
Vulcano sottomarino in eruzione nel Pacifico: i satelliti NASA osservano la possibile nascita di una nuova isola
Gli oceanografi sottolineano spesso che le superfici della Luna e di Marte sono mappate con maggiore precisione rispetto a gran parte dei fondali oceanici profondi della Terra. Questo divario è particolarmente evidente nel Mare di Bismarck, un bacino marino profondo a nord della Papua Nuova Guinea. Il suo fondale è geologicamente complesso, con faglie, strutture vulcaniche, rift, scarpate, zone di subduzione attive e zone di espansione che si trovano a profondità difficili da mappare in dettaglio con il sonar.
L’8 Maggio 2026, i satelliti hanno captato i segni di un’inaspettata eruzione vulcanica sottomarina nel Mare di Bismarck centrale. Per i vulcanologi, l’evento ha evidenziato un problema ad un rilievo: non esistevano mappe dettagliate della regione, e il contesto in acque profonde dell’eruzione resta poco conosciuto.
I satelliti rivelano che c’era una eruzione vulcanica sottomarina
Le prime chiare evidenze sono iniziate con un piccolo sciame di terremoti rilevato dai sismometri l’8 Maggio. Poco dopo, le osservazioni satellitari hanno mostrato segni inequivocabili di un’eruzione sottomarina. A partire dal 9 Maggio, i satelliti Aqua e Terra della NASA hanno registrato immagini ottiche di pennacchi vulcanici bianchi, ricchi di vapore, che si innalzavano nell’atmosfera. Anche il satellite PACE (Plankton, Aerosol, Cloud, Ocean Ecosystem) della NASA ha rilevato, con il suo sensore per il colore dell’oceano, acque scolorite e agitate attorno al sito dell’eruzione.
Altri satelliti hanno osservato pennacchi di cenere che si innalzavano per diversi chilometri nell’aria. Immagini più dettagliate del Sentinel-2 dell’Agenzia Spaziale Europea e del Landsat 9 di NASA/USGS, acquisite rispettivamente il 10 e l’11 Maggio, hanno mostrato attività vicino alla superficie dell’oceano. Il 12 Maggio, lo strumento VIIRS (Visible Infrared Imaging Radiometer Suite) a bordo del satellite Suomi NPP ha rilevato anomalie termiche distribuite su circa sette chilometri quadrati.
“Deve esserci molto materiale caldo vicino alla superficie per generare così tante anomalie termiche”, ha dichiarato Simon Carn, vulcanologo della Michigan Tech. “Questo suggerisce una bocca eruttiva piuttosto superficiale, molto più di quanto implichi la batimetria esistente, che indica profondità di diverse centinaia di metri o più.”
Potrebbe formarsi una nuova isola
Le immagini satellitari ottiche mostrano un’attività vigorosa in acque poco profonde, con ampie aree di acqua scolorita e numerose bocche di vapore e cenere distribuite sulla superficie. Sensori a media e alta risoluzione di programmi governativi e di società satellitari commerciali hanno inoltre catturato, negli ultimi giorni, estese zattere di pomice (rocce vulcaniche galleggianti) che formano lunghe strisce nelle correnti superficiali.
“Ora attendiamo con impazienza di vedere se sta per nascere una nuova isola, qualcosa che solo raramente abbiamo potuto osservare con i satelliti mentre accade”, ha affermato Jim Garvin, responsabile scientifico del NASA Goddard Space Flight Center. Se dovesse comparire nuova terra, i vulcanologi ne monitoreranno l’evoluzione. Potrebbe crescere fino a formare un cono di tufo con un cratere di sfiato destinato a durare per qualche tempo, oppure potrebbe collassare ed erodersi rapidamente. L’eruzione potrebbe anche diventare molto più esplosiva se l’acqua marina raggiungesse la camera magmatica superficiale che si è spinta verso l’alto all’interno della struttura sottomarina in crescita.
Il rischio esplosivo appare limitato
Finora, questa eruzione è stata molto meno esplosiva rispetto a recenti eventi sottomarini come Hunga Tonga-Hunga Ha’apai nel 2022 e Fukutoku-Okanoba nel 2021. Carn ha spiegato che è improbabile che l’evento diventi altamente esplosivo, perché sembra legato a una dorsale vulcanica vicino al punto d’incontro tra una faglia trasforme e un centro di espansione di retroarco. “I centri di espansione sono associati ad attività meno esplosiva, mentre le eruzioni più violente avvengono di solito lungo le zone di subduzione e coinvolgono grandi stratovulcani.”
Non è ancora chiaro quanto durerà l’eruzione. Quella del 1972, avvenuta nella stessa area, durò soltanto quattro giorni, mentre un’altra eruzione sottomarina a circa 100 chilometri di distanza, nello Stretto di St. Andrew, iniziata nel 1957, proseguì per quasi quattro anni.
Un raro laboratorio naturale
Garvin e gli scienziati di altre istituzioni stanno seguendo da vicino l’eruzione. Il ricercatore prevede di studiare i dati radar del satellite NISAR di NASA e ISRO e della missione RADARSAT Constellation dell’Agenzia Spaziale Canadese per mappare l’eventuale nuova terra emersa e tracciarne i cambiamenti di forma.
Se si formasse un’isola duratura, Garvin intravede anche l’opportunità, per i ricercatori o “island-naut”, di visitarla e studiare come una giovane isola risponde alla colonizzazione da parte di piante e animali, alle precipitazioni, all’alterazione chimica e ad altre forme di erosione, in modo simile al lavoro svolto dopo l’eruzione di Hunga Tonga-Hunga Ha’apai.
“Questa nuova eruzione potrebbe rappresentare un’opportunità ancora migliore per l’esplorazione degli ‘island-naut’, mentre ci prepariamo a tornare sulla Luna con donne e uomini attraverso Artemis IV”, ha concluso. Un evento che conferma quanto il monitoraggio dei vulcani sommersi resti una delle sfide più affascinanti delle scienze della Terra.
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