
(TEMPOITALIA.IT) Le cronache meteorologiche dell’ultimo periodo hanno acceso i riflettori su eventi termici davvero impressionanti che hanno colpito diverse aree dell’Emisfero Settentrionale, suscitando l’interesse di esperti e appassionati. Chi segue con attenzione le dinamiche del clima sa bene che abbiamo discusso a lungo delle ondate di gelo siderale che hanno interessato, anzitutto, la Russia europea. In quelle terre, non molto tempo fa, le nevicate record che hanno sepolto Mosca hanno dominato il dibattito pubblico, ma a fare scalpore è stato il respiro del gelo siberiano, capace di spingere le temperature verso picchi negativi in tutta l’Europa nord-orientale.
Il vortice polare flagella gli Stati Uniti e la Florida
Spostando lo sguardo oltre l’Oceano Atlantico, non si può ignorare quanto accaduto negli Stati Uniti, dove un lembo particolarmente attivo del Vortice Polare ha innescato una discesa di aria gelida e neve su gran parte della fascia orientale del paese. In questo contesto, sono stati letteralmente polverizzati numerosi record storici, coinvolgendo persino la Florida, uno stato dove scenari di questo tipo sono considerati del tutto eccezionali e fuori dalla norma.
Oltre ai singoli episodi di freddo intenso, esiste un altro elemento che merita una riflessione approfondita, ovvero l’incredibile estensione del manto nevoso che ha ricoperto l’intero Emisfero Settentrionale. Sebbene in passato si siano verificati eventi simili, nell’epoca climatica recente non si era mai osservata una quantità di neve così vasta e persistente a certe latitudini. Questo ci suggerisce che l’Inverno, su scala globale, stia decisamente compiendo il proprio dovere, dimostrando una vitalità che spesso sfugge se ci limitiamo a osservare solo ciò che accade nel nostro piccolo spazio geografico.
Il paradosso del Mediterraneo e la pioggia incessante
Nonostante il freddo pungente che attanaglia vaste aree del continente, nelle nostre regioni la stagione invernale sta lasciando il segno in modo diverso, principalmente attraverso una piovosità molto marcata. Viene dunque spontaneo chiedersi per quale motivo in Italia, o più in generale nel bacino del Mar Mediterraneo, il vero gelo non sia ancora riuscito a sfondare. Per trovare una risposta a questo enigma, dobbiamo necessariamente analizzare il comportamento dell’Anticiclone delle Azzorre.
Non stiamo parlando dell’Alta Pressione Subtropicale di matrice africana, ma di quella struttura barica oceanica che, storicamente, rappresentava uno degli ingredienti fondamentali per permettere al freddo e alla neve di raggiungere le nostre latitudini. Da diversi decenni, purtroppo, assistiamo a una cronica latitanza dell’Alta Pressione delle Azzorre, una figura che un tempo era protagonista tanto in estate quanto in inverno. Se nella stagione calda la sua assenza è ormai colmata da figure più roventi, in inverno il suo ruolo era vitale per innescare i famosi blocchi alle correnti oceaniche.
Il ruolo perduto dell’anticiclone delle Azzorre nei blocchi invernali
Le celebri secche di gennaio, tipiche del clima mediterraneo del passato, erano solitamente legate alla presenza azzorriana, ma anche le ondate di freddo più intense dipendevano da questa figura. Quando l’anticiclone riusciva a spingersi con decisione verso nord, attivava quei blocchi zonali che deviavano le masse d’aria artica o siberiana direttamente verso il cuore del Mar Mediterraneo. Le annate che sono rimaste scritte nella storia della meteorologia italiana avevano tutte un punto in comune, ovvero la capacità dell’Anticiclone delle Azzorre di sbarrare la strada al flusso mite dell’Oceano Atlantico.
Negli ultimi tempi, tuttavia, questi meccanismi di blocco si sono ridotti drasticamente, probabilmente a causa delle anomalie termiche che interessano le acque degli oceani e i territori continentali. Questa rimane una delle spiegazioni più accreditate tra gli studiosi del clima, ma ciò che appare evidente è che, senza il contributo fondamentale dell’Alta Pressione delle Azzorre, l’Inverno in Italia fatica a mostrare il suo volto più crudo e nevoso a bassa quota. Da questa dinamica non si può scappare, se l’obiettivo è rivedere le grandi configurazioni gelide del passato.
Credits:
NOAA – National Oceanic and Atmospheric Administration
WMO – World Meteorological Organization
ECMWF – European Centre for Medium-Range Weather Forecasts






