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Perché l’El Niño di quest’anno viene chiamato Godzilla

In questo periodo diverse aziende italiane guardano con una certa apprensione, se non con vero e proprio allarmismo, a un fenomeno atmosferico chiamato El Niño, ribattezzato dagli esperti con un termine non proprio meteorologico: “Godzilla“. Tanto è intensa la sua eccezionalità. Un El Niño così forte è probabilmente intensificato anche dai cambiamenti climatici e dal fatto che gli oceani oggi sono più caldi rispetto a vent’anni o trent’anni fa: è dunque plausibile assistere a episodi di questo tipo più violenti e, di converso, a fasi di La Niña più deboli, proprio a causa del riscaldamento del pianeta.

Il punto, però, è un altro: probabilmente andrebbero rivisti i livelli di intensità con cui classifichiamo questi fenomeni, perché applicare oggi le stesse soglie usate negli anni Sessanta, Settanta, Ottanta e Novanta non ha più molto senso, visto quanto è cambiato il clima. Basta confrontare le temperature registrate in questi mesi con quelle di sessant’anni fa per accorgersi che l’estate 2026, in Italia, ha probabilmente fatto segnare valori anche di oltre 5°C sopra la media – una media calcolata sull’ultimo trentennio, un periodo che negli ultimi vent’anni ha visto un’accelerazione rapidissima del Riscaldamento Globale.

 

Corriere della Sera scrive, gli italiani hanno paura del Clima che Cambia

Il Riscaldamento Globale preoccupa parecchio, e lo conferma un’indagine pubblicata oggi dal Corriere della Sera: una percentuale altissima di italiani si dice preoccupata da El Niño, un dato significativo se si pensa che non stiamo parlando dei Paesi del Sud-Est asiatico o affacciati sull’Oceano Pacifico, direttamente investiti dal fenomeno. In Italia la preoccupazione è per certi versi eccessiva, perché El Niño produce sul nostro territorio conseguenze soltanto indirette. Conseguenze che, tuttavia, possono essere anche molto rilevanti e, soprattutto, difficili da prevedere, a differenza di quanto accade nei Paesi che si affacciano sull’Oceano Pacifico, dove il fenomeno genera condizioni atmosferiche tipiche e riconoscibili.

Da noi El Niño arriva in maniera indiretta e spesso a sorpresa, perché deriva da onde atmosferiche che in meteorologia vengono chiamate teleconnessioni. Il fenomeno influenza, ad esempio, il Vortice Polare e la NAO, l’indice climatico nord-atlantico che regola il transito delle perturbazioni, oltre ad avere un peso sulla configurazione delle alte pressioni. Un’influenza che, pur indiretta, resta massiccia: motivo di preoccupazione più che legittimo, anche perché l’estate 2026, pur non derivando direttamente da El Niño, è stata comunque amplificata dai cambiamenti climatici.

 

Le vittime del caldo e il conto pagato dall’agricoltura

Non a caso, in questi giorni molti giornali, anche esteri, titolano sul numero di vittime causate dalle ondate di calore e dai picchi di temperatura, che colpiscono soprattutto le persone più vulnerabili. Ma per le Aziende l’aspetto più grave riguarda le ripercussioni sull’agricoltura: il caldo ha danneggiato sensibilmente la produzione, alterandola quasi del tutto. C’è stata una vendemmia precoce, mentre frutta e verdura – alimenti base della dieta mediterranea, ma non solo – hanno raggiunto prezzi altissimi sui mercati. Un fenomeno che non riguarda solo l’area del Mediterraneo, ma l’intero pianeta: ovunque i cambiamenti climatici e le temperature eccessive hanno colpito l’agricoltura.

È soprattutto il settore agricolo, quindi, ad avere bisogno di informazioni dettagliate sul cambiamento climatico e sulle previsioni meteorologiche, specialmente quelle a lungo termine: previsioni che, pur soggette a variazioni, permettono comunque una forma di prevenzione a chi lavora la terra. Le stesse informazioni sono utilissime anche in ambito energetico, per la produzione e la vendita di energia elettrica e gas. La meteorologia è ormai una disciplina che condiziona la quotidianità, e in Italia le aziende iniziano finalmente a comprenderne l’importanza: lo notiamo anche da quanto ci viene richiesto quotidianamente. Anche i privati cittadini seguono le previsioni con crescente attenzione, e non mancano le lamentele per un’estate 2026 dal caldo tardivo che sembra non voler passare.

