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Un’estate che si misura sulle temperature minime, non solo sulle massime

Molti italiani sono alle prese con un’ondata di calore che, al di là dell’eccezionalità dell’evento atmosferico in corso su alcune aree, si sta distinguendo soprattutto per le temperature minime straordinariamente elevate. L’estate 2026 andrà ricordata proprio per questo: sono i valori notturni ad aver segnato i primati. Il punto, ora, è capire osservando i modelli matematici anche a più lungo termine quando potrà verificarsi in Italia la rottura di una stagione estiva estenuante e lunga. L’ausilio arriva dal modello matematico americano (GFS) e da quello europeo (ECMWF), le cui mappe di previsione qualche cambiamento lo lasciano intravedere, ma molto avanti nel tempo, come abbiamo già raccontato analizzando lo spiraglio di refrigerio a inizio settembre, che a questo punto, appare come un contenimento della calura. Ma c’è parecchio da dire su questo, e lo affronterò nell’articolo odierno.

 

Grandine e danni tra Lombardia e Veneto

Il Nord Italia è tutto sommato fuori dall’ondata di calore, eccetto alcune aree, e ha visto invece temporali violenti che definirei devastanti, con grandinate che hanno danneggiato beni e agricoltura. In Lombardia e nel Veneto occidentale i chicchi caduti durante l’alba di oggi hanno fracassato automobili, danneggiato imposte e tetti, soprattutto tra il settore centro-orientale lombardo, il Varesotto e alcune zone venete.

Questi fenomeni sono la dimostrazione dell’eccezionalità della situazione atmosferica che stiamo vivendo. Nel Nord Italia, in questo momento, il gran caldo non c’è, ma il calore incredibile che si è manifestato e continua a manifestarsi sul resto della Penisola ha un impatto anche sulle aree settentrionali, dove sono già arrivati alcuni impulsi molto blandi di aria oceanica. È sufficiente una miccia per far esplodere il Mar Mediterraneo, e questa volta non solo il mare ma anche la terraferma, in un bacino che ha toccato i 33°C in superficie.

Danni ai veicoli in Lombardia.
Danni ai veicoli in Lombardia.

 

Chicchi di grandine in Lombardia.
Chicchi di grandine in Lombardia.

 

Chicchi di grandine in Lombardia.

 

Il limite dei modelli matematici sulla Val Padana

Molto spesso nei bollettini leggete che i fenomeni temporaleschi maggiori si verificheranno sulle aree alpine e prealpine: in realtà i più violenti dell’intera stagione estiva, e non solo di quest’anno, li vediamo in pianura, dove il contrasto termico è maggiore. I modelli matematici non intercettano questa situazione, neppure quelli ad alta risoluzione sulla Val Padana, e faticano quindi a cogliere le rimodulazioni necessarie. Tanto che anche noi avevamo pubblicato articoli sul rischio di grandinate di grosse dimensioni al Nord Italia senza poter indicare le aree precise. I fenomeni ci sono stati, puntualmente come documentato alcune delle foto che allego.

 

Il calo termico e la nuova risalita di inizio settembre

Adesso l’obiettivo è capire quando arriverà il vero refrigerio.

Il Nord Italia vedrà temperature sopra la media per almeno due settimane: in alcune circostanze, per cielo coperto o precipitazioni, ci saranno giornate più accettabili, ma la visione d’insieme conta di più. L’autunno meteorologico, che comincia tre settimane prima di quello astronomico, si aprirà al settentrione con valori sopra la norma e con raffiche temporalesche che, per il contrasto con un mare caldissimo, produrranno fenomeni anche molto violenti, non prevedibili nel lungo termine. Non si può dire che il giorno X, nella provincia o nel comune Y, ci sarà quel temporale: possiamo fare solo valutazioni d’insieme, peraltro tutte da confermare.

