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Maggio sotto l’anticiclone? Rischio siccità REALE: i segnali da non ignorare

Antonio Romano di Antonio Romano
19 Apr 2026 - 14:30
in A La notizia del Giorno, A Prima Pagina, Meteo News
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(TEMPOITALIA.IT) Molti aspettano il bel tempo con impazienza, e hanno ogni ragione di farlo dopo settimane di instabilità. Ma ogni giornata soleggiata in più durante questo Aprile e questo Maggio è anche un giorno in meno per ricaricare le scorte idriche su cui il Paese dovrà contare per tutta l’estate. Due cose vere insieme, e difficilmente conciliabili.

Il quadro che emerge dalle tendenze a lungo termine merita attenzione. Se l’ultima parte di Aprile e il mese di Maggio dovessero trascorrere prevalentemente sotto l’influenza di un anticiclone ostinatamente posizionato a ovest dell’Italia, con precipitazioni scarse sulle nostre regioni occidentali, la situazione idroclimatica peggiorerà in modo silenzioso ma progressivo. Siamo però lontani dalle annate più critiche del recente passato, come il 2022 e il 2017 per il Nord Italia: in Piemonte le recenti piogge sul settore settentrionale e occidentale della regione sono state fin troppo abbondanti e i laghi sono praticamente colmi; la Valle d’Aosta ha avuto diverse nevicate abbondanti e nuove recenti piogge specie sul suo settore orientale; buona parte della Liguria ha avuto piogge molto abbondanti durante l’inverno e anche durante il mese di marzo; discorso diverso invece per la Lombardia, soprattutto il suo settore di pianura e quello orientale, interessata da un deficit pluviometrico consistente.

Se però da fine Aprile non dovesse più piovere con regolarità e dovessero cominciare ad arrivare correnti calde e secche, ecco il problema delle risorse idriche si riproporrebbe anche quest’anno, probabilmente a stagione estiva avanzata.

 

Aprile e Maggio i mesi più importanti

Aprile e Maggio sono i mesi statisticamente più piovosi dell’anno per il Piemonte e, in misura variabile, per gran parte del Nord-Ovest. È in questo periodo che avvengono le semine, che le risaie del Vercellese, del Novarese e del Pavese richiedono il loro primo apporto idrico, che il mais in tutta la Pianura Padana entra nella fase di sviluppo vegetativo più delicata. L’assenza di piogge primaverili impedisce il corretto allagamento delle risaie, secca i terreni destinati al foraggio e avvia un deficit che si accumula settimana dopo settimana. Un deficit che l’estate, con la sua domanda crescente, non farà altro che amplificare.

Le regioni Nord-Occidentali, Piemonte, Lombardia, Valle d’Aosta, meno la Liguria, dipendono strutturalmente dalle perturbazioni primaverili e dal progressivo disgelo alpino per ricaricare le falde sotterranee, i grandi bacini come il Lago Maggiore e il Lago di Como, e il bacino del fiume Po. Quando questa finestra temporale si chiude senza piogge adeguate, gli invasi restano parzialmente vuoti e la neve residua in quota fonde prima del tempo, senza poter compensare il mancato apporto pluviale. Il risultato è che nel periodo di massima richiesta, tra Giugno e Agosto, la disponibilità idrica nella Pianura Padana può risultare criticamente insufficiente.

 

I rischi concreti: dal cuneo salino agli incendi liguri

Un Maggio secco porta con sé conseguenze precise e misurabili. Le portate del fiume Po crollano rapidamente, e senza l’apporto fondamentale delle piogge primaverili la debolezza idraulica del grande fiume permette all’acqua salata del Mare Adriatico di risalire lungo il delta per decine di chilometri. Il cuneo salino che ne risulta contamina i prelievi irrigui e complica ulteriormente la situazione agricola delle aree costiere del Delta del Po. Nel 2022 questo fenomeno raggiunse proporzioni critiche, rendendo inutilizzabili pozzi e canali per decine di chilometri verso l’interno.

C’è poi il versante energetico. La Valle d’Aosta e le vallate alpine piemontesi e lombarde concentrano una quota rilevante della produzione idroelettrica nazionale. Un invaso montano che non si riempie in Primavera si traduce in un crollo della produzione di energia rinnovabile proprio all’inizio della stagione estiva, quando la domanda elettrica sale per l’utilizzo dei sistemi di raffrescamento. Infine, la Liguria: la sua complessa orografia boschiva, con una vegetazione già inaridita a Maggio, espone il territorio a un rischio di incendi precoci ben superiore alla norma. Un rischio che in condizioni normali esiste già, ma che una siccità primaverile amplifica in modo significativo.

 

Le piogge di Maggio non sono tutte uguali

C’è una distinzione che vale la pena fare con chiarezza. L’acqua che cade durante i temporali estivi, violenti e localizzati, ha un’efficacia idrologica molto limitata rispetto alle piogge primaverili. I temporali intensi scaricano grandi quantità d’acqua in breve tempo su aree circoscritte: gran parte di essa scorre in superficie, non penetra nel sottosuolo e non raggiunge le falde. La maggior parte delle precipitazioni estive va persa in questo modo, lasciando all’asciutto i terreni circostanti. Le piogge di Aprile e Maggio, più distribuite e meno violente nella media, sono invece quelle che ricaricano davvero gli acquiferi e alimentano i bacini in modo efficace.

Ecco perché il capriccioso meteo di queste settimane, con le sue perturbazioni e la sua instabilità, non è solo un fastidio stagionale: è, in buona misura, una necessità idrica. Fino a metà Maggio le piogge possono ancora risultare abbastanza diffuse e capillari. Da Giugno in poi, e soprattutto tra Luglio e Agosto, saranno quasi esclusivamente temporali violenti e localizzati, che non permettono la corretta ricarica del sottosuolo. Arrivare all’estate con i bacini ben riforniti è quindi l’obiettivo concreto di queste settimane di instabilità.

 

Cosa fare: non si può continuare ad affidarsi alla pioggia

Le riflessioni sull’impatto di una Primavera secca portano inevitabilmente a una considerazione più ampia. Confidare nell’atmosfera come unico sistema di gestione idrica è una strategia fragile, che il Riscaldamento Globale sta rendendo sempre meno affidabile. Le estati sono più lunghe e più secche, le precipitazioni primaverili meno prevedibili, la domanda idrica in crescita strutturale. Modernizzare la rete degli acquedotti per ridurre le dispersioni, ampliare i bacini di accumulo, promuovere colture meno idroesigenti e praticare un’agricoltura di precisione sono interventi necessari, non rimandabili. Una siccità sa quando inizia, ma raramente avvisa su quando intende finire.

 

Credit

  • European Drought Observatory
  • ECMWF
  • NOAA
  • Copernicus Climate Change Service

  (TEMPOITALIA.IT)

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Tags: anticiclone primaverile seccocuneo salino po 2026deficit idrico estatepiogge maggio importanzarisaie pianura padana acquarischio incendi liguriasiccità nord italia primavera
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Antonio Romano

Antonio Romano

Fisico dell’atmosfera e dei sistemi climatici. Laurea in Fisica (Università di Bologna, 1993); PhD in Physics (Imperial College London, Space & Atmospheric Physics Group, 1995–1998, borsa NERC). Dal 1999 lavoro su meteorologia e climatologia applicata, con esperienza in: Assimilazione dati e verifica d’ensemble Analisi di serie storiche e downscaling Previsioni meteo a supporto della ricerca e dei servizi al territorio Nel 2005 ho co-firmato uno studio sui cambiamenti climatici presentato alla European Geosciences Union (EGU) e pubblicato negli atti della conferenza. Oggi sono Research Scientist alla Rutgers University – Institute of Earth, Ocean, and Atmospheric Sciences (EOAS), dove mi occupo di previsioni e analisi del clima per progetti scientifici e applicazioni operative.

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