
E’ stato individuato uno dei motivi per cui le estati non somigliano più a quelle di trent’anni fa, e il solo incremento dei termometri non spiega le cause. Di certo c’è il cambiamento climatico, ma questo agisce poi a catena su una serie di aspetti che modellano il tempo atmosferico di una intera stagione. Le cause dono in quota, dove l’atmosfera genera processi dinamici che poi modificano il tempo atmosferico, anche la temperatura al suolo. Si veda il processo di aumento di temperatura al suolo causato dalle alte pressioni che comprimono l’aria e danno origine a onde di calore. Ebbe, attorno al Globo, nell’atmosfera gira da sempre una circolazione atmosferica che somiglia ad una ruota d’aria enorme. Negli ultimi decenni quella ruota ha allargato il proprio raggio, poco per volta, ma abbastanza da farsi sentire fin dentro le nostre giornate estive, ma che influenza anche gran parte del clima annuale. Si chiama Cella di Hadley.
La ruota invisibile che ha cambiato marcia
Il nome arriva da George Hadley, che nel Settecento intuì da dove nascessero gli alisei. La Cella di Hadley è il grande circuito convettivo dei tropici: sull’Equatore l’aria calda e umida sale, si scarica in pioggia, viaggia in quota verso i poli, si raffredda strada facendo e intorno ai trenta gradi di latitudine è costretta a ridiscendere. Quella discesa – i meteorologi la chiamano subsidenza, cioè aria che sprofonda e si comprime – dissolve le nubi e costruisce una fascia permanente di alte pressioni. Non è un caso se proprio lì, su entrambi gli emisferi, si allineano i grandi deserti. Il Sahara sta esattamente dove la ruota scarica a terra il suo ramo discendente.
Il punto è che il bordo settentrionale della cella non è un confine fisso: respira con le stagioni e, sul lungo periodo, si è spostato. Le osservazioni degli ultimi quarant’anni indicano una migrazione verso latitudini più elevate dell’ordine di mezzo grado per decennio, con differenze anche marcate a seconda della metodologia scelta e del periodo considerato. Mezzo grado sembra poco. Su scala continentale, e ripetuto decennio dopo decennio, significa spostare di parecchie centinaia di chilometri il luogo dove l’atmosfera decide se piovere o non piovere e soprattutto, dove essere causa di stagioni molto calde.
Perché il bordo si allarga
La spiegazione chiama in causa il bilancio energetico dell’atmosfera. Con il Riscaldamento Globale le alte latitudini si scaldano più in fretta dei tropici, il contrasto termico fra polo ed equatore si riduce e il flusso di calore trasportato verso nord dalle perturbazioni si indebolisce. Meno contrasto termico significa una corrente a getto subtropicale meno instabile, e una Cella di Hadley che può spingersi più avanti in latitudine prima di trovare qualcosa che la fermi. Va detto che è una catena di cause fisiche, non un’ipotesi improvvisata, e i lavori teorici più recenti la ricostruiscono passo per passo.
Ogni estate boreale (la nostra) la fascia tropicale si sposta comunque verso nord, per pura fisiologia stagionale. È il movimento naturale che ha sempre regalato all’Italia luglio e agosto stabili. Il problema nasce quando l’oscillazione stagionale e la tendenza di fondo si sommano, e il ramo discendente arriva a stazionare dove un tempo passava soltanto.
Quando la subsidenza arriva sopra di noi
Il Mediterraneo si trova nel posto sbagliato al momento sbagliato. Sta proprio sul margine settentrionale della Cella di Hadley , in quella zona di transizione dove basta poco per passare dalle correnti atlantiche all’aria desertica. E quando il promontorio nordafricano prende possesso del bacino, non porta soltanto caldo: porta compressione, aria che scende e si riscalda, cieli lattiginosi, ventilazione azzerata.
L’aria che non si muove, il mare che scotta, l’umidità intrappolata nei bassi strati che rende i 34°C di Palermo o di Cagliari con una sensazione termica maggiore rispetto a quanto dica il termometro. Nelle pianure interne, da Milano a Roma, il meccanismo è simile ma con un aggravante notturno: il calore accumulato dagli edifici non se ne va, e le minime restano su valori che fino a pochi decenni fa si vedevano di rado.
Un altro effetto, meno appariscente ma forse più pesante, riguarda le perturbazioni. Se la fascia subtropicale si allarga, le traiettorie atlantiche vengono spinte più a nord e passano sopra di noi senza toccarci. Ecco perché l’assenza dell’anticiclone delle Azzorre e la presenza sempre più ingombrante del promontorio sahariano sono due facce dello stesso processo.
La stagione che stiamo attraversando
Il 2026 offre un caso di studio. Secondo il bollettino del Copernicus Climate Change Service, l’Europa occidentale ha appena vissuto il periodo giugno–luglio più caldo mai registrato, con una temperatura media di 21,62°C, quasi 3°C sopra la media di riferimento e con un margine notevole sul primato precedente. Sull’Italia la sequenza di ondate di calore si è saldata in una struttura anticiclonica di durata inconsueta, tanto che il paragone con la terribile estate del 2003 è diventato inevitabile.
Il dettaglio che colpisce non è il picco, in questo caso è la persistenza dell’evento di caldo. Quando il ramo discendente si installa sul bacino, le simulazioni faticano a intravedere una via d’uscita e la fine del caldo continua a slittare in avanti: un comportamento che abbiamo già raccontato spiegando perché i modelli rinviano di continuo il cambio di circolazione. Poi, prima o poi, un impulso atlantico riesce a farsi largo, come nella svolta attesa subito dopo Ferragosto, per altro rimandata realisticamente a data da definire, e quando ci sarà l’atmosfera presenta il conto sotto forma di temporali violenti su un ambiente stracarico di energia. Tuttavia, anche gli attesi impulsi di aria più fresca, o meglio meno calda, saranno in grado di causare temporali anche violenti, e instabilità atmosferica. Qui entra in causa anche la stagione, e si, perché l’asse terrestre si sta spostando verso l’autunno, e questo influenza anche la Cella di Hadley che tenderà a muoversi verso sud.
Attenzione a non spiegare tutto con una sola causa
Sarebbe comodo, ma sbagliato. Sul Mediterraneo estivo pesano anche la depressione termica sahariana, il monsone asiatico-africano, le ondulazioni della corrente a getto e l’aridità del suolo, che una volta asciutto smette di raffreddare per evaporazione e lascia salire le massime. Alcuni studi sul settore europeo indicano che, nei mesi estivi, l’espansione della cella di Hadley spiega solo una parte dell’amplificazione del caldo mediterraneo. La sua influenza c’è ed è misurabile, ma convive con altri meccanismi che regolano l’evoluzione della stagione.
Resta il fatto che il baricentro della Cella di Hadley si è spostato. E quando cambia il punto in cui l’aria scende, cambia tutto quello che sta sotto: le piogge, i venti, il calendario delle stagioni.
Credito
- Rivista di Scienze Atmosferiche (AMS) – Le interazioni alle medie latitudini espandono la circolazione di Hadley, 2025
- Servizio Copernicus sui cambiamenti climatici – Condizioni di caldo e siccità eccezionali alimentano gli incendi in Europa, luglio 2026
- Servizio Copernicus sui cambiamenti climatici – Temperatura dell’aria superficiale per luglio 2026
- Bollettino della Società Meteorologica Americana – Allargamento tropicale: dalle variazioni globali agli impatti regionali
- Annali dell’Accademia delle Scienze di New York – La circolazione di Hadley in un clima che cambia, Lionello et al., 2024