Il calo termico – però – ci sarà in tutta Italia, e sarà come già avvenuto, maggiore per il Nord Italia, ma attenzione: i modelli matematici vedono anche brusche virate verso l’alto nei primi giorni di settembre, con bolle d’aria calda che si libereranno dal Nord Africa verso nord-est, interessando prima la Penisola Iberica, poi il centro e il sud della Francia e infine il Nord Italia e tutto il resto del nostro Paese. Ondate di caldo che al momento non sembrano violentissime come quella attuale, ma parliamo di stime. Un episodio simile si intravede attorno al 5-6 settembre, ma siamo ancora molto distanti: quando si parla di eventi meteorologici estremi servono maggiori informazioni. Mi auguro che non si vada verso primati di entità storica come quelli del 1946, quando in settembre alcune stazioni allora funzionanti toccarono 45°C, e per ora non ci sono previsioni che lo lasciano a intendere.

 

Le anomalie che alimentano il calore e i temporali

Siamo in una fase di eccezionalità e questo caldo fatica ad abbandonare il bacino del Mediterraneo. Pesano più anomalie: la prima è la ITCZ, spintasi estremamente verso nord; la seconda è la Cella di Hadley, che riversa verso il basso aria calda. Non possiamo però attribuire in modo diretto a queste situazioni le ondate di calore, che dipendono invece dall’espansione verso nord dell’Anticiclone Subtropicale, ormai stabilito da mesi sul Mediterraneo e sulle zone prospicienti, e destinato a resistere anche nella prima decade di settembre. Su questo fronte pesa pure il quadro descritto dalle proiezioni legate a El Niño in crescita, che in qualche modo influenza del teleconnessioni, ovvero, gli indici climatici. Ma attenzione, non El Niño a causare questa ondata di calore.

C’è un tentativo dell’Oceano Atlantico di spingere verso sud questo ammasso d’aria calda, ma non è detto che riesca. Possibile invece che impulsi di aria instabile penetrino sulle regioni settentrionali e poi anche verso il Centro Italia, innescando sui mari la genesi di temporali marittimi: fenomeni estremamente isolati, però. Al momento non esiste una previsione che indichi la formazione di aree temporalesche organizzate sui mari prospicienti l’Italia con successivo interessamento delle zone costiere. Elemento non trascurabile, e quindi non ci possiamo inventare tale possibilità. I mari saranno li, caldissimi, in attesa di essere utilizzati come energia per i prossimi temporali.

 

Le proiezioni fino al 12 settembre

Spingendoci fino al 12 settembre, il centro meteo europeo e quello americano offrono una previsione sostanzialmente simile: l’influenza nordafricana proseguirà nei primi giorni e forse per l’intera prima decade di settembre, con temperature sopra la media. Onestamente non credo con un caldo violento come quello vissuto, ma escluderlo a priori non è possibile. L’attuale ondata è stata intercettata appena 3-5 giorni fa, e sull’intensità la consapevolezza è cresciuta di giorno in giorno; nemmeno i modelli matematici ad altissima risoluzione avevano visto i picchi poi realmente misurati. Per la cronaca, in Sardegna diverse stazioni hanno toccato 47°C nella giornata del 27 agosto, con fonti ufficiali tra cui l’ARPA Sardegna: valori da considerare certi, che ci hanno avvicinato agli estremi di luglio, come già segnalato quando avvertivamo del rischio record storici.

A completare il quadro, i temporali generati dall’eccesso di calore che hanno prodotto raffiche tempestose, fulmini e tuoni con base nuvolosa molto alta in quota e quasi nessuna pioggia al suolo in Sardegna.

 

In chiusura, il raffrescamento sarà molto graduale e avverrà in un contesto di temperature ancora sopra la media: avremo un’estate attenuata rispetto alla furia di queste settimane, ma pur sempre anomala persino per gli standard di un luglio o di un agosto degli anni Sessanta e Settanta. È questo lo scenario che si legge per la prima decade di settembre, in linea con la tendenza stagionale sulle piogge autunnali.

 

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