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Maltempo al PICCO tra Martedì e Mercoledì: le regioni a rischio e perché questa è peggio delle altre

Antonio Romano di Antonio Romano
03 Mag 2026 - 11:00
in A La notizia del Giorno, A Prima Pagina, Meteo News
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Il cambio di pattern atmosferico sull’Europa è ormai confermato senza margini di dubbio dai modelli. Quel che merita attenzione, però, non è tanto il fatto che arrivi il maltempo, ma il modo in cui potrebbe manifestarsi. Le precipitazioni attese nelle prossime 48 ore portano con sé la concreta possibilità di fenomeni particolarmente intensi, alimentati da una massa d’aria umida e da contrasti termici tutt’altro che trascurabili.

 

Mediterraneo già troppo caldo

C’è un elemento di fondo che spiega perché questa perturbazione potrebbe dare più di quanto ci si aspetterebbe. In passato, durante la primavera, i fronti perturbati trovavano acque ancora relativamente fresche dopo la stagione invernale. Nelle ultime annate il cambiamento climatico ha alterato profondamente le temperature superficiali del Mar Mediterraneo: i mari si riscaldano molto più rapidamente e trattengono quantità di energia sempre maggiori. Questo surplus, già significativo considerando che il Mediterraneo risulta più caldo di circa un grado rispetto alla norma, contribuisce ad alimentare i sistemi temporaleschi, rendendoli più violenti e persistenti. Quando arriva una perturbazione, quell’energia accumulata viene rilasciata tutta in una volta, e ce n’è decisamente di più rispetto a qualche decennio fa.

 

Il picco del maltempo tra martedì 5 e mercoledì 6 maggio

Sebbene le prime piogge inizieranno a cadere già dalla giornata di Lunedì 4 Maggio, il momento più critico è atteso tra Martedì 5 e Mercoledì 6 Maggio, quando il maltempo raggiungerà il suo apice. Le regioni settentrionali saranno le più esposte, in particolare Liguria, Piemonte, Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia. Attenzione poi ai fenomeni temporaleschi tra Toscana e Lazio, due regioni particolarmente vulnerabili con questo tipo di configurazione. A Genova come a Milano, il passaggio perturbato si preannuncia tra i più impegnativi della stagione, mentre a Firenze i fenomeni potrebbero risultare localmente intensi nelle ore centrali di Mercoledì. Si tratterà della prima vera perturbazione atlantica organizzata della Primavera e troverà non solo un mare più caldo del normale ma anche un’atmosfera che si è scaldata con notevole anticipo rispetto ai tempi normali, proprio nelle regioni del Centro-Nord che verranno maggiormente colpito, anche per questo motivo andrà monitorata la reazione dei nostri territori.

 

Il pericolo principale: i fenomeni che non si spostano

Il rischio maggiore non è necessariamente l’intensità istantanea dei temporali, ma la loro stazionarietà. I fenomeni potrebbero insistere sulle stesse aree per molte ore, se non giorni, con accumuli di pioggia molto elevati. Le stime parlano di cumulate fino a 150-250 millimetri, quantità che normalmente cadrebbero in oltre un mese, concentrate invece in tempi molto più brevi. Le zone più sensibili restano la Liguria di Levante e l’alta Toscana, nell’area delle Alpi Apuane, tra le aree più piovose d’Italia proprio in queste configurazioni, dove i temporali in arrivo dal mare rischiano di bloccarsi sulla costa scaricando quantità d’acqua eccezionali.

Un miglioramento è previsto verso il fine settimana successivo, con l’arrivo di un temporaneo campo di alta pressione. Ma quando l’atmosfera rimane ostinatamente fissa su certi binari, queste configurazioni possono durare a lungo, e per il momento i modelli non escludono ulteriori sviluppi nella direzione del maltempo.

 

Credit

  • ECMWF
  • NOAA
  • DWD – Deutscher Wetterdienst
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Antonio Romano

Antonio Romano

Fisico dell’atmosfera e dei sistemi climatici. Laurea in Fisica (Università di Bologna, 1993); PhD in Physics (Imperial College London, Space & Atmospheric Physics Group, 1995–1998, borsa NERC). Dal 1999 lavoro su meteorologia e climatologia applicata, con esperienza in: Assimilazione dati e verifica d’ensemble Analisi di serie storiche e downscaling Previsioni meteo a supporto della ricerca e dei servizi al territorio Nel 2005 ho co-firmato uno studio sui cambiamenti climatici presentato alla European Geosciences Union (EGU) e pubblicato negli atti della conferenza. Oggi sono Research Scientist alla Rutgers University – Institute of Earth, Ocean, and Atmospheric Sciences (EOAS), dove mi occupo di previsioni e analisi del clima per progetti scientifici e applicazioni operative.

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