
L’anomalia calda non esclude il freddo
(TEMPOITALIA.IT) In questi giorni la Pianura Padana ha sfiorato i 27°C e 28°C. Temperature che stonano con il calendario, ma che rientrano in un pattern sempre più ricorrente: quello degli scambi meridiani estremi, in cui da un lato sale aria calda verso nord e dall’altro scende aria fredda verso sud. Il Riscaldamento Globale non porta solo caldo, porta soprattutto questa volatilità violenta. Nel 2011, ad esempio, ad aprile si toccarono i 34°C nella Pianura Padana, un valore assolutamente eccezionale. Poi, però, ci sono stati anni in cui maggio si è vestito di neve a bassa quota, con i termosifoni riaccesi nelle case di Milano e delle grandi città del Nord. Per citare alcuni esempi recenti, vanno ricordati la fine di maggio 2013 quando nevicò con abbondanze su Alpi occidentali e Appennino Ligure fin sotto i 1000 metri di quota, e il maggio 2019, a lungo fresco e perturbato, con nevicate a medio-bassa quota nella prima parte del mese. Entrambi gli estremi appartengono alla stessa atmosfera più energetica e meno prevedibile che stiamo imparando a conoscere.
Il Vortice Polare alle ultime cartucce
Prima di dissolversi nella circolazione estiva, il Vortice Polare tende a sparare le ultime cartucce. Storicamente queste si manifestano proprio sotto forma di ondate di freddo tardivo, concentrate nell’ultima parte di aprile e nei primi di maggio. Negli ultimi cinque anni questo schema si è ripetuto con una regolarità che dovrebbe far riflettere: ogni stagione ha portato almeno un episodio di freddo fuori stagione dopo la metà di aprile, con termosifoni riaccesi e gelate notturne. Quest’anno, però, il Final Warming è giunto in anticipo, e sta avvenendo proprio in questi giorni, ciò significa che stiamo già entrando in un modello atmosferico di circolazione di tipo estiva, in cui non è più la stratosfera a dettar legge, bensì la troposfera.
L’Amplificazione Artica spiega tutto
Il meccanismo alla base di questi episodi è l’Amplificazione Artica. L’Artico si sta scaldando a una velocità tre volte superiore rispetto al resto del pianeta, riducendo il gradiente termico tra le regioni polari e le medie latitudini. Questo indebolisce il Jet Stream, che diventa sempre più ondulato e meno lineare, aprendo varchi sia alle risalite di aria calda verso nord sia alle discese di aria gelida verso sud. Quando il Vortice Polare entra nella sua fase di dissoluzione, questi scambi si intensificano ulteriormente. Le aree più vulnerabili sono le regioni alpine e prealpine, le vallate del Nord Italia, la Pianura Padana e buona parte dell’Europa centrale. La Francia e le regioni più interne del Continente condividono questa esposizione.
Cosa sta succedendo ora su scala globale
I segnali da osservare sono già presenti: nelle Isole Canarie sta per abbattersi una tempesta di aria fredda, le Isole Azzorre registrano anomalie termiche negative, e correnti fredde si stanno organizzando sul nord-est Europa. L’aria fredda di origine siberiana spinge verso ovest, e l’assenza temporanea di correnti oceaniche atlantiche capaci di contenerla favorisce questo spostamento verso le medie latitudini. A marzo, negli Stati Uniti, sono stati battuti 1.200 primati termici mensili, poi il freddo è piombato su New York in piena primavera. La sequenza è quella tipica dell’Amplificazione Artica: prima il caldo anomalo, poi il brusco ribaltone.
Il quadro nelle prossime settimane
Il quadro a breve termine mostra il maltempo del vortice africano già in avvio di settimana. Per ora non arriverà il freddo dalla Russia, come previsto fino a qualche giorno fa, ma solo una forte ondata di maltempo. Subito dopo, alcuni modelli intravedono verso la fine della settimana prossima, attorno al 18-20 aprile, una propaggine anticiclonica capace di ripristinare temporaneamente sole e temperature primaverili. Una parentesi, però, non un punto di arrivo. Oltre questo miglioramento le proiezioni mostrano una rinnovata tendenza meridiana, con l’anticiclone che si sposta verso nord aprendo la porta a una possibile irruzione artica verso sud. Alcuni centri di calcolo internazionali collocano questo scenario nella terza decade di aprile, con un tracollo termico e condizioni nuovamente rigide. Si tratta ancora di ipotesi, non di previsioni consolidate: i modelli matematici perdono affidabilità oltre il quinto o sesto giorno, e il freddo artico-continentale è uno dei fenomeni più difficili da inquadrare con anticipo. Ma il rischio è aperto, concreto, e gli aggiornamenti dei prossimi giorni saranno da seguire con grande attenzione.






