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Nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre 2026 le lancette tornano indietro di un’ora: alle 3:00 saranno di nuovo le 2:00. Si dorme sessanta minuti in più, per coloro che non hanno l’orogologio biologico, che si svegliano senza sveglia. La contropartita arriva poi la sera, e personalmente è ciò che apprezzo meno, non so voi. Il tramonto, che fino al giorno prima cadeva dopo le 18:00, scivola di colpo intorno alle 17:00 su gran parte dell’Italia. E continuerà ad anticiparsi fino al solstizio d’inverno.

 

Il termometro non cambia, la nostra percezione si

L’ora solare non sposta le temperature nemmeno di un decimo di grado. L’atmosfera segue il graduale abbassamento nell’orizzonte del sole sole, e non la variazione di un’ora di orologio. Cambia però il momento in cui perdiamo la luce del sole. Dopo il tramonto il suolo cede calore verso lo spazio, il cosiddetto raffreddamento radiativo, più marcato con cielo sereno e aria secca, più lento con aria umida, e poi molto indebolito con cielo coperto. Uscire dall’ufficio, a portare a spasso il cane, a fare una passeggiata dopo lo studio, oppure andar fuori casa per i fatti propro alle 18:00 significa trovarsi già nella fase fredda della giornata, al buio, con l’umidità in salita. Nelle pianure del Nord Italia, intanto, la nebbia è pronta a formarsi ben presto, anche se dapprima interviene la foschia, che di questi tempi è favorità anche dalla concentrazione crescente di agenti inquinanti, vista la natura dell’area geografica. Insomma, il freddo d’autunno arriva prima come percezione con il buio che viene un’ora prima, che con la temperatura, che comunque con ottobre diffusamente in Italia si abbassa ovunque.

 

Luce, cervello e meteoropatia

La luce è il segnale principale per il nostro orologio biologico, un piccolo gruppo di neuroni nell’ipotalamo chiamato nucleo soprachiasmatico. Quando la luce cala, l’organismo produce più melatonina, l’ormone che prepara al sonno. La serotonina, legata al tono dell’umore, tende invece a ridursi. Da qui la stanchezza, la sonnolenza pomeridiana e quella vena di malinconia che molti avvertono nelle prime settimane.

È ciò che chiamiamo meteoropatia. Non è una malattia, ma una sensibilità individuale alle variazioni di luce, pressione e temperatura. Nelle forme più intense si parla di disturbo affettivo stagionale, più frequente alle latitudini elevate del Nord Europa. Di norma il corpo si riallinea in pochi giorni. Per ridurne gli effetti, è di aiuto esporsi alla luce del mattino, che con l’ora solare arriva prima: è quella più efficace nel rimettere in orario l’organismo.

 

Ora legale tutto l’anno? Il dibattito resta aperto

In Italia cresce il fronte di chi chiede l’ora legale permanente, in nome del risparmio energetico e di pomeriggi più luminosi. La Commissione europea propose nel 2018 di abolire il doppio cambio, e la consultazione pubblica registrò l’84% di favorevoli. I Paesi membri, però, non hanno mai trovato un’intesa su quale orario adottare. Bruxelles ha avviato una nuova valutazione d’impatto, attesa entro la fine del 2026.

La medicina del sonno la pensa diversamente. L’American Academy of Sleep Medicine sostiene che l’ora solare permanente sia la scelta più coerente con i ritmi circadiani. Con l’ora legale anche d’inverno, a Milano il sole sorgerebbe dopo le 9:00 tra fine dicembre e inizio gennaio. Vorrebbe dire mattine buie per milioni di studenti e lavoratori. Un compromesso perfetto non esiste: si tratta di decidere dove mettere la luce, se al mattino o alla sera.

 

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