
C’è una caratteristica che rende le previsioni meteo meno affidabili, soprattutto quelle di medio e lungo termine. Riguarda il refrigerio. Cioè il momento in cui la temperatura calerà e si porterà su valori accettabili, anzi, nella media. Quando arriverà veramente l’aria fresca?
Ce lo chiediamo perché nell’osservazione dei modelli matematici di previsione diffusi dai principali centri mondiali – quelli che elaborano milioni e milioni e milioni di dati – vediamo che l’anticiclone africano è duro a morire. La struttura di alta pressione non va via, si sposta di qualche grado, si assottiglia su un fianco, sembra concedere una breccia. Poi nelle successive previsioni si ricompatta. E si ricomincia daccapo, con la stessa sensazione di chi spinge il masso su per la salita.
Un anticiclone termico, altro che semplice caldo africano
Ora, la definizione di anticiclone africano è semplicistica, perché in realtà si tratta di un anticiclone termico che interessa l’Europa. È una novità, questa, e va detto con chiarezza, ma ha efficacia come termine.
Un’alta pressione di natura dinamica si regge sulla discesa dell’aria dagli strati alti, mentre una struttura termica si alimenta soprattutto dal calore accumulato nella massa d’aria stessa, che si dilata e alza i geopotenziali – la quota a cui si trova una determinata pressione – facendo da coperchio a tutta la troposfera. Il risultato lo conosciamo: cielo lattiginoso nelle ore centrali, orizzonti impastati, quel sole che nel tardo pomeriggio scotta ancora sulla pelle quando dovrebbe già essere clemente. E l’aria che non si muove.
In passato l’Europa veniva interessata soprattutto sulla penisola iberica, e poi l’Italia e il Mediterraneo centro-occidentale, dall’alta pressione delle Azzorre, che aveva una dinamica totalmente diversa. Riversava verso queste aree masse d’aria provenienti dall’Oceano Atlantico, molto ma molto meno calde rispetto a quelle che ci sono attualmente, donando un clima decisamente più mite e non di certo arroventato come succede attualmente. Chi ha qualche estate sulle spalle se lo ricorda: la ventilazione occidentale che entrava di pomeriggio, le notti in cui bastava aprire una finestra. Oggi, quando il campo azzorriano prova a distendersi verso levante, in quota si impone comunque la matrice sahariana, e allora i benefici di quella figura oceanica decadono.
La siccità dove non dovrebbe esserci
Peraltro la presenza di questo anticiclone termico chiamato anticiclone africano determina anche lunghissimi periodi di siccità, e lo stiamo osservando soprattutto in quelle regioni dove durante la stagione estiva dovrebbe piovere. In questo caso le regioni del Nord Italia. Ed è soprattutto sul Nord Italia, per quanto riguarda il nostro Paese, che stiamo osservando questa novità.
La Pianura Padana ha sempre avuto un’estate temporalesca, con il suo carico di rovesci serali che rimpolpavano i corsi d’acqua e bagnavano i campi nel momento del massimo bisogno. Adesso (quest’anno, ma anche altre annate, troppo di frequente, ormai) quel meccanismo si inceppa per settimane intere, e quando riparte lo fa con violenza, scaricando in mezz’ora quello che servirebbe distribuito in giorni. Il terreno secco, oltretutto, si comporta come una piastra: non avendo acqua da evaporare restituisce calore all’aria sovrastante, e il caldo si autoalimenta. Un circolo vizioso che abbiamo già raccontato affrontando il rischio siccità al Nord e che non riguarda soltanto noi: l’erba ingiallita è un problema europeo, dalla Francia alla Germania.
Effettivamente nell’Italia centrale e meridionale, in Sardegna e in Sicilia, la siccità estiva è qualcosa di normale. Fa parte del clima mediterraneo, punto. Ma è successo qualcosa di molto strano, e ne ho parlato in un altro articolo che riguarda soprattutto quest’anno la Sardegna: l’anno scorso, o due anni fa se non erro, era avvenuto in Sicilia.
Temporali termoconvettivi, piccoli e capricciosi
I temporali pomeridiani sono detti temporali termoconvettivi. Il riscaldamento del terreno, su un ambiente atmosferico favorevole, genera nubi a forte sviluppo verticale chiamate cumulonembi, e queste creano i temporali. Detto in due parole: l’aria calda al suolo diventa più leggera di quella che ha sopra la testa, sale, si raffredda, condensa. E se la colonna atmosferica è abbastanza instabile la nube continua a crescere fino a diverse migliaia di metri, con la classica incudine che si allarga in cima.
E infatti la Sardegna interna è interessata di frequente da temporali. Ma attenzione: sono temporali molto ristretti, piccoli, che interessano aree quindi limitate, e non di certo risolvono il problema della siccità che c’è ad esempio in Sardegna durante la stagione estiva. Due valli più in là non è caduta una goccia. È il limite strutturale della convezione termica: tanta energia concentrata in poco spazio e in poco tempo, con l’acqua che spesso scivola via prima di penetrare in profondità.
