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Fa caldo, fa caldo davvero, e non è un’impressione. Settembre 2026 si sta rivelando un altro mese anomalo, in continuità con un’estate che il CNR ha già indicato come la più calda mai registrata in Italia, capace di superare persino i record dell’annata 2003. Il mare, poi, è la vera anomalia di questa stagione: al largo delle coste italiane le temperature superficiali restano ben oltre la norma, con punte che in alcuni tratti del bacino occidentale hanno sfiorato gli 8°C in più rispetto alla media 1991-2020. Un dato che spiega spesso di sera, guardando il cielo sopra dalla costa capiti di vedere lampi lontani. Il mare produce temporali.

Il punto di partenza per capire cosa sta succedendo è noto agli scienziati: dal 2008 il Mediterraneo si scalda a un ritmo di circa 0,07°C all’anno, un fenomeno che abbiamo già raccontato parlando di quanto si riscalda il mare ogni anno, amplificato dalla natura semichiusa del bacino: accumula calore invece di disperderlo come fanno gli oceani aperti. Risultato: un serbatoio di energia termica enorme, pronto a scaricarsi non appena arriva aria più fredda a incontrarlo.

 

Il contrasto tra mare caldo e aria fresca

L’aria a contatto con un mare caldo si scalda, si carica di umidità – essendo più leggera dell’aria circostante – tende a salire. Se in quota, a qualche chilometro di altezza, arriva invece aria fredda (tipica delle prime infiltrazioni atlantiche o delle discese di aria più fresca che a Settembre iniziano a farsi più frequenti), la differenza di temperatura tra il basso e l’alto dell’atmosfera cresce rapidamente. Questa differenza ha un nome preciso: si chiama instabilità atmosferica, ed è semplicemente la tendenza dell’aria calda e umida a continuare a salire, alimentando nuvole sempre più alte e cariche di energia, fino a diventare cumulonembi.

In pratica, più il mare è caldo, più l’aria negli strati bassi è densa di vapore acqueo – che è combustibile per i temporali, un po’ come la benzina per un motore – e più risulta esplosivo il contrasto con l’aria fredda in quota. Non è un caso che i modelli matematici di previsione, in questi giorni, continuino a segnalare fenomeni intensi anche in mare, e soprattutto vediamo i  temporali marittimi in azione, come descritto questa estate ad iniziare da fine agosto e poi settembre, ma succederà anche nei prossimi mesi.

 

Perché di notte i temporali restano sul mare

Qui entra in gioco un dettaglio che in pochi considerano: la terra e il mare non si scaldano, e soprattutto non si raffreddano, alla stessa velocità. La terraferma perde calore rapidamente non appena tramonta il sole – la sabbia di una spiaggia, la sera, si raffredda in un paio d’ore – mentre l’acqua, che ha una capacità termica molto più alta, lo trattiene per giorni. Di notte, quindi, l’aria sopra la terraferma diventa più fredda e più densa, mentre quella sopra il mare resta calda e instabile. Si forma così una piccola brezza di terra, un flusso d’aria che dalla costa scivola verso il largo: è lo stesso principio, ribaltato, della brezza di mare, dove il fronte di convergenza tra le due masse d’aria fa da innesco per la risalita dell’aria calda e umida. Ecco perché, guardando le immagini radar i temporali più intensi si formano spesso al largo, davanti a coste come quella di Genova o dell’alto Mar Tirreno, mentre sulla terraferma il cielo resta relativamente tranquillo. Ma alcuni temporali si spostano verso la costa, come è avvenuto varie volte quest’anno in Liguria e nord ovest Toscana, facilitati anche dalla impervia orografia.

 

Di giorno il caldo residuo si scarica sulla terraferma

Con la luce del giorno lo scenario si ribalta completamente, appena il sole scalda il terreno – e a fine Settembre, con giornate ancora lunghe e miti, lo fa con una certa energia – la terraferma si riscalda molto più in fretta del mare. L’aria a contatto con il suolo diventa rapidamente più calda di quella sopra l’acqua, risale, e richiama verso l’interno l’umidità accumulata sul mare nelle ore precedenti: è la classica brezza di mare, che in questa fase dell’anno trasporta nell’entroterra un carico di vapore acqueo decisamente superiore alla norma. Il risultato, quando le condizioni sono favorevoli, sono temporali pomeridiani e serali che scoppiano rapidi e localizzati, spesso accompagnati da grandine e raffiche di vento, come si è visto più volte a Settembre in Nord Italia, con una raffica di temporali che ha messo ko l’estate al Nord. Nubifragi si sono segnalati anche al Centro e al Sud, fino alle Isole Maggiori.

Va detto, il fenomeno in sé non è una novità: Agosto e Settembre, dalle nostre parti, sono da sempre stagioni di transizione turbolenta. Ma quest’anno il carburante in più – quel surplus di calore accumulato nel mare durante l’estate più calda mai registrata – rende i fenomeni più intensi e, in alcuni casi, più difficili da prevedere con largo anticipo.

 

Cosa aspettarsi nei prossimi giorni

Il quadro descritto in El Niño storico e i suoi effetti sull’autunno 2026 conferma che l’anomalia calda del Mediterraneo non si esaurirà in fretta. Ma attenzione, non El Niño a causare tutto questo.

Le proiezioni dei modelli matematici più recenti, riprese anche nell’articolo su un Ottobre a rischio caldo anomalo e piogge intense, indicano che l’anticiclone continuerà a mantenere temperature sopra media almeno fino ai primi giorni di Ottobre. Il paradosso è evidente: caldo quasi estivo di giorno, temporali potenzialmente violenti quando le perturbazioni atlantiche riusciranno a insinuarsi nel flusso, magari sospinte da correnti sud-occidentali cariche di umidità dopo un transito sul Mediterraneo ancora bollente.

 

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