Il meteo in prima pagina solo quando fa paura
In Italia abbiamo un grosso problema: la sensibilità verso il tempo atmosferico è confinata in fondo pagina dei giornali. Quest’estate, però, quando il gran caldo ci ha assillato per settimane, i principali quotidiani hanno messo in primissima pagina il grande caldo, un caldo che era praticamente eccezionale, e il fatto che i ghiacciai si stavano fondendo. Si è arrivati a ripetere numerose volte che l’estate 2026 era quella più mite rispetto a quelle che avremo in futuro: una vera e propria esagerazione, direi.
Ora ribadisco, io non sono uno scienziato, ma i dati comunque li vedo. Il cambiamento climatico è reale, però definire il 2026 come l’anno più mite rispetto agli anni del futuro mi sembra una gran cosa, insomma: serve un po’ di moderazione. Mi è parsa l’ennesima notizia allarmistica urlata, una di quelle che molto spesso vengono attribuite ai siti meteo, colpevoli di leggere e interpretare ciò che i modelli matematici indicano, di raccontarvi che ci potrebbero essere fasi fredde o ondate di maltempo, di narrarvi il meteo a lungo termine.
Previsioni a dieci anni, follia
Fare previsioni addirittura a dieci anni, onestamente, mi sembra fare disinformazione. E questa l’hanno fatta personaggi autorevoli: mi chiedo su che base abbiano costruito questo tipo di previsione. Sappiamo bene che nel futuro farà più caldo, ma sostenere che il 2026 è l’anno più mite rispetto ai dieci anni che verranno mi sembra un po’ azzardato. Nessun documento ufficiale lo ha certificato e io credo più ai documenti e alle pubblicazioni scientifiche che a chiunque, soprattutto italiano, narri certe fesserie.
Cosa ha detto davvero il Met Office
Tuttavia, se volessimo parlare di fesserie o forse di allarmismo, è successo che su un quotidiano ad altissima diffusione è apparsa una serie di notizie tratte da un’intervista del ministro dell’Ambiente inglese. Il ministro ha comunicato ciò che il Met Office, l’ufficio meteorologico inglese, ha effettivamente scritto. Vediamo allora che cosa dice il Met Office: nel comunicato del 21 agosto 2026 ha previsto un evento di El Niño eccezionalmente intenso, associato a maggiori probabilità di condizioni piovose e tempestose nel Regno Unito durante l’autunno e l’inizio dell’inverno. In quel comunicato non invitava a fare provviste, presentava esclusivamente una previsione climatica, spiegando che sta lavorando con il governo inglese per valutare le conseguenze dell’evento atmosferico.
Ma succede che il ministro, invece, ha detto qualcos’altro: parrebbe abbia dichiarato che sia necessario fare scorte di acqua e cibo per affrontare l’inverno. Questa notizia non è confermata, però circola da un po’ di tempo. Acqua e alimenti a lunga conservazione, quanto serve per superare qualche giorno di difficoltà: è questo il senso dell’invito rivolto alle famiglie britanniche dal ministro dell’Ambiente. L’appello è arrivato nel contesto delle preoccupazioni per un El Niño molto intenso e per le possibili conseguenze sul maltempo e sui servizi essenziali. A parlare di provviste è stato un esponente del governo, mentre il Met Office non ha assolutamente narrato niente del genere.
Perché fare scorte non è un’idea assurda
Probabilmente questo invito è stato diffuso al fine di preparare le famiglie ad affrontare le avversità climatiche, perché soprattutto gli inglesi possono essere particolarmente esposti alle tempeste provenienti dall’Oceano Atlantico, ma anche alle ondate di freddo. Diciamo che un po’ tutti gli europei non siamo abituati a subire condizioni meteorologiche estreme e, in realtà, dovremmo considerare che quelle stesse condizioni ci potrebbero porre in difficoltà soprattutto nelle aree che non sono metropolitane, non servite da una miriade di supermercati e lontane da quelli che sono i nodi italiani del transito delle merci.
Mi è capitato di vivere per un periodo in un piccolo centro e, durante una nevicata abbondantissima, nel supermercato sono venuti a mancare gli alimenti di prima necessità. Questo può succedere anche nei paesi di montagna in Italia: è sufficiente che ci sia una grossa nevicata. Oppure può capitare, come è successo quest’estate, che una frana o uno smottamento del terreno isolino un comune anche per settimane e che quindi ci siano problemi di approvvigionamento.
Un clima diverso, e un autunno che può tradire
Sostanzialmente questi commenti, questi comunicati stampa, queste interviste andrebbero interpretati in questo modo: ci dobbiamo abituare a un clima che è diverso rispetto al passato, e l’autunno e l’inverno che ci aspettano possono essere più inclementi rispetto alla media. Possono essere addirittura traditori, perché a lunghi periodi di bel tempo si potrebbero alternare fasi di eccessivo cattivo tempo.
D’altronde lo abbiamo già sperimentato anche l’inverno scorso, con alcune tempeste che hanno interessato la Sardegna orientale e le regioni ioniche del Sud Italia provocando molti danni: la Protezione Civile aveva disposto addirittura l’allerta meteo rossa, cosa che è successa varie volte durante l’inverno scorso, se non erro. I fenomeni meteorologici stanno assumendo a volte un carattere estremo che in passato si verificava più raramente. Ciò non vuol dire che in tempi che furono non ci siano stati eventi atmosferici estremi: tra le altre cose, se parliamo anche di qualche centinaio di anni fa, eravamo meno preparati persino alle alluvioni. Oggi, ad esempio, a Roma il Tevere non esonda più come esondava in precedenza, allagando persino la città.
Con gli anni ci siamo abituati al clima estremo, al fatto che comunque le condizioni meteorologiche ci possono porre in una situazione di grave disagio. Ora, con il cambiamento climatico, El Niño può procurarci nei prossimi mesi situazioni meteorologiche estreme non facilmente prevedibili. Abbiamo parlato in passato anche del rischio che si verifichino persino ondate di gelo, come magari non succedono da molti anni, perché le cosiddette onde atmosferiche si possono propagare in maniera caotica e andare a generare quelle condizioni che poi sono causa di fenomeni atmosferici estremi, anche di freddo. Ma la linea di tendenza, la proiezione, è quella verso il caldo e soprattutto verso precipitazioni molto abbondanti in tempi brevi.
Neve forte sulle Alpi, tendenza e non certezza
Molti meteorologi e molte previsioni prospettano per il prossimo inverno fortissime nevicate sul settore alpino meridionale, cioè sulle Alpi italiane, al Nord, dove quindi dovrebbe cadere tantissima neve. Questa è una previsione, non è una certezza, bisogna dirlo: si parla sempre di linee di tendenza, si parla sempre di forme di prevenzione, sulla base di tutta una serie di informazioni di carattere scientifico e di elaborazioni da parte dei modelli matematici. La vera e propria certezza sul tempo atmosferico ce l’abbiamo da qui a pochi giorni di distanza. Il resto è solo un’informazione di cui dobbiamo tener conto.
Ai cambiamenti climatici, però, ci dobbiamo veramente preparare. Su El Niño diciamo che dobbiamo tenerne conto, anche perché in maniera diretta non interesserà l’Italia e neanche l’Europa.
Credit
- Met Office – An ‘unprecedented’ El Niño and its implications for the weather forecast (21 agosto 2026)
- Met Office – What does the latest long-range forecast tell us and what role could El Niño play this autumn?
- World Meteorological Organization – El Niño/La Niña Update (agosto 2026)
- NOAA Climate Prediction Center – ENSO Diagnostic Discussion