Ora la domanda che viene spontanea a tutti, e a noi stessi per primi, è quando ci sarà questo refrigerio.
Qualcuno ha detto che anticipare in maniera esagerata ed esasperante il refrigerio con l’ausilio dei modelli matematici a lunghissimo termine sia cosa sbagliata. Rispondo dicendo che non si fa altro che una lettura dei modelli matematici, in questo ambiente, e soprattutto si ricorda sempre al lettore che sono linee di tendenza, ben differenti dalle previsioni meteo puntuali. Questo tipo di atteggiamento danneggia la meteorologia, perché esistono nella scuola di pensiero della meteorologia mondiale sia le previsioni nowcasting, cioè a brevissimo termine, sia quelle a medio e a lungo termine, sia le previsioni stagionali. Perciò stare lì a sindacare ogni volta, ridicolizzando chi parla di previsioni a lungo termine, è da sciocchi.
Perché il refrigerio continua a slittare in avanti
Comunque, torniamo sul pezzo.
Il perché venga continuamente rimandato il refrigerio, la risposta abbiamo cercato di darla in articoli più brevi, soprattutto dicendo che si è spostata verso nord, in questa fase, la Cella di Hadley. È il grande motore della circolazione tropicale: l’aria sale all’Equatore, scorre in quota verso le medie latitudini e ridiscende nella fascia subtropicale, dove genera i grandi deserti. Se quel ramo discendente trasla verso settentrione, si porta dietro tutto il pacchetto, stabilità compresa.
Inoltre abbiamo un riversamento da parte dell’anticiclone africano, in questo caso, di masse d’aria verso i bassi strati atmosferici molto intenso. Abbiamo l’espansione in sostanza di una massa d’aria tropicale verso nord, che è quasi invincibile. Una sorta di castello circondato dalle acque infestate dai coccodrilli, e i coccodrilli sono i bordi di questa alta pressione, che è dura a morire.
Tuttavia riescono a transitare infiltrazioni di aria umida perché ormai la stagione inizia a decadere dal punto di vista astronomico. Il sole scende di qualche grado sull’orizzonte, le notti si allungano, e le correnti occidentali cominciano timidamente a riprendersi spazio. Sono quelle infiltrazioni che poi vanno a determinare nei prossimi giorni i temporali. Temporali che saranno però a carattere sparso, irregolare, e non saranno risolutivi soprattutto laddove dovrebbe piovere nella stagione delle piogge: parlo del Nord Italia.
Inoltre il refrigerio che porteranno sarà limitato soprattutto alle aree investite dai temporali, anche se forse un trend lieve, lievissimo, verso un calo termico inizia a palesarsi. Ne abbiamo scritto anche analizzando grandine e temporali con l’anticiclone in rinforzo.
Ma questo perché l’ultima struttura di quest’anticiclone – chiamiamolo sempre anticiclone – è ormai vecchio di quasi di un mese con questa forza, e quindi potrebbe presentare dei lati deboli. Nessuna struttura barica regge indefinitamente: prima o poi le onde in quota trovano il varco, di solito partendo dal fianco settentrionale, che è sempre il più esposto.
Ritorni di fiamma e temporali in stile tropicale
Ma attenzione, i modelli matematici prospettano dei ritorni di fiamma africani, stavolta verso Sardegna, Sicilia, Italia centrale e sud Italia, più marginalmente il Nord Italia. Nel frattempo comunque ci saranno i temporali, e i temporali saranno in stile tropicale.
Stile tropicale non è un modo di dire buttato lì per fare colore. Significa nubi che si gonfiano in fretta, pioggia a secchiate concentrata in pochi minuti, aria che dopo il rovescio torna appiccicosa nel giro di un’ora perché l’umidità resta tutta lì, sospesa, con il mare che continua a fornire vapore in abbondanza. Chi vive lungo le coste lo riconosce subito, quella sensazione di camminare dentro un asciugamano bagnato. E chi segue queste dinamiche da anni sa che il conto vero, in termini di acqua utile, si fa a fine stagione, non dopo il singolo temporale che ha allagato una strada. Restano da monitorare gli aggiornamenti dei prossimi giorni, con le consuete novità sul refrigerio che i centri di calcolo continueranno a rimescolare corsa dopo corsa.
Credit
- European Drought Observatory (JRC, Copernicus EMS) – Situazione siccità in Europa
- AGU, Geophysical Research Letters – Risposta di precipitazioni e pressione al suolo all’espansione della Cella di Hadley
- npj Climate and Atmospheric Science (Nature) – Variazioni dell’estensione della Cella di Hadley nell’emisfero boreale
- ECMWF – Le previsioni extended range: fondamenti e limiti delle linee di tendenza
