(TEMPOITALIA.IT) Dopo il violento evento di Major SSW, ovvero lo Stratospheric Sudden Warming, verificatosi a metà febbraio, l’equilibrio dell’atmosfera sopra l’Emisfero Nord è entrato in una fase cruciale. Dal punto di vista fisico e statistico, ci troviamo ora nella finestra temporale perfetta per osservare una risposta concreta della Troposfera, lo strato dove avvengono i fenomeni meteorologici che ci interessano direttamente.
In termini più semplici, la Stratosfera ha subito una rottura drastica e la domanda che ogni esperto si pone riguarda la capacità di questo disturbo di trasferirsi verso il basso, condizionando il tempo alle medie latitudini. Le proiezioni più recenti dei grandi centri di calcolo suggeriscono un’evoluzione che ricalca fedelmente le dinamiche successive a un riscaldamento stratosferico, con un Vortice Polare che rimarrà profondamente disturbato, decentrato e allungato tra la fine di Febbraio e i primi giorni di Marzo. Non si tratta ancora di una previsione certa, ma di un segnale fisico molto robusto che merita una costante osservazione.
Vortice Polare deformato, le conseguenze
Il riscaldamento avvenuto nella Stratosfera ha provocato un collasso parziale della struttura del Vortice Polare, portando a una configurazione nota come Split, che separa le masse d’aria gelida in diversi lobi. Questo fenomeno favorisce spesso il cosiddetto Downward Coupling, ossia la propagazione del disturbo verso le quote inferiori. Quando questo meccanismo si attiva, l’atmosfera tende a generare scambi meridiani molto più frequenti, favorendo la discesa di aria dall’Artico verso l’Europa o il Nord America. Statisticamente, questo tipo di manovre invernali si manifesta tra i sette e i venti giorni dopo il picco dell’evento stratosferico.
L’analisi del Vortice Polare coi modelli Ensemble
In questa fase così delicata, le informazioni più attendibili non arrivano da un unico aggiornamento dei modelli, ma dalla media degli Ensemble. È proprio l’analisi d’insieme a indicare un Vortice Polare asimmetrico, che non sembra affatto intenzionato a ricompattarsi velocemente. Anche in assenza di una colata di gelo immediata sopra l’Italia, il motore del clima mondiale rimarrà impostato su una modalità favorevole a nuove irruzioni fredde. Questo elemento rende la fine dell’inverno meteorologico estremamente interessante per chiunque segua l’evoluzione del tempo sul Continente.
GFS e ECMWF e le proiezioni a lungo termine
È fondamentale prestare attenzione a come vengono interpretati i dati del modello americano GFS. Nelle proiezioni a lunga scadenza, questo sistema tende a enfatizzare eccessivamente le ondulazioni del Vortice Polare, mostrando spesso mappe spettacolari con lobi gelidi che puntano dritti verso il Mar Mediterraneo. Sebbene tali grafiche siano utili per comprendere le potenzialità della situazione, il vero spartiacque sarà la coerenza con il modello europeo ECMWF e la persistenza di tali segnali nella media di tutti i membri dei sistemi di calcolo. Solo un allineamento tra questi giganti della meteorologia potrà confermare la reale probabilità di un evento nevoso.
Le rotte del freddo tra Europa, Russia e Nord America
Anche con un Vortice Polare in crisi, non è scontato che il gelo colpisca direttamente l’Italia. Il nodo cruciale resta la traiettoria dei singoli lobi di aria polare. In una configurazione di questo tipo, la massa gelida potrebbe scivolare verso gli Stati Uniti, puntare l’Europa Centrale o le Isole Britanniche, oppure restare confinata più a est, tra la Russia e l’Asia. I fattori che decideranno la destinazione finale saranno la disposizione delle Onde di Rossby, la forza dell’Anticiclone delle Azzorre e la possibile nascita di un blocco di alta pressione tra la Groenlandia e l’Islanda, elementi che agiscono come veri e propri binari per le correnti.
I parametri fondamentali da tenere sotto osservazione
Per comprendere se il post Stratwarming avrà un seguito tangibile, bisogna analizzare due parametri chiave. Il primo è l’intensità del Vento Zonale a 60 gradi nord, la cui debolezza indicherebbe una circolazione ancora frenata dal disturbo stratosferico. Il secondo è la persistenza di un blocco artico, se tale sbarramento resterà attivo nelle alte latitudini, la probabilità di scambi d’aria tra polo ed equatore aumenterà vertiginosamente, mantenendo alto il rischio di ondate di freddo tardive per l’Italia, la Francia e i Balcani.
Credit:
NOAA – Climate Prediction Center
ECMWF – Stratospheric Sudden Warming analysis
Met Office – Polar Vortex monitoring
World Meteorological Organization – Arctic monitoring (TEMPOITALIA.IT)





