L’autunno meteorologico comincia il 1° settembre, tre settimane dopo inizia quello astronomico. E allora vale la pena chiedersi, ora che siamo a Ferragosto, che stagione ci aspetta. Le risposte – parziali, provvisorie, da maneggiare con cura – arrivano dalle ultime emissioni di due pesi massimi della modellistica: il CFS, il modello climatico del centro americano NOAA, e il modello stagionale di ECMWF, il Centro Europeo per le Previsioni a Medio Termine. Parliamo di una tendenza per il trimestre settembre-ottobre-novembre, non di una previsione puntuale: le proiezioni a mesi di distanza indicano lo scenario più probabile, e le variazioni potranno essere anche ampie. Ma il quadro d’insieme, quello sì, si può leggere. Ieri abbiamo visto le temperature, oggi soprattutto la piovosità, con qualche aggiornamento accessorio.

 

La visione d’insieme: da un’Europa bloccata a un’Europa dinamica

Messe una accanto all’altra, le mappe raccontano una storia in tre atti. Primo atto, settembre: pressione superiore alla norma su mezza Europa, con il cuore dell’anomalia tra Mare del Nord, Scandinavia e Baltico. Secondo atto, ottobre: il campo barico cede, prima sul Mediterraneo secondo il modello americano, dall’Atlantico secondo quello europeo. Terzo atto, novembre: anomalie negative di pressione quasi ovunque, segno di una circolazione finalmente vivace, con le perturbazioni oceaniche in transito sul continente.

Insomma, un autunno che partirebbe col freno tirato e finirebbe in corsa. Uno schema già visto in altre stagioni recenti, va detto, ma stavolta con un ingrediente in più. Anzi, con l’ingrediente decisivo.

 

Il convitato è un mare caldissimo

Il Mar Mediterraneo sarà protagonista. Le sue acque hanno accumulato per mesi un calore enorme, con anomalie fino a 8°C sopra la media già a inizio estate e temperature superficiali che in piena estate hanno toccato valori mai registrati (oltre 33°C). Un mare così è un serbatoio di energia e vapore acqueo: finché l’alta pressione lo tiene sotto il coperchio non succede quasi nulla, ma quando arriva la prima aria fredda in quota il contrasto libera tutto in una volta. È la fisica dei temporali autorigeneranti, dei nubifragi, delle alluvioni lampo. E, nei casi più estremi, dei Medicane, i cicloni mediterranei dalle caratteristiche simil tropicali.

 

Settembre: l’Estate che non vuole finire

Per il primo mese autunnale il CFS disegna un’anomalia di pressione fortemente positiva centrata tra Isole Britanniche, Danimarca e Scandinavia, e il modello europeo conferma la stessa impronta anticiclonica, seppur più sfumata. Tradotto: blocco. Poche perturbazioni, tanta stabilità, caldo sopra la norma soprattutto sul Mediterraneo occidentale, con Sardegna e Corsica tra le aree più segnate dall’anomalia termica. Sulle precipitazioni i due modelli divergono un poco: l’americano vede un deficit marcato tra Francia, Germania, Alpi e Nord Italia, mentre l’europeo concede qualcosa in più al Centro-Sud e ai versanti adriatici, dove qualche impulso instabile potrebbe scavalcare il blocco.

Un settembre dal sapore estivo, dunque, non troppo diverso dal finale d’agosto che stiamo vivendo, tra il caldo risalito fino a 42°C e la crepa temporalesca che si aprirebbe dopo Ferragosto. Attenzione però: in un contesto simile bastano singoli affondi freschi per accendere fenomeni violenti, come già accaduto con i temporali di inizio agosto.

 

Ottobre: il mese della svolta, occhi puntati sull’Italia

Qui le mappe cambiano faccia. Il CFS proietta per ottobre un’anomalia barica negativa estesa proprio sul Mediterraneo centrale, dai Balcani al Mar Ionio fino al medio Tirreno, mentre l’alta pressione si ritira verso la Russia. È la firma classica delle saccature che affondano sul bacino e vi restano intrappolate, generando cicloni mediterranei a ripetizione. Il modello europeo racconta la stessa svolta ma con regia atlantica: pressione in calo tra Isole Britanniche, Francia e Italia, porta oceanica che si spalanca.

Le conseguenze per il nostro Paese? Le mappe delle precipitazioni parlano chiaro: surplus di pioggia su gran parte della Penisola, con segnale più deciso su regioni tirreniche, Sud e area adriatica meridionale. Sarebbe il mese in cui la lunga siccità estiva comincia finalmente a rientrare, ma anche quello a più alto rischio idrogeologico. Con un mare ancora caldissimo, ogni saccatura potrà esaltare i contrasti: come il rischio di nubifragi su Genova e sulla Liguria, piogge abbondanti sul versante tirrenico tra Roma e Napoli, episodi intensi fino a Palermo e alla Sicilia, dove le acque marine resteranno a lungo sopra la norma. Gli autunni recenti, dalle alluvioni liguri alle piene improvvise del Sud, insegnano che questa configurazione va presa sul serio.

 

Novembre: l’autunno pieno, tra Atlantico e mitezza

L’ultimo mese del trimestre appare, in entrambi i modelli, il più dinamico. Anomalie di pressione negative diffuse dall’Atlantico all’Europa orientale: circolazione occidentale attiva, perturbazioni in serie, piovosità nel complesso nella norma o superiore su gran parte del continente. Per l’Italia significherebbe piogge più regolari anche al Nord, dove la Pianura Padana e Milano attendono da mesi rifornimenti seri per il Po e i grandi laghi. Qualche riserva: il CFS lascia intravedere un segnale più avaro sul medio Adriatico, dettaglio da verificare nei prossimi aggiornamenti.

E le temperature? Nessun anticipo d’inverno all’orizzonte, almeno per ora. La proiezione europea sul trimestre novembre-gennaio indica anomalie positive di 1°C-2°C su tutto il Paese. Un autunno mite nel complesso, il che non esclude – lo sappiamo bene – singole irruzioni fredde o nevicate in montagna. La media nasconde sempre gli episodi.

In sisntesi, cosa vuol dire questo tempo

Settembre col vestito dell’estate, ottobre come mese chiave con piogge in deciso aumento e rischio di eventi intensi alimentati da un mare eccezionalmente caldo, novembre atlantico e mite. Questo il filo conduttore delle proiezioni attuali. Che restano, giova ripeterlo, una tendenza: utile per capire il carattere della stagione, non per pianificare il weekend. I prossimi aggiornamenti dei modelli diranno se lo scenario reggerà o se l’atmosfera, come talvolta le riesce benissimo, deciderà di sparigliare le carte.

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