
(TEMPOITALIA.IT) Aprile e maggio, si sa, sono periodi dell’anno estremamente volubili. Un giorno capita di rispolverare i sandali, quello successivo si cerca con ansia il piumino leggero nell’armadio. È il fascino indiscreto della primavera, o almeno, lo era fino a qualche tempo fa.
Se analizziamo con attenzione i dati, la direzione intrapresa negli ultimi decenni appare inequivocabile, la media climatica conferma infatti che queste settimane sono diventate progressivamente più miti. Il gelo non è sparito del tutto, sia chiaro, ma si manifesta ormai attraverso episodi fugaci, talvolta circoscritti, quasi fossero delle brevi incursioni invernali in un panorama che punta dritto verso il caldo africano.
Il paradosso del freddo in un’epoca di riscaldamento
Prendiamo come riferimento il mese di aprile. Negli anni più recenti ha mostrato una netta inclinazione a concludersi con temperature superiori alla norma. Persino quando, come accaduto nel 2024, ci siamo imbattuti in ondate di freddo piuttosto pungenti, queste hanno avuto una durata di pochi giorni. Molti ricorderanno l’ultima decade dello scorso aprile, quando nel Settentrione sembrava di essere tornati improvvisamente a gennaio.
Eppure, bilancio alla mano, la statistica nazionale è rimasta in territorio positivo. Gli scarti termici si sono posizionati intorno a +1 grado Celsius rispetto al trentennio compreso tra il 1991 e il 2020. In breve, il rigore invernale si è fatto sentire, intenso ma troppo rapido per deviare il percorso di un mese che correva veloce verso valori estivi.
Maggio segue una sorte simile, spesso si rivela un mese bollente o, nella migliore delle ipotesi, perfettamente in linea con le medie. I periodi di maggio realmente gelidi sull’intero territorio della Penisola si contano ormai sulle dita di una mano se guardiamo alla storia recente, casi isolati come il 1991, il 2004 o il più vicino 2019.
La dinamicità estrema e i ricordi della neve tardiva
Dobbiamo però ammettere che aprile conserva una capacità di movimento meteorologico davvero impressionante. Risulta capace di transitare, nell’arco di appena 48 o 72 ore, da scenari quasi balneari a irruzioni polari con nevicate a quote collinari. Il 2024 ha rappresentato un caso di studio perfetto, il Nord Italia è passato senza preavviso da massime che sfioravano i 28 o 30 gradi Celsius in pianura a termometri diurni bloccati tra i 7 e gli 8 gradi Celsius.
Si è trattato di un vero e proprio crollo verticale, con anomalie che hanno toccato i 13 gradi Celsius sotto la media e neve generosa sull’Appennino emiliano e sulle Alpi. Tutto questo, vale la pena ribadirlo, all’interno di un contesto mensile globalmente caldo. Potrebbe essere questa la nuova normalità, scenari simili si sono verificati anche in passato, come nel 1991 quando la dama bianca imbiancò diverse città della Pianura Padana spingendosi fino in Toscana, oppure nel 2003 quando il gelo colpì duramente il versante adriatico, portando i fiocchi fin sulle spiagge di Pescara e Termoli con massime che stentavano a superare i 4 gradi Celsius in pieno giorno.
Le rare anomalie di un maggio d’altri tempi
Un mese di maggio freddo, nel senso più stretto del termine, costituisce invece un fenomeno molto più insolito. Non è un evento impossibile, ma è meno frequente e solitamente legato a configurazioni atmosferiche di blocco, con flussi continui di aria gelida provenienti dal Nord o dal Nord Est. È accaduto ad esempio nel 2021, quando il mese si è chiuso con un’anomalia negativa di circa 0,45 gradi Celsius rispetto alla media 1981, 2010 su scala nazionale.
In quella circostanza, il clima rigido si è accanito specialmente sulla Valle d’Aosta, sul Piemonte e sull’intero arco alpino, mentre il Centro Sud e le Isole Maggiori, tra cui Sicilia e Sardegna, sono rimasti in media o addirittura sopra i valori stagionali. Anche osservando serie storiche più estese, le analisi climatologiche confermano questo trend, tra il 1988 e il 2021 solo rarissimi casi di maggio emergono come autenticamente freddi per l’Italia. È la prova del carattere ormai eccezionale di una coda invernale a primavera inoltrata.
Dietro le quinte del gelo, la complessa regia atmosferica
Quali sono le dinamiche che innescano questo freddo tardivo, quando aprile o maggio ci regalano queste sorprese ghiacciate, esiste una regia precisa a livello dell’Emisfero Nord. Solitamente si tratta di imponenti alte pressioni posizionate sull’Oceano Atlantico che agevolano la discesa di profonde valli di bassa pressione verso l’Europa centrale e il Bacino del Mediterraneo.
In alternativa, assistiamo a correnti di aria artico, continentale che riescono a scavalcare l’ostacolo anticiclonico per puntare con decisione verso l’Italia. Il finale della storia è sempre identico, diminuzioni termiche improvvise e brutali, anche di 10 o 15 gradi Celsius in pochi giorni, e il ritorno del manto bianco su Alpi e Appennino, talvolta persino sotto i 1500 metri di altitudine. In certe occasioni, l’anomalia è correlata a evoluzioni stratosferiche tardive.
Alcuni ricercatori collegano infatti certe ondate di gelo di fine maggio a riscaldamenti stratosferici finali particolarmente turbolenti, in grado di spingere nuclei di aria gelida nella media troposfera, con temperature che possono scendere fino a meno 28 o meno 29 gradi Celsius a circa 500 hPa sopra le nostre teste.
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