(TEMPOITALIA.IT) L’atmosfera sopra le nostre teste, in quella fascia remota e rarefatta che chiamiamo Stratosfera, sta ribollendo in un modo che definire insolito sarebbe un eufemismo. A trenta chilometri di quota è in corso un braccio di ferro che deciderà le sorti della seconda metà della stagione fredda. I principali centri di calcolo mondiali che ogni giorno macinano enromi quantità di dati per dirci se servirà l’ombrello o il cappotto pesante, si trovano davanti a un dilemma non da poco. La posta in gioco è alta, anzi altissima, poiché parliamo del destino del Vortice Polare, quel mastodontico sistema di bassa pressione che staziona sopra l’Artico e che funge da guardiano del gelo più crudo. Se lui tiene, l’inverno resta confinato alle alte latitudini, ma se cede, se si spezza o si sposta, allora la musica cambia radicalmente per l’Europa e, soprattutto, per l’Italia.
GFS e ECMWF si sfidano sul destino del freddo
Da una parte abbiamo il modello americano, il celebre GFS, che punta dritto verso un evento di rottura drastica. Nelle sue mappe, che analizzano la situazione a una pressione di 10 hPa, si vede chiaramente un tentativo di divisione in due lobi distinti. Gli esperti chiamano questo fenomeno split, come se una mela venisse tagliata a metà da una lama invisibile di calore. Dall’altra parte c’è il modello europeo, l’autorevole ECMWF, che preferisce una visione meno traumatica ma non per questo meno incisiva. Secondo la visione d’oltreoceano, il Vortice Polare non si romperebbe del tutto, ma subirebbe uno stiramento imponente, venendo letteralmente scalzato dalla sua sede naturale e spinto verso il continente Eurasiatico. Insomma, un displacement che porterebbe comunque il gelo a spasso per il mondo, ma con modalità e traiettorie diverse.
La dinamica dello stratwarming
Tutto parte da quello che in gergo tecnico definiamo Stratwarming. Non è altro che un riscaldamento improvviso e violento della Stratosfera polare, capace di far schizzare le temperature verso l’alto di decine di gradi in pochissimi giorni. Questo calore preme contro le pareti del Vortice Polare, cercando di destabilizzarlo. È una battaglia invisibile tra onde di calore che salgono dalla troposfera e la resistenza della circolazione polare. Se questo riscaldamento riesce a penetrare in profondità, i venti che solitamente ruotano vorticosamente da ovest verso est attorno al polo possono rallentare, fermarsi o addirittura invertire la rotta. Quando ciò accade, il sistema di protezione crolla. In effetti, le mappe riferite a Sabato 14 Febbraio mostrano proprio questo momento critico.
Il modello americano propone una configurazione dove il calore stratosferico riesce a separare nettamente due nuclei di aria gelida. Uno di questi andrebbe a piazzarsi sopra il Canada e gli Stati Uniti, mentre l’altro scivolerebbe minaccioso verso la Siberia e l’Europa. Il modello europeo, invece, disegna una sorta di enorme banana gelida allungata, con il cuore del freddo che preme maggiormente sul versante della Russia, lasciando l’Europa occidentale in una posizione più ambigua. Prevedere l’esatta traiettoria di queste masse d’aria a così tanti giorni di distanza è un po’ come cercare di indovinare dove cadrà una goccia di pioggia su un vetro inclinato. Eppure, la concordanza sulla potenza dell’evento di Stratwarming è ormai quasi totale. Ciò che cambia è la risposta della struttura atmosferica, un dettaglio che per noi fa tutta la differenza del mondo tra un fine Febbraio mite e uno caratterizzato da nevicate fino a bassa quota.
Cosa rischia l’europa e il ruolo del blocco atlantico
Per il continente europeo, l’evoluzione prevista per la metà di Febbraio è carica di incognite ma anche di scenari suggestivi. Se dovesse prevalere la tesi dello split proposta da GFS, l’Europa centrale e settentrionale finirebbe sotto una colata gelida di estrazione artico siberiana. Questo tipo di dinamica tende a favorire la formazione di imponenti strutture di alta pressione sull’Oceano Atlantico, che si ergono come barriere invalicabili. Quando l’Alta Pressione si sposta verso la Groenlandia o l’Islanda, si spalancano le porte per l’aria fredda verso sud. In un contesto simile, nazioni come la Germania, la Polonia e la Francia potrebbero vivere una fase invernale molto cruda, con temperature che scenderebbero ampiamente sotto i 0°C per diversi giorni consecutivi.
D’altro canto, lo scenario di spostamento del vortice verso la Russia, caldeggiato dal modello europeo, punterebbe il mirino più a est. In questo caso, il freddo sarebbe meno incline a penetrare nel cuore del continente, preferendo lambire le nazioni orientali per poi magari tuffarsi verso i Balcani. È una questione di centimetri sulla carta geografica che si traducono in centinaia di chilometri nella realtà. Tuttavia, non dobbiamo dimenticare che un Vortice Polare così disturbato tende a rendere la circolazione atmosferica molto più meridiana, ovvero con scambi continui di aria calda verso il polo e aria gelida verso le medie latitudini. Questo significa che la stabilità meteorologica sarà solo un ricordo e che dovremo aspettarci repentini cambi di scenario.
I possibili scenari per l’Italia
Ma veniamo a noi, all’Italia, che come sempre si trova in quella posizione geografica tanto privilegiata quanto complicata da decifrare. Il Mar Mediterraneo è un bacino caldo che reagisce in modo esplosivo quando viene accarezzato o colpito dall’aria fredda. Se le proiezioni attuali dovessero confermarsi, la seconda metà di Febbraio potrebbe riservare sorprese nevose di rilievo. Nel caso in cui il lobo del Vortice Polare scivolasse verso l’Europa centrale, l’aria fredda entrerebbe in Italia principalmente dalla Porta della Bora o dalla Valle del Rodano.
Nelle regioni del Nord, specialmente in Pianura Padana, questo si tradurrebbe in un calo termico sensibile con la possibilità di nevicate anche in pianura, qualora si formasse un minimo di pressione sul Mar Ligure. È un classico schema da manuale che i meteorologi seguono sempre con il fiato sospeso. Il Centro e il Sud, invece, guardano con attenzione alla formazione di cicloni mediterranei. Se l’aria fredda dovesse sfondare con decisione, l’Appennino si imbiancherebbe in modo generoso, con la neve che potrebbe fare la sua comparsa anche a quote collinari tra Toscana, Umbria e Marche. In Italia, si sa, il freddo vero arriva spesso da est, e se il serbatoio siberiano dovesse aprirsi correttamente, anche le regioni adriatiche come Abruzzo e Puglia vedrebbero i fiocchi cadere fino alle spiagge.
I modelli matematici a confronto
Entrando un po’ più nel dettaglio tecnico, senza però perderci in formule astruse, balza all’occhio come la divergenza tra GFS e ECMWF sia figlia di una diversa interpretazione del flusso di calore. Il modello americano sembra vedere una risposta più rapida e violenta della troposfera, che riesce a tagliare il vortice con maggiore efficacia. È una visione quasi geometrica, dove la bilobazione appare netta e pulita. Al contrario, il modello europeo ipotizza una sorta di resistenza interna del Vortice Polare, che pur deformandosi come un palloncino schiacciato, cerca di mantenere una sua integrità strutturale. Questa differenza non è accademia, ma ha ripercussioni dirette sulle previsioni locali.
Se il vortice si spacca, l’aria fredda scende in modo più disordinato ma spesso più profondo. Se invece si sposta soltanto, il fiume gelido è più compatto e prevedibile nel suo incedere, ma rischia di mancare l’obiettivo Italia se l’alta pressione russa non si posiziona correttamente. La sensazione è che il mese di Febbraio voglia riprendersi con gli interessi tutto ciò che l’inverno ha finora latitato. In effetti, dopo un Gennaio non memorabile ma comunque molto dinamico, questa spinta stratosferica potrebbe rappresentare il colpo di coda capace di ribaltare i giudizi sulla stagione. Non resta che monitorare gli aggiornamenti quotidiani, sapendo che ogni singola variazione nella velocità dei venti in quota potrebbe spostare l’asse del gelo di centinaia di chilometri, trasformando una nevicata storica in una banale giornata di pioggia o viceversa.
Credits:
NOAA – National Oceanic and Atmospheric Administration
ECMWF – European Centre for Medium-Range Weather Forecasts




