Afa da record al Sud Italia: 32°C sembrano 40°C
La scorsa notte, nelle regioni meridionali, è stata infernale. Le notizie giungono da più parti e i dati a disposizione lo spiegano bene: la notte è iniziata con un’afa diventata imponente, straordinaria, derivante da una situazione causata dal forte riscaldamento delle acque mediterranee e dall’ondata di calore che, anche se in attenuazione, persiste ed è molto intensa. Non vuole lasciare alcune aree del Sud Italia e la Sicilia, dove le temperature continuano a essere elevate.
Nella giornata di domenica si sono di nuovo toccati i 40°C. Oggi, invece, solo su alcune zone interne si potrebbero toccare valori che sfiorano i 40°C, perché ovunque la temperatura è diminuita ed è scesa anche lungo le coste. Tuttavia persiste questa umidità atmosferica esagerata che soprattutto nei grossi centri urbani tende a determinare una situazione di caldo particolarmente afoso. E qui sta il punto che molti bollettini continuano a mancare: il termometro è sceso, il disagio no.
Punto di rugiada oltre i 25°C, il numero che comanda davvero
L’afa, va ricordato, è una condizione meteo che determina una sensazione termica superiore a quella misurata dai termometri, e si manifesta quando quel valore chiamato punto di rugiada – ovvero il punto di saturazione dell’aria – raggiunge i 20°C. Dal versante adriatico verso sud molte località delle regioni meridionali, della Sardegna, della Sicilia, di tutto il settore adriatico e ionico hanno punto di saturazione dell’aria fino e anche oltre i 25°C.
Un esempio rende l’idea meglio di qualsiasi grafico. Prendete un bicchiere dal frigorifero e appoggiatelo sul tavolo: nel giro di pochi secondi si ricopre di goccioline. Quel vetro ha raffreddato l’aria che lo circondava fino al punto di rugiada, e il vapore invisibile è tornato liquido davanti ai vostri occhi. Con un punto di rugiada di 25°C significa che basterebbe portare l’aria a 25°C perché si formi la nebbia. Nebbia a 25°C, non è un’iperbole giornalistica, è termodinamica. Così che stamattina, su alcune località costiere si è persino presentata lei, la nebbia, una nebbia calda, volendo, perchè c’erano 25°C e oltre. Niente di innaturale, una normale interezione tra masse d’aria.
Il secondo esempio dovuto all’umidità elevata lo trovate sul balcone. Un asciugamano steso alle sette di sera, in una serata come quella appena trascorsa, la mattina dopo è ancora umido. L’aria non ha più spazio per accogliere altro vapore, quindi non asciuga nulla. Il terzo esempio ve lo regalano le automobili parcheggiate anche a diversi chilometri dalla costa, coperte di rugiada all’alba nonostante minime tutt’altro che fresche.
Il corpo funziona esattamente come quell’asciugamano
Il nostro sistema di raffreddamento è la sudorazione, e funziona a una sola condizione: che il sudore evapori. L’evaporazione sottrae calore alla pelle, ed è quella sottrazione a mantenere stabile la temperatura interna. Quando l’aria è già satura di vapore l’evaporazione rallenta fino quasi ad annullarsi, e il sudore smette di essere un refrigerante per diventare semplicemente un liquido che cola addosso.
Il sudore che gocciola è sudore sprecato. Questa frase, che ripeto da anni a chi mi chiede perché a luglio in Sardegna e Sicilia interne si reggano bene 38°C mentre lungo le coste 32°C diventano insopportabili, riassume tutta la differenza tra caldo torrido, quello delle zone interne, e caldo afoso quello umido della costa. Cambia il punto di rugiada, cambia il rendimento di raffreddamento del nostro corpo. Ne abbiamo parlato sulla temperatura percepita e gli indici di calore che nascono proprio per tradurre in gradi questa grandezza termica, che non è un numero esatto come quello misurato dai termometri, ma varia per varie ragioni.
Con 32°C e 25°C di rugiada la percezione schizza verso i 40°C
Quando la temperatura supera i 30°C e il punto di saturazione va oltre i 25°C – ad esempio con 32°C e 25°C di punto di rugiada – la sensazione termica schizza e l’Indice di calore si porta attorno ai 39-40°C. Sette gradi di scarto rispetto al valore letto in capannina, generati unicamente dal vapore acqueo.
Il calcolo deriva da formule matematiche, calcolando la temperatura all’ombra e con vento debole. Sotto il sole diretto la sensazione può risultare ancora più elevata. E sotto l’ombrellone, al mare, il caldo può essere pericoloso per la salute.
Il Mediterraneo è il serbatoio che alimenta tutto questo
Un bacino chiuso e relativamente poco profondo accumula calore per mesi e lo restituisce con enorme lentezza, alimentando un’evaporazione che carica di vapore i bassi strati. Con acque così calde la brezza pomeridiana smette di essere un sollievo e si trasforma in un nastro trasportatore di aria umida diretto verso pianure costiere ed entroterra immediati. È il motivo per cui la forte ondata di calore marino pesa sulla vita quotidiana molto più della sola temperatura dell’aria, e per cui il mare bollente resta l’elemento decisivo di questa fase.
Nelle città la situazione può essere peggiore: asfalto, cemento e pietra immagazzinano radiazione per tutta la giornata e la restituiscono dopo il tramonto, tenendo le temperature minime su valori che impediscono il recupero notturno. Spalancare le finestre serve a poco quando il punto di rugiada resta su questi livelli, perché si guadagna ricambio d’aria e si perde comfort: si fa entrare altro vapore. È il paradosso del calore che resta intrappolato nelle case, e spiega perché una notte come questa meriti l’aggettivo che le è stato affibbiato.
Questa si chiama temperatura percepita, che per certi versi vale al pari di quella misurata dai termometri. Le stazioni ufficiali registrano l’aria in un ambiente protetto da uno schermo detto solare, a circa due metri dal suolo, secondo criteri standardizzati dal WMO che servono a rendere confrontabile un dato di Palermo con uno di Amburgo. Nessuno di noi, però, vive dentro una capannina o uno schermo solare.
Il segnale da tenere d’occhio non è quindi solo la temperatura massima pomeridiana, ma anche e soprattutto il punto di rugiada. Finché resterà ancorato oltre i 22-25°C, ogni calo termico sarà una consolazione relativa. Quando scenderà stabilmente sotto i 20°C, allora si potrà parlare di attenuazione vera, come già avvenuto in altri passaggi di questa ondata di calore verso fine estate. Nel frattempo l’energia immagazzinata dal bacino Mediterraneo non sparirà in ventiquattro ore: il progressivo riscaldamento delle acque si smaltisce in mesi, e finché quel serbatoio resta sopra la media termica continuerà a produrre giornate pesanti e notti difficili, come mostrano bene le analisi sul lato oscuro del mare ad agosto, e a questo punto di inizio settembre.
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