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      Home » Rottura dell’Estate a step, con temporali e grandine, caldo infuocato
      Meteo NewsZoom

      Rottura dell’Estate a step, con temporali e grandine, caldo infuocato

      Due settimane decisive: afa in aumento, temporali confinati ai rilievi e temperature fino a 40°C, mentre i modelli iniziano a intravedere il crollo dell'anticiclone dopo la metà del mese.

      Antonio Lombardi
      Antonio Lombardi
      Pubblicato: 6 Agosto 2026 18:27
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      11 Min Read
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      Contents
        • Un mese appena iniziato che ha già lasciato il segno
      • Perché la morsa di caldo estremo non si allenterà prima di Ferragosto
        • Temporali di calore, temporali da instabilità atmosferica e grandinate
        • Mari bollenti e umidità: il vero moltiplicatore del disagio
        • La svolta attesa dopo il Ferragosto
        • Che cosa può accadere nell’ultima decade

      Un mese appena iniziato che ha già lasciato il segno

      Agosto è cominciato da pochi giorni e sta già scrivendo la sua pagina più rovente. Le condizioni meteorologiche stanno accogliendo una vampata dell’anticiclone africano, che forse non replicherà la ferocia mostrata in luglio, eccetto al Nord Italia, dove si toccano ormai ogni giorni da qualche parte i 40°C, ma che fa parlare di sé soprattutto per la durata di un’ondata di calore ormai in pieno svolgimento. Osservando i vari modelli matematici di previsione non si può fare altro che confermare che siamo in una fase calda prolungata, destinata ad accompagnarci, addiritura, ancora per una decina di giorni. Questa è la stima, non certezza, però. Tuttavia, attenzione alle “bombe temporalesche” innescate dalle infiltrazioni di aria umida oceanica. Queste favoriranno temporali di eccezionale violenza. E questo è un altro problema che si somma oltre al caldo.

      Il carattere persistente di questa ondata di calore porta con sé una conseguenza inevitabile, ossia l’afa, generata dal notevole incremento dei tassi di umidità relativa. Il risultato è una percezione termica maggiore: sembrerà più caldo rispetto ai valori realmente registrati dalle stazioni. Non che le temperature  siano modeste, tutt’altro. Abbiamo spesso e volentieri con isolterme in quota 1500 metri della libera atmosfera tra i 20°C e punte anche di 23-25°C. Tradotto al suolo, significa massime capaci di raggiungere 37-38°C in diverse zone d’Italia, con alcune località in cui la colonnina di mercurio va a 40°C. In quest’ultimo caso incideranno ovviamente le condizioni microclimatiche locali, come già spiegato analizzando la durata delle ondate di calore. Il fatto straordinario è che la maggior calura con i 40°C si sta vedendo su alcune stazioni meteo del Nord Italia, ma c’è poco da meravigliarsi, visto quel che capita nei Balcani, con Vienna, che nella sua area urbana ha raggunto quasi 41°C, Budapest i 42°C (sempre aree attorno alle due città).

       

      Perché la morsa di caldo estremo non si allenterà prima di Ferragosto

      Ci attende un’altra settimana di sofferenza, con temperature che seguiteranno a valicare valori che alle nostre latitudini non ne sono consone, se non per intervalli estremamente limitati, sono valori da record, ma invece si presentano quotidianamente in tutte le varie onde di calore che abbiamo avuto, compresa quella attuale. Le fasce tropicali resteranno estroflesse verso nord almeno fino a Ferragosto e, di conseguenza, non è lecito attendersi cambiamenti degni di nota sulla Penisola prima di quella data. C’è un barlume di sollievo dove ci saranno i temporali, che con forza si mostreranno. Ma non è questa la “rottura dell’estate”.

      Il nodo della questione sta nella circolazione a scala continentale. Le correnti atlantiche, le uniche realmente liberatorie, scorreranno ancora troppo a nord, alle latitudini della Scozia e della Scandinavia. Sull’Europa centro-meridionale e sul Mediterraneo continueranno a gravare le masse d’aria subtropicali, che apporteranno un clima molto caldo e secco. La media degli scenari  persino per Ferragosto conferma questa spartizione: precipitazioni relegate al nord del continente, campo asciutto e stabile su gran parte del bacino mediterraneo, fatta eccezione per i temporali in sede alpina. È lo stesso schema che i modelli a lungo termine avevano intravisto già settimane fa.

      L’unica certezza, al momento, è la prosecuzione di un caldo sempre più insopportabile. Il problema non è il singolo picco, bensì la persistenza di temperature così elevate abbinate a un’umidità alle stelle, con progressivo accumulo di calore nei bassi strati. Un contesto che rende faticose anche le ore notturne nelle grandi città, da Milano a Bologna, da Firenze a Roma.

