L’aria brucia di nuovo sull’Europa, e stavolta il déjà-vu ha un sapore amaro. Perché quello che stiamo osservando non è un episodio isolato, ma il terzo capitolo di un’estate che ha già riscritto i libri di climatologia. La situazione meteo del 23 Giugno fotografa il momento in cui mezza Francia e gran parte della Spagna superavano i 40°C nel primo pomeriggio. Non un giorno qualunque, insomma, in particolare per la Francia oceanica.
Quel mese resterà negli archivi. Giugno 2026 è stato il più caldo mai registrato in Europa occidentale da quando esistono le misurazioni, con anomalie medie notevoli rispetto al trentennio di riferimento. In alcune zone – Francia, Svizzera, Germania e anche il Nord Italia – lo scarto ha toccato punte di 6-10°C nelle giornate più roventi, quelle tra il 25 e il 29 Giugno. Fa impressione anche solo a scriverlo.
Cosa mostrano le mappe di previsione
Adesso i modelli matematici tornano a colorarsi di rosso cupo. Le mappe elaborate sui dati ECMWF raccontano una nuova pulsazione dell’anticiclone africano, che nei prossimi giorni riprenderà a spingere aria bollente verso il cuore del continente. Oggi Mercoledì 8 Luglio il picco interessa soprattutto il Nord Italia, con valori vicini ai 38-39°C. Poi la faccenda si sposta.
Da Giovedì 9 Luglio il nocciolo più caldo scivola verso il Centro-Sud. La Sardegna, in particolare, rischia di ritrovarsi tra le aree più roventi dell’intero continente. Guardando le proiezioni fino al 13 del mese, la macchia scarlatta sull’Europa occidentale non accenna a schiarirsi. Anzi. Diversi meteorologi collocano il culmine di questa configurazione nella seconda metà di Luglio, verosimilmente tra il 15 e il 20. E i modelli matematici fanno impressione solo a vederli.
Perché questo caldo è diverso
Ma cosa rende un’ondata di calore così eccezionale? Non è solo questione di gradi. Gli scienziati interpellati da Nature parlano apertamente di anomalia climatica pesante: un’ondata europea di quattro o cinque giorni con Londra vicina ai 40°C, spiega la climatologa Sarah Perkins-Kirkpatrick, è a dir poco fenomenale. E il Riscaldamento Globale ci mette del suo, eccome, nonostante il forte negazionismo. Aspetto incomprensibile, in tutta franchezza, ostinato, convinto.
Il meccanismo di questi eventi meteo lo conosciamo. Un’area di alta pressione si blocca sul continente, il suolo si inaridisce e smette di raffreddarsi per evaporazione, l’aria calda resta intrappolata come sotto una campana di vetro. La cosiddetta cupola di calore. Il fenomeno è antico quanto l’atmosfera, ma parte da una base ormai più alta: mezzo secolo fa quella stessa configurazione avrebbe prodotto valori sensibilmente inferiori.
Un’analisi del consorzio ClimaMeter ha stimato che il cambiamento climatico di origine antropica abbia reso l’ondata di Giugno da 2 a 4°C più intensa rispetto a episodi analoghi del Novecento. Leggevo appunti di alcuni fisici anche italiani che sostengono che sia addirittura fuorviante questa analisi. Strano anche a leggerlo se si va a vedere quanti scienziati invece sostengono questa tesi.
C’è di più. Uno studio del World Weather Attribution ha passato al setaccio 854 città europee: quasi la metà ha battuto – o batterà – il proprio primato di stress da calore in questo periodo. Ciò che un tempo era raro è diventato ordinario, osserva Erich Fischer del Politecnico di Zurigo. Detto altrimenti: i record cadono ovunque, e con margini che, se fossimo nello sport, farebbero gridare al doping.
Un’emergenza che è anche sanitaria
Però, questo caldo non è solo calura, termometri. I dati preliminari sull’Europa occidentale indicano oltre 4.000 morti in eccesso legati al caldo delle scorse settimane. Ma c’è chi azzarda pure 20.000 vittime.
Il direttore regionale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per l’Europa, Hans Kluge, ha convocato una riunione d’emergenza con 41 Paesi, definendo il caldo estremo un’emergenza di salute pubblica, non un semplice fatto meteorologico.
Il nodo, purtroppo, è la preparazione. Meno della metà dei Paesi della regione europea dispone di un piano nazionale strutturato contro i rischi sanitari delle ondate di calore. Anziani isolati, persone senza dimora, ospiti di strutture di lungodegenza: sono loro i più esposti, e spesso i più difficili da raggiungere. In Italia la macchina della prevenzione è già avviata, con i consueti bollini di allerta città per città e le indicazioni della Protezione Civile. Però, senza critiche, quanti comprendono il significato del bollino attribuito al rischio caldo? E poi, quanti osservano le disposizioni di legge in materia di lavoro. Leggevo un articolo sui colpi di calore e fa impressione.
Ragionando sul finale, quante volte ancora chiameremo eccezionale qualcosa che, ormai, torna a bussare ogni estate?
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