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Rivelazioni sul DNA: antiche infezioