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L’ultimo ruggito dell’alta pressione

Il promontorio nordafricano sta vivendo quella che ha tutta l’aria di essere la sua accelerata conclusiva sul Mediterraneo. Fino a domenica 6 settembre continuerà a governare il tempo del Mare Nostrum, spazzando via piogge e temporali anche su buona parte dell’Europa centro-meridionale. A far discutere sarà soprattutto il caldo, che tornerà a farsi sentire con decisione lungo tutta la Penisola, dal Nord alle Isole, con i picchi attesi fra venerdì 5 e sabato 6 settembre, quando i termometri potranno spingersi fino a 38°C nelle zone più esposte.

Non è soltanto una questione di valori diurni. L’umidità elevata e la ventilazione debole rendono la percezione del caldo ben più pesante del dato letto sul termometro, con notti tropicali diffuse nelle grandi aree urbane e minime che faticano a scendere sotto i 25°C. Le città pagano il conto più salato, perché asfalto e cemento restituiscono di notte il calore accumulato nelle ore diurne, amplificando lo stress termico su chi vive nei centri abitati. A Milano come a Roma, il fine settimana sarà l’ultima grande prova di resistenza dell’Estate.

 

Perché la struttura anticiclonica è destinata a cedere

Il motivo del cambiamento va cercato molto più a nord. Una vasta depressione fredda si sta posizionando a ridosso della Scandinavia e il suo effetto sarà quello di scardinare progressivamente l’equilibrio che ha retto l’Europa meridionale per l’intera stagione calda. Le correnti d’aria fresca associate a quel minimo cominceranno a scivolare verso latitudini più basse, erodendo il fianco settentrionale del promontorio subtropicale.

I modelli matematici insistono su questo schema ormai da diversi aggiornamenti. Le elaborazioni termiche dei principali centri di calcolo internazionali indicano per la prossima settimana un contesto decisamente più fresco sul continente, con un ridimensionamento che non si limiterà a riportare le temperature sui valori medi del periodo: localmente si potrà scendere anche al di sotto. Resta da capire se l’indebolimento della struttura calda favorirà l’isolamento di una goccia fredda in quota, elemento che cambierebbe sensibilmente la distribuzione dei fenomeni e che seguiremo nei prossimi aggiornamenti.

 

La svolta arriva a metà della prossima settimana

I primi segnali si vedranno già lunedì 7 settembre, quando qualche temporale riuscirà a farsi strada sulle regioni settentrionali. Il vero cambio di passo, però, è atteso per mercoledì 9 settembre: un sistema frontale inserito in una spigolosa saccatura atlantica introdurrà rovesci e temporali anche di forte intensità, mettendo fine alla lunga fase rovente.

La media degli scenari del modello matematico GFS colloca proprio nelle ore centrali di mercoledì 9 le probabilità più elevate di precipitazione, con i valori massimi concentrati sulle regioni centro-settentrionali e in progressiva estensione verso il resto del continente. Il contrasto fra l’aria più fresca in arrivo dai quadranti nord-occidentali e le temperature molto elevate presenti al suolo rappresenta la miccia ideale per fenomeni intensi, con rischio di grandinate e colpi di vento. Un meccanismo che, del resto, si è già visto all’opera nelle scorse settimane sull’arco alpino e appenninico.

 

Dove colpirà il peggioramento e quanto scenderanno i valori

L’ingresso instabile partirà dalle regioni settentrionali per poi trasferirsi verso il Centro e il Sud entro venerdì 11 settembre. Le zone di pianura e le aree costiere, dove l’accumulo di calore e umidità è stato maggiore, saranno le più esposte ai rovesci organizzati. Sulle Isole Maggiori gli effetti dovrebbero arrivare in ritardo e con intensità inferiore, almeno nella prima fase.

Il quadro termico subirà un ridimensionamento consistente su tutto lo scacchiere italiano. Le proiezioni per venerdì 11 settembre descrivono un’Europa centrale addirittura fresca e una Penisola liberata dal caldo anomalo, con condizioni decisamente più miti e finalmente in linea con il periodo. Non un crollo brusco ovunque, ma una ricalibratura che riporta l’atmosfera dove dovrebbe essere in questa fase dell’anno.

 

Cosa aspettarsi nella seconda metà del mese

Superata la rinfrescata, alcuni centri di calcolo europei ipotizzano un secondo affondo depressionario a stretto giro, stavolta più consistente e in arrivo dai quadranti nord-occidentali. Se lo scenario trovasse conferma, si potrebbe parlare a tutti gli effetti dell’avvio del vero autunno, con gli assalti nord-atlantici che comincerebbero a fare sul serio.

Le proiezioni mensili, che restano tali e vanno maneggiate come indicazioni di tendenza e non come previsioni, disegnano per la seconda metà del mese una variabilità atmosferica marcata. Dentro quella variabilità possono rientrare anche temporanee rimonte anticicloniche, ma stavolta avrebbero vita breve: più richiami prefrontali in attesa del peggioramento successivo che veri periodi stabili. È la differenza sostanziale rispetto ai mesi appena trascorsi, quando il dominio subtropicale è stato pressoché incontrastato da giugno in poi.

C’è poi una variabile che conviene tenere d’occhio: il Mediterraneo resta eccezionalmente caldo e rappresenta un serbatoio di energia enorme per i sistemi perturbati che arriveranno da ovest. È il motivo per cui i primi affondi atlantici della stagione, in un contesto simile, tendono a produrre fenomeni più violenti della media. Il calendario, del resto, conta molto meno della circolazione atmosferica: l’autunno meteorologico è cominciato il primo del mese, ma quello vero comincia quando cambiano gli assetti in quota. E, dopo un avvio ancora pienamente estivo, quel momento sembra ormai a portata di mano.

 

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