       

      Temporali di calore, temporali da instabilità atmosferica e grandinate

      Da qui ai prossimi 7-10 giorni il promontorio anticiclonico lascerà passare soltanto qualche timida infiltrazione d’aria fresca in quota, che si tradurrà in momentanee fasi di maggiore instabilità diurna e serale. I temporali resteranno arroccati sui rilievi, generati dall’eccessivo calore accumulato nelle ore pomeridiane o serali, e interesseranno principalmente Alpi e Appennini, con occasionali sconfinamenti alle aree adiacenti e un coinvolgimento più probabile dell’alta Pianura Padana e del Triveneto. Gli sbordamenti verso le pianure saranno pochi e il potere rinfrescante di questi fenomeni sarà breve, limitato a qualche ora nelle zone colpite. Per le pianure, le aree con maggior tepore poi c’è il rischio di bombardamenti di ghiaccio, di grandinate devastanti, parliamo di rischio e non certezza. In situazioni simili le abbiamo viste varie volte.

      Un primo impulso instabile si farà strada venerdì 7 agosto, con temporali più diffusi sulle Alpi in espansione alle pianure di Lombardia e Triveneto. Ci saranno strascichi anche sabato 8 agosto, con altri rovesci in azione su Alpi e Prealpi centro-orientali e qua e là sulle pianure del Nord-Est. Poco o nulla cambierà al Centro-Sud, dove al più si potranno avere temporali di calore pomeridiani sui maggiori rilievi della dorsale appenninica, con Venezia e le aree costiere adriatiche appena lambite dai fenomeni. A seguire, il tempo mostrerà maggiore stabilità domenica 9 agosto, in attesa di una nuova recrudescenza dell’instabilità tra lunedì 10 e martedì 11 agosto: il bersaglio saranno sempre Alpi, Prealpi, parte della Val Padana centro-orientale e il settore settentrionale della catena appenninica.

      Tutti questi temporali non produrranno alcun refrigerio, se non a carattere localizzato e temporaneo, non essendo collegati ad alcuna irruzione fresca organizzata. Dopo i disturbi iniziali, anzi, l’alta pressione sembra destinata a rinvigorirsi: una nuova accentuazione della calura appare probabile proprio nei giorni a ridosso di Ferragosto, tra solleone e temperature diffusamente sopra 35°C.

       

      Mari bollenti e umidità: il vero moltiplicatore del disagio

      C’è un elemento che sta amplificando ogni cosa e riguarda l’acqua. I mari italiani hanno raggiunto temperature da fascia tropicale, come se ci trovassimo sul Golfo del Messico. Un bacino così caldo non riesce più a svolgere il proprio ruolo di termoregolatore e si trasforma in una sorgente costante di calore, alimentando l’evaporazione e caricando i bassi strati di vapore acqueo. Da qui derivano le anomalie termiche che interessano il Mar Mediterraneo e, di conseguenza, il moltiplicarsi delle notti tropicali lungo le coste e nei centri urbani, quando i valori minimi non scendono sotto 20°C e talvolta nemmeno sotto 25°C.

      Questo stesso calore accumulato negli strati profondi del mare rappresenta anche la principale riserva energetica per i fenomeni che arriveranno al momento della rottura. È un meccanismo ormai ricorrente nelle estati mediterranee dominate dall’alta pressione subtropicale.

       

      La svolta attesa dopo il Ferragosto

      Dopo Ferragosto, secondo le mappe più aggiornate, le fasce tropicali dovrebbero iniziare a ripiegare verso sud. Le correnti più fresche dall’Atlantico, con le annesse perturbazioni, tenderanno ad abbassarsi di latitudine interessando progressivamente l’Italia, a cominciare dalle regioni settentrionali. La media degli scenari proposte dai modelli matematici rende evidente la riduzione dell’oppressione anticiclonica: precipitazioni in aumento sul settentrione e su parte del Centro Italia, con l’escalation di temporali e un calo delle temperature. Mica poco. E non è la fine dell’Estate, forse la Rottura dell’Estate del nuovo millennio.

      Sul resto d’Italia il tempo resterà ancora asciutto, ma progressivamente meno caldo per probabili correnti di Maestrale. Ma tutto questo sarà da confermare, non è scritto con certezza.

      L’attenzione, dunque, è puntata all’intervallo compreso tra il 16 e il 20 agosto, quando una incursione ben più decisa di correnti nord-atlantiche potrebbe finalmente spodestare il cupolone anticiclonico e la bolla di aria sahariana, aprendo la strada a un crollo termico.

      Se lo scenario venisse confermato, esatto, chiaro come il sole, se sarà confermato, ci sarà un radicale cambiamento del tempo. Ma il prezzo da pagare sarà temporali violenti quasi certi dopo un periodo così prolungato di calura, con la classica burrasca post ferragostana a segnare il primo declino dell’Estate. Naturalmente si resta nel campo delle ipotesi, trattandosi di una tendenza a lungo termine, e per il momento è soprattutto una speranza.

       

      Che cosa può accadere nell’ultima decade

      E oltre questo orizzonte? I modelli matematici lasciano intravedere la possibilità di qualche interessante novità nel corso dell’ultima decade di agosto, quando aria più fresca dai quadranti settentrionali potrebbe farsi strada con maggiore decisione, riducendo progressivamente le anomalie termiche accumulate nella prima parte del mese. Una prospettiva che, se confermata, ridimensionerebbe l’assedio anticiclonico sull’Italia senza però cancellare le criticità di fondo, a partire da un bacino mediterraneo che entra nella stagione autunnale con un contenuto di calore senza precedenti.

       

      Credit

      • ECMWF – European Centre for Medium-Range Weather Forecasts
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