 

Il caldo non arretra: temperature roventi in tutta Europa

Nei prossimi giorni avremo un breve refrigerio grazie all’arrivo di aria più fresca da est-nordest, ma il caldo tornerà presto. Ieri, 21 settembre, si sono toccati 39°C in Spagna e 36°C nel Sud-Ovest della Francia: ancora una volta la Francia si conferma tra i Paesi europei più colpiti dalle ondate di calore. Temperature inferiori, ma comunque significative, anche nelle Isole Britanniche, in particolare nel Sud dell’Inghilterra: nell’area di Londra i prati sono ingialliti come non succedeva da decenni, addirittura dal 1974.

Queste dinamiche, che si tratti di El Niño o di cambiamento climatico, restano un motivo di preoccupazione per le imprese, perché alterano la produzione e generano costi aggiuntivi, soprattutto in estate, per il raffreddamento delle strutture in cui si lavora. Il problema riguarda anche gli ambienti scolastici: se n’è parlato molto in passato, meno adesso, ma nelle aule fa ancora caldo, persino al Nord Italia, dove nei giorni scorsi si sono toccati valori sopra i 30°C, tipici in passato di alcune giornate di luglio o agosto tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta. Molti edifici scolastici, del resto, sono stati costruiti prima di quegli anni e non sono progettati per proteggere gli ambienti dal caldo eccessivo. Ci troviamo di fronte a un meteo incerto ed estremo, capace di generare ansia sia nei cittadini sia nelle imprese.

La risposta è la prevenzione, che parte dalla conoscenza delle previsioni a lungo termine, pur nella consapevolezza che possono cambiare. Sapere, ad esempio, che ottobre potrebbe essere un mese piovoso e utile è già di per sé prezioso, anche se le previsioni a lunghissimo termine non sono certezze ma probabilità. E se ottobre non dovesse rivelarsi piovoso, resta comunque importante arrivarci consapevoli che potrebbe attenuare la siccità, o il deficit pluviometrico, che affligge diverse aree italiane.

 

Temporali violenti che non bastano contro la siccità

In Italia, a differenza di altre aree europee come Francia e Spagna, le precipitazioni non sono affatto mancate, ma sono arrivate soprattutto sotto forma di temporali che scaricano piogge abbondanti in pochissimo tempo. Un esempio su tutti: domenica scorsa si è abbattuta sulla Sardegna una serie di temporali proprio nelle località che, nel culmine dell’estate, avevano toccato i 47°C, con numerose giornate di 40°C di temperatura massima. Una situazione smisurata: chi conosce bene il meteo dell’isola sa che leggere valori di 40°C, fino a pochi anni fa, era raro, un evento che si verificava poche volte l’anno. Nel 2026 quei valori sono stati superati abbondantemente rispetto al 2017, e ci si è avvicinati – forse persino peggiorati – ai livelli del 2003.

Il problema è che quantità di pioggia pari a un sesto dell’apporto medio annuo, cadute in un solo pomeriggio, non hanno un effetto positivo sul territorio: creano soltanto danni. Un po’ d’acqua filtra nel terreno, ma un suolo secco e reso impermeabile dal caldo ne assorbe pochissima; probabilmente l’erba ricrescerà, ma l’acqua non raggiunge le falde acquifere e finisce dritta verso il mare. Un fatto grave, perché significa che la carenza idrica in profondità non viene affatto attenuata. Non è successo solo in Sardegna, ma in molte regioni italiane, con un’incidenza leggermente inferiore al Nord Italia, dove si è comunque registrato un susseguirsi di temporali.

 

Anche il Nord Italia non è stato risparmiato

Al Nord Italia, in particolare in Pianura Padana, hanno prevalso sia il caldo sia l’afa, che ne amplifica ulteriormente la percezione. I temporali, rispetto alla media, sono stati pochi, ma quando si sono scatenati hanno portato precipitazioni abbondanti concentrate in tempi brevissimi: fenomeni più intensi della norma, con grandinate devastanti e raffiche di vento che hanno danneggiato colture, sradicato alberi e colpito abitazioni.

 

Perché oggi le previsioni meteo contano più di prima

Le previsioni meteorologiche, soprattutto quelle a lungo termine, sono ormai uno strumento essenziale per cittadini e imprese: lo sanno tutti, ed è tempo che anche il sistema di classificazione dei fenomeni estremi come El Niño si aggiorni a un clima definitivamente cambiato.

 

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