Un improvviso cambio di rotta
Bisogna precisare, prima di tutto, che non dobbiamo attenderci un crollo totale e definitivo delle colonnine di mercurio. Il passaggio sarà avvertito come brusco solo in parte, principalmente perché veniamo da un periodo con valori termici che sono ampiamente al di sopra della media del periodo. Non si tratterà di un vero e proprio shock termico, ma resta il fatto che, in un domani nemmeno troppo lontano, potremmo assistere a nuovi episodi di questo tipo, magari con effetti ancora più marcati. In fondo, nulla esclude che possano verificarsi fasi meteo capaci di evocare il cuore pulsante dell’Inverno, almeno per qualche ora.
La possibilità di una primavera dai tratti freddi
Guardando alla stagione nella sua interezza, è ormai fuori discussione che possa essere definita fredda, poiché i tempi sono cambiati. Però, è assolutamente possibile che si verifichi un’irruzione significativa di aria artica-marittima, capace di trasmettere una sensazione di gelo superiore a quanto visto durante l’Inverno appena trascorso. Sarà proprio questo sbalzo repentino a essere percepito con maggiore intensità dalla popolazione. È ormai una certezza, vivremo giornate in cui sembrerà di aver riavvolto il nastro del calendario fino ai mesi più rigidi. Vedere le Alpi e gli Appennini nuovamente imbiancati dalla neve farà sicuramente un certo effetto, e probabilmente le immagini dei paesaggi innevati invaderanno i social network e i telegiornali. Eppure, la realtà è che non ci troviamo di fronte a un’anomalia assoluta, la Primavera è sempre stata caratterizzata da questa estrema variabilità.
Un fenomeno più comune di quanto si pensi
Senza scavare troppo nel passato, osservando il comportamento del clima primaverile, notiamo che simili eventi non sono rari, anzi, rappresentano quasi un classico della stagione. Ogni anno, durante il delicato passaggio dall’Inverno alla Primavera, possono manifestarsi colpi di coda del freddo e momenti di forte instabilità atmosferica. Si tratta di una dinamica ben conosciuta da chi studia il meteo. Spesso tendiamo a dimenticarcene, forse perché durante la stagione fredda siamo ormai abituati a lunghi periodi dominati dall’alta pressione, i famosi anticicloni di blocco, che portano sole ma anche siccità e accumulo di inquinanti nelle pianure. Nell’ultima stagione invernale, pur avendo avuto molte piogge, il vero freddo si è visto solo per un brevissimo periodo a metà Gennaio, quando le temperature sono scese di diversi gradi Celsius.
Il ruolo dell’amplificazione artica sul clima
Il meccanismo alla base di questi cambiamenti è lineare, le zone dell’Artico si stanno riscaldando a un ritmo molto più sostenuto rispetto al resto del Pianeta. Di conseguenza, la differenza di temperatura tra il Polo Nord e le medie latitudini, dove si trova l’Europa, si sta riducendo drasticamente. Questo minor squilibrio diminuisce il contrasto termico e indebolisce l’energia delle perturbazioni classiche, ma introduce elementi di disturbo che facilitano lo spostamento delle grandi masse d’aria. Il risultato è una maggiore facilità per il gelo artico di scivolare verso il Mediterraneo, favorendo episodi di freddo tardivo. Se un tempo questi eventi erano comuni, oggi risultano molto più dannosi poiché colpiscono una natura già risvegliata da fasi di caldo precoce, mettendo a rischio le coltivazioni in Italia e nel resto del Continente.
Crediti
- World Meteorological Organization (WMO)
- National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA)
- European Centre for Medium-Range Weather Forecasts (ECMWF)
- American Meteorological Society (AMS)
- Nature Climate Change