
(TEMPOITALIA.IT) Ho sviluppato questa analisi esaminando gli indici di teleconnessione più seguiti dai meteorologi europei, basata sulle ultime proiezioni ECMWF a 46 giorni emesse il 16 aprile 2026, restituisce un quadro piuttosto interessante e, per certi versi, sorprendente per questo periodo dell’anno, portando alla ribalta un guasto primaverile osservato nel 2019.
Sia l’Oscillazione Artica (AO) sia l’Oscillazione Nord Atlantica (NAO) mostrano una caduta netta e ben coordinata fra la fine del mese corrente e i primi giorni di maggio. Un segnale che non è passato inosservato e che merita un approfondimento, perché dietro le curve disegnate dall’ensemble dell’ECMWF si celano implicazioni concrete anche per l’Italia.


Il notevole crollo di AO e NAO previsto da ECMWF
Il modello ensemble dell’ECMWF, che elabora 50 scenari perturbati per cogliere il ventaglio di possibili evoluzioni atmosferiche, disegna per entrambi gli indici una curva analoga. Si parte da valori leggermente positivi fra il 16 e il 20 aprile, quindi si precipita in territorio negativo, con un minimo toccato fra il 23 e il 26 aprile. L’AO scende in media fino a circa -2, mentre la NAO arriva a sfiorare quota -2,5, con alcuni membri dell’ensemble che si spingono ancora più in basso. Parliamo di valori che non sono affatto ordinari e che, quando si manifestano in modo così sincronizzato, rivelano un cambio di assetto della circolazione emisferica. L’analisi condotta sugli output dell’ECMWF suggerisce inoltre che, superata la fase più acuta, gli indici tornino gradualmente verso la neutralità nel corso di maggio, senza però recuperare in modo convincente il segno positivo.
Cosa sono AO e NAO
Vediamo di ripassare che cosa sono questi indici. Innanzitutto, l’Oscillazione Artica misura la differenza di pressione fra il Polo Nord e le medie latitudini. Spesso reputiamo un indice negativo quanto il Vortice Polare si indebolisce, un indice positivo quando invece si rinforza. Sia a fine stagione della sua massima influenza prima dell’estate, e come da letteratura scientifica, sino a maggio possiamo avere una sua influenza.
Pertanto, l’indice è positivo, il Vortice Polare è compatto e trattiene l’aria gelida alle alte latitudini; quando diventa negativo, il Vortice Polare si indebolisce, si deforma e lascia fuoriuscire masse d’aria fredda verso sud. Generalmente, come ho scritto in altri articoli, si creano delle anse, ovvero delle sacche d’aria fredda in quota, e queste sono determinanti anche per realizzare strutture atmosferiche di meteo avverso.
La NAO viene definita sulla base del gradiente di pressione fra la depressione d’Islanda e l’anticiclone delle Azzorre. NAO positiva significa correnti atlantiche tese e veloci che spingono aria mite verso l’Europa; NAO negativa significa flusso zonale rallentato, con perturbazioni che si abbassano verso il Mediterraneo e l’Italia, oltre che con la possibilità di blocchi anticiclonici alle alte latitudini, esempio in Oceano Atlantico sino all’Islanda se non oltre, un blocco anticiclonico in Groenlandia.
Quando AO e NAO sono negative insieme, come previsto dall’ECMWF in questa finestra temporale di previsione, in una visione d’insieme, l’atmosfera dell’emisfero settentrionale del Nord Atlantico ed in Europa, si generano una serie di configurazioni atmosferiche particolarmente dinamiche.
Orbene, chi volesse approfondire il meccanismo può consultare un recente approfondimento sulla svolta di febbraio con AO negativo, che illustra in modo chiaro il funzionamento di questo indice.
Le ricadute attese sull’Italia
Tradurre un segnale di AO negativo e NAO negativa in termini di tempo sensibile sull’Italia è sempre un esercizio delicato, perché molto dipende dalla posizione dei blocchi anticiclonici e dalla traiettoria esatta delle saccature. Tuttavia, qualche indicazione di fondo si può trarre. La fase di massimo crollo fra il 23 e il 26 aprile coincide con un possibile afflusso di aria fredda di matrice artica o artico-continentale verso il Mediterraneo centrale. Non è difficile immaginare il transito di perturbazioni con piogge, rovesci e temporali, mentre le temperature potrebbero scendere sotto la media stagionale, anche in modo vistoso nelle zone più esposte. Sulle Alpi e sull’Appennino settentrionale non si possono escludere nevicate tardive a quote relativamente basse per il periodo, attorno ai 1200-1500 metri, con possibili sconfinamenti anche inferiori in caso di rovesci intensi. Su Milano e Torino il contrasto termico fra l’aria fredda in arrivo e le masse più calde di matrice nordafricana potrebbe innescare temporali localmente forti, accompagnati da grandinate. A Bologna e lungo la fascia adriatica il rischio sarebbe legato soprattutto alle eventuali retrogressioni da est. Al centro-sud, inclusa Roma, la dinamica potrebbe portare instabilità diffusa, con piogge sparse e un calo termico che restituirà sensazioni ben lontane dalla stagione ormai alle porte. Un quadro che, peraltro, non stupisce più di tanto alla luce della tendenza già anticipata in precedenza sul vortice polare ancora protagonista a fine aprile.
In maggio, dopo il crollo, seguirà una ripresa lenta, ma non convincente
Superata la fase acuta di fine aprile, l’analisi degli scenari del modello matematico ECMWF mostra un graduale addolcimento della negatività degli indici. L’AO si assesta attorno allo zero per buona parte di maggio, con la media ensemble che tende a muoversi fra -0,5 e 0. La NAO compie un percorso simile, recuperando gradualmente fino a lambire valori leggermente positivi attorno alla metà del mese. Orbene, considerate sempre che ci troviamo in un ambito di proiezioni a lunghissimo termine, soggette a variazioni nella previsione, comunque. E tuttavia, sono indici favorevoli ad avere instabilità atmosferica in Italia, e poche possibilità di durature ondate di caldo, semmai ci fossero.
Tradotto in termini pratici, significa che la seconda parte di maggio potrebbe non regalarci un tempo stabile e pienamente primaverile, anche se con anomalie tendenzialmente estive se osservassimo i parametri termici del passato, però anche piuttosto variabile, con fasi anticicloniche brevi e nuovi passaggi perturbati.
La dispersione fra i membri dell’ensemble (lo schema previsione delle mappe che allego), osservabile nelle fasce di incertezza del 5-95%, resta ampia, a indicare che l’ECMWF stesso riconosce quanto la previsione oltre i 15-20 giorni vada presa con le dovute cautele.
Il segnale di fondo, tuttavia, è coerente con una previsione che vedrebbe niente estate anticipata, nessun consolidamento duraturo dell’alta pressione, possibilità di nuove fasi piovose. Un andamento che conferma le previsioni delle mappe che mostrano un Italia con buona parte del territorio anche con temperature mensili di maggio sotto la media e con maggiori piogge.
Guardando ai precedenti anni, quello che emerge è un copione del freddo tardivo e della neve possibile fino a maggio, un fenomeno ormai ricorrente nelle ultime stagioni. Questo era prospettabile dopo l’avvento primaverile estremamente precoce, accaduto addirittura a metà febbraio in gran parte dell’Europa ed in Italia.
Comunque, ci servono conferme, queste sono proiezioni a 46 giorni
E’ un aspettonon trascurabile questo, perché abbiamo analizzato previsioni addirittura valide un mese e mezzo. Le proiezioni dell’ECMWF a 46 giorni forniscono informazioni preziose sulle traiettorie più probabili della circolazione atmosferica generale, ma non vanno interpretate come previsioni puntuali.
L’incertezza previsionale aumenta rapidamente oltre i primi dieci giorni e diventa significativa nelle settimane successive. Tuttavia, il pregio dell’analisi ensemble sta proprio nel cogliere tendenze, segnali coerenti, possibili cambi di regime. Ci offre informazioni molto utili, ma queste schede di previsioni vanno consultate quotidianamente. Qui vi sto rappresentando un solo fotogramma, però molto rappresentativo, che rimarca precedenti previsioni.
Ci tengo a sottolineare che il doppio crollo di AO e NAO appare robusto e ben supportato dalla maggioranza dei membri dell’ensemble dell’ECMWF, almeno per quanto riguarda la fase di fine aprile.
Per maggio, invece, conviene aggiornarsi frequentemente e monitorare come evolvono le corse successive, perché piccole differenze nel posizionamento dei massimi di pressione possono cambiare radicalmente il risultato nel tempo atmosferico.
Chi si aspetta notizie fresche può consultare il nostro sito web con gli aggiornamenti quotidiani e diversificati.
In conclusione, l’analisi degli indici AO e NAO condotta sulle più recenti emissioni dell’ECMWF consegna un messaggio chiaro: la primavera non ha intenzione di stabilizzarsi, e l’Italia resterà a lungo esposta a contrasti termici e a episodi perturbati. Ma attenzione, non si tratta di un ritorno all’inverno pieno in Italia, anche se gli sbalzi termici farebbero intenderlo come percezione, ma di una fase che ricorderà, almeno per qualche giorno, che la circolazione atmosferica sa ancora sorprenderci.
Credit: (TEMPOITALIA.IT)








