaccare il campione serbo anche il caldo, che lo ha costretto a uno stop per medical break. Anche l’italiano Jannik Sinner ha avuto dei problemi con il caldo questa estate.

Ciò che emerge è che anche i super campioni, allenatissimi, sono vulnerabili al caldo. Eppure si allenano in condizioni difficili, di stress. Ma il corpo non è una macchina: il caldo è nemico di tutti, soprattutto dei cosiddetti sportivi della domenica, coloro che si cimentano in camminate, running, attività semi-agonistiche credendo di essere invincibili al caldo estremo.

 

Palestre bollenti e sbalzi termici: il conto lo paga il cuore

Fare sport all’interno di una palestra con temperature che magari rasentano i 30°C, con un buon impianto di climatizzazione scadente o assente, è una follia.

Tra le altre cose, il nostro corpo è in questa fase soggetto a sbalzi termici, a temperature esterne molto elevate. Quindi siamo tendenzialmente sotto stress, e non è sufficiente l’attimo in cui andiamo in un ambiente climatizzato per normalizzare il nostro flusso sanguigno e la funzione del cuore. La vasodilatazione periferica – cioè il sangue che viene spinto verso la pelle per disperdere calore – non si riassorbe in cinque minuti davanti a uno split. Ci vuole molto del tempo.

Insomma, dobbiamo tutelarci ed evitare le attività fisiche più pesanti, possibilmente. Soprattutto quando si tratta di sport che può essere svolto in tutti gli altri mesi dell’anno.

 

L’estate così calda chiede prudenza

Chi corre lo faccia all’alba. Chi va al mare, si conceda le ore buone. Il resto può aspettare settembre.

 

Credit