
(TEMPOITALIA.IT) La complessa struttura del Vortice Polare ha recentemente subito una rottura drastica, definita in gergo tecnico come split, che ha portato alla sua frammentazione in due lobi circolatori separati. Questa destabilizzazione del sistema atmosferico è stata causata dalla spinta energica esercitata dalle onde planetarie, ovvero grandi oscillazioni della massa d’aria che partono dagli strati più bassi per risalire prepotentemente verso la stratosfera. Si tratta di un meccanismo dinamico paragonabile a una pulsazione invisibile che, partendo dalla superficie terrestre, riesce a scuotere le fondamenta del freddo situate a quote altissime.
Il gelo resta intrappolato in stratosfera senza scendere di quota
Sebbene il fenomeno sia stato di portata rilevante, le conseguenze dirette sul territorio non si sono ancora palesate. Le ripercussioni di questo evento meteorologico estremo sono rimaste circoscritte alla stratosfera, senza mostrare una reale capacità di propagazione verso la troposfera. Esiste, attualmente, una separazione netta tra i diversi livelli dell’atmosfera, un isolamento che impedisce al freddo intenso di scendere verso il suolo.
Il collegamento tra i due comparti atmosferici risulta estremamente debole in questa fase specifica, ecco il motivo per cui, nonostante il cuore del Polo Nord sia in subbuglio, la circolazione dell’aria nelle nostre città, tra le piazze e le strade di Italia ed Europa, continua a seguire un regime autonomo. Passeggiando all’aperto nelle prime ore del giorno si avverte ancora un clima gradevole, lontano dalle rigide temperature che ci si aspetterebbe dopo un simile sconquasso d’alta quota.
Le prospettive meteo verso la fine della stagione e i nuovi impulsi
L’attenzione degli esperti è ora rivolta alla finestra temporale compresa tra il 18 e il 23 marzo, quando i principali modelli matematici intravedono la possibilità di un ulteriore sollevamento di masse d’aria calda verso il Polo. Questo nuovo afflusso termico potrebbe assestare un colpo decisivo a ciò che resta del ciclone polare, ormai giunto naturalmente al termine del suo ciclo vitale. Non bisogna stupirsi di tale evoluzione, poiché il calendario indica chiaramente che siamo alle battute finali del periodo invernale.
Questi continui attacchi alla stabilità della struttura polare, sebbene non garantiscano un’immediata ondata di gelo sulle Isole Britanniche o sulla Penisola Iberica, contribuiscono a minare le fondamenta del sistema. Tale fragilità potrebbe aprire la porta a improvvisi ritorni del clima invernale tra la fine di marzo e i primi giorni di aprile, rappresentando gli ultimi sussulti di una stagione che si avvia a cedere il passo a configurazioni meteorologiche di stampo prettamente estivo.
Crediti (TEMPOITALIA.IT)






