
(TEMPOITALIA.IT) Negli Stati Uniti la stagione dei temporali è partita con largo anticipo, portando con sé supercelle devastanti e grandinate di proporzioni estreme. Non è una novità per chi segue il meteo oltreoceano, ma è un promemoria utile anche per noi: la Pianura Padana e il Nord Italia in genere non hanno nulla da invidiare al Midwest americano quanto a vocazione grandinigena, soprattutto tra Maggio e Agosto, quando i contrasti termici raggiungono il loro picco.
Come nasce la grandine e perché può diventare enorme
Tutto parte dal cumulonembo, la nube del temporale. Al suo interno, correnti ascensionali, chiamate updraft, spingono verso l’alto aria calda e umida con forza crescente. Le goccioline d’acqua che si trovano nella parte alta della nube restano liquide anche a temperature tra -10°C e -40°C, in quello che si chiama stato sopraffuso. Quando collidono con un cristallo di ghiaccio, congelano all’istante. Nasce così un chicco, minuscolo, che comincia a salire e scendere all’interno della nube accumulando strati di ghiaccio a ogni ciclo. Più le correnti sono potenti e prolungate, più il chicco cresce.
La grandine comune, quella che lascia qualche ammaccatura sulle carrozzerie, nasce anche in temporali normali. La grandine grossa, quella che sfonda i vetri e distrugge i raccolti, è un’altra storia. Chicchi superiori ai 5-6 centimetri nascono quasi esclusivamente all’interno delle supercelle, i temporali più organizzati e longevi che esistano. Per mantenerli in sospensione servono updraft di 150-180 km/h, a volte anche 200. A questo si aggiunge il Wind Shear, cioè la variazione di direzione e velocità del vento con l’altitudine: è lui che fa ruotare il temporale su se stesso, formando il mesociclone. Con questa rotazione, l’area delle correnti ascensionali si separa da quella delle precipitazioni, e il chicco può galleggiare ai margini della struttura per decine di minuti, anche quasi un’ora, accumulando ghiaccio senza sosta prima di precipitare al suolo.
Il caso del Veneto: 20 centimetri di ghiaccio in caduta a 250 km/h
Qualche anno fa, in Veneto, cadde un chicco di grandine del diametro di 20 centimetri. Un caso di eccezionalità assoluta. Le sue dimensioni sono un caso unico in Italia e avvicinano i record omologati a livello mondiale.
Il primato ufficiale per diametro appartiene infatti a un chicco caduto a Vivian, nel South Dakota, il 23 Luglio 2010: 20,32 centimetri. Quello più pesante mai documentato è invece del Bangladesh, 14 Aprile 1986: circa 1,02 kg. In Argentina, nel 2018, si stimano che siano caduti chicchi fino a 23,7 centimetri, ma la misura non è stata omologata perché ricavata da fotografie e non da rilevazione diretta.
Perché nei prossimi mesi il rischio aumenta
Con l’avanzare della stagione calda il pericolo grandine cresce, e il contesto attuale lo amplifica ulteriormente. Un’atmosfera sempre più calda e umida mette a disposizione più energia convettiva, quella che i meteorologi misurano come CAPE (Convective Available Potential Energy). Ogni volta che un fronte organizzato supera le Alpi e trova la Pianura Padana già carica di calore e umidità, le condizioni per una supercella ci sono tutte. Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia sono le aree statisticamente più esposte, quelle dove il terreno pianeggiante e la disponibilità di energia convettiva creano una sorta di arena naturale per questi fenomeni.
Prevedere dove cadrà la grandine grossa, però, resta un’impresa. I modelli danno aree di rischio, probabilità, finestre temporali. Non dicono se colpirà il comune X o quello a cinque chilometri di distanza, perché la grandine cade spesso lungo strisce strette e parallele, devastanti dove passano e invisibili appena fuori. Il cosiddetto nowcasting, cioè il monitoraggio in tempo reale con radar e dati satellitari, è lo strumento più affidabile per seguire questi fenomeni minuto per minuto. Ma anche lì, i margini di errore restano significativi. Il parametro che fa più la differenza, alla fine, è sempre il Wind Shear: più è intenso, più alta è la probabilità che un temporale si organizzi in supercella e che la grandine che ne deriva sia quella che lascia il segno.








