La Pianura Padana a secco da oltre tre settimane
(TEMPOITALIA.IT) Da più di tre settimane la Pianura Padana non vede piogge omogenee e diffuse. Non si tratta solo di qualche giorno di bel tempo: è una situazione di blocco prolungato che sta asciugando rapidamente i suoli, aggravata da circa dieci giorni di clima molto secco e ventoso che hanno prosciugato gli strati più superficiali del terreno. Le scorte in profondità ci sono ancora, diciamolo. Ma non basta per stare tranquilli, perché la tendenza a medio termine non promette grandi miglioramenti, se non una certa instabilità nei primi giorni della prossima settimana, che sembra però non particolarmente fruttifera per le pianure del Nord Italia.
Aprile è climatologicamente il mese con il picco massimo di piovosità primaverile sulle regioni settentrionali. Non ricevere piogge adeguate in questa finestra temporale significa arrivare all’estate con le riserve idriche già compromesse. Un problema che non si esaurisce nell’immediato: quando le piogge tardano per settimane e poi arrivano, tendono a farlo in forma concentrata e violenta, con temporali intensi che scorrono via senza alimentare le falde nel modo giusto.
L’estate calda si costruisce anche così
Giugno si sta rivelando sempre più spesso un mese stabile, soleggiato e caldo. Fino a qualche anno fa, nelle regioni del Nord Italia, le prime vere ondate di calore venivano frequentemente interrotte o almeno mitigate dall’arrivo di fronti temporaleschi rinfrescanti. Uno scenario che appartiene sempre più al passato. L’anticiclone africano si affaccia con anticipo crescente sul Mediterraneo, e quando lo fa trova terreni secchi che assorbono meno il calore.
L’eventuale deficit idrico si tradurrebbe in un crollo dei tassi di umidità relativa nell’aria. Dal punto di vista della percezione fisica, un’aria così secca comporterebbe meno afa opprimente, quella tipica della Pianura Padana nelle estati umide. Sembrerebbe quasi una buona notizia. Ma il rovescio della medaglia è un innalzamento delle temperature massime: terreni inariditi si riscaldano molto più rapidamente sotto il sole, e i picchi di caldo secco possono risultare altrettanto pesanti da sopportare, se non di più.
Non siamo nel 2022, ma non è il momento di abbassare la guardia
Attenzione a non esagerare con gli allarmi. La situazione attuale non è paragonabile a quella del 2022 o del 2017, anni che restano nella memoria come stagioni di siccità estrema. Quelle condizioni rappresentano un riferimento lontano. Quest’anno le elevate precipitazioni dei mesi precedenti fanno rimanere relativamente tranquilli riguardo il problema della siccittà. Però il trend va monitorato, e la prolungata assenza di precipitazioni su tutto il bacino del Po merita attenzione. Partire da suoli secchi verso l’estate aumenta concretamente la probabilità di massime elevate, e negli ultimi anni le estati si sono rivelate sempre più calde.
Il nodo delle piogge: quando arrivano, come arrivano
Il problema non è solo quantitativo ma anche qualitativo. Il regime pluviometrico ideale, quello che garantisce la salute del territorio e scongiura le crisi idriche, è fatto di piogge moderate e ben distribuite nel corso dell’anno. Ma i cambiamenti climatici hanno alterato questo equilibrio, alternando lunghe fasi asciutte a episodi di precipitazioni intense e concentrate, che scorrono via rapidamente senza ricaricare le falde nel modo necessario. Piove meno spesso, ma quando piove piove troppo: uno schema che non fa bene né ai suoli né alle riserve idriche, e che rende sempre più difficile arrivare all’estate nelle condizioni giuste.







