
(TEMPOITALIA.IT) L’alta pressione che da giorni domina il Mediterraneo centrale tiene ancora a bada il tempo sull’Italia, ma lo scenario europeo racconta già qualcosa di diverso. Allargando lo sguardo al continente emergono tre figure antagoniste che diventeranno via via più determinanti: un vortice ciclonico tra il Marocco e l’Algeria in movimento verso levante, un secondo sistema depressionario sul Regno Unito e un’ampia circolazione ciclonica fredda sui Balcani. Tre perturbatori che premono contemporaneamente sui bordi dell’anticiclone, in attesa di trovare il varco giusto.
La coda del fronte freddo sulle Alpi orientali
Oggi, Venerdì 10 aprile l’area ciclonica sui Balcani riuscirà a lambire il Nord-Est e la fascia adriatica con un afflusso di aria più fresca. A ridosso dell’arco alpino orientale transiterà la coda di un fronte freddo, responsabile di qualche rovescio, di un aumento della ventilazione e di un calo delle temperature che si estenderà fino alle regioni adriatiche del Centro. Sul resto del Paese niente di significativo: qualche nube in più al Nord, ma in un contesto ancora stabile e piuttosto caldo per il periodo.
Sabato 11 aprile la situazione cambierà poco: l’anticiclone garantirà condizioni diffusamente soleggiate, con una maggiore nuvolosità al Nord e lungo il versante tirrenico nel corso delle ore serali, quando il fronte in avvicinamento dalla Francia inizierà a farsi sentire sui settori più occidentali.
Domenica 12 aprile entrerà in scena la doppia azione perturbata. Il vortice sul Regno Unito e quello nordafricano eserciteranno un’azione sempre più incisiva sul Mediterraneo: le prime piogge raggiungeranno il Nord-Ovest e la Sardegna, segnando il cambio di passo dell’intera settimana.
Lunedì 13: la bassa pressione sul Canale di Sardegna, Nord Italia nel mirino
Il vero punto critico è lunedì 13 aprile. Una bassa pressione proveniente dalle Isole Canarie, dove una tempesta si sta abbattendo con forza in questi giorni, si porterà sul Canale di Sardegna. Sia ECMWF che il centro meteo tedesco DWD concordano su questa traiettoria, pur con qualche differenza nel dettaglio. Il risultato sarà un’instabilità atmosferica diffusa: rovesci sparsi, temporali, nubifragi e grandinate. Con l’ingresso di aria fredda dalle regioni artiche, tornerà la neve sulle Alpi a quote medio-alte.
Il paradosso di questo momento meteorologico è notevole. L’Italia registra temperature superiori a quelle delle Isole Canarie e delle Isole Madeira, aree dal clima subtropicale. La Francia ha già toccato i primi 30°C della stagione. Eppure, mentre il caldo anomalo investe l’Europa centro-occidentale, il freddo colpisce le aree dove di solito regna l’eterna primavera atlantica.
Perché Lunedì il Nord Italia sarà il più colpito
Pur essendo la zona più distante dal centro della bassa pressione, il Nord Italia sarà paradossalmente l’area più esposta. Il motivo è nella fisica dell’atmosfera: è il settore che ha accumulato le anomalie termiche più marcate, e il contrasto con l’aria fresca in arrivo sarà quindi esplosivo. L’umidità adriatica, a contatto con l’aria fredda, darà vita alle condizioni ideali per cumulonembi ben sviluppati: temporali violenti, grandinate di medie dimensioni con punte localmente abbondanti, fulmini, raffiche di vento e abbondante neve sulle Alpi. Non si tratterà di freddo di origine russa o siberiana: è una bassa pressione mediterranea di origine atlantica, un peggioramento primaverile nel senso più autentico del termine. Da martedì il maltempo si sposterà però più a sud colpendo in modo vigoroso le regioni tirreniche e poi tutto il Centro-Sud.
La neve sulle Alpi
Sulla localizzazione delle nevicate alpine permane ancora qualche divergenza fra i centri di calcolo. I modelli ad altissima risoluzione, come il DWD e quello francese, indicano le nevicate più abbondanti sul settore occidentale delle Alpi. ECMWF e il GFS americano sono più propensi a distribuire neve su tutto l’arco alpino, con il GFS che vede precipitazioni molto diffuse e temporali estesi su tutto il Nord. Va considerato che il GFS ha risoluzione inferiore e quindi margine d’errore maggiore nel dettaglio. Il cambiamento tra domenica e lunedì appare comunque abbastanza certo nella sua sostanza: precipitazioni intense, temporali, calo termico verso valori primaverili e vento in rinforzo.
Oltre i 7 giorni: incertezza e il nodo siberiano
Smaltito il peggioramento principale, si intravede una fase di residua instabilità sul Centro-Sud fino a metà settimana, poi un probabile avanzamento di un nuovo anticiclone. Oltre i 7-10 giorni, però, i modelli divergono in modo significativo: ECMWF e GFS raccontano storie diverse, e le previsioni in questo arco temporale vanno prese con le dovute cautele.
Vale tuttavia la pena tenere d’occhio le masse d’aria siberiane, che in questo periodo raggiungono la loro massima estensione e cercano di farsi strada verso ovest. Se il blocco delle correnti oceaniche dovesse persistere, quell’aria fredda potrebbe scavalcare gli Urali e spingersi verso l’Europa centrale, raggiungendo eventualmente anche l’Italia nell’ultima parte di aprile. Non si parlerebbe del freddo di gennaio, ma di un periodo termicamente sotto media per la stagione. I modelli a lungo termine oltre i 30 giorni, peraltro, già indicano temperature sotto la media per un arco di tempo prolungato: un dato che da solo non basta per una previsione, ma che è coerente con la tendenza degli ultimi cinque anni, in cui la seconda metà di aprile e buona parte di maggio hanno spesso mantenuto valori vicini o leggermente sotto la media stagionale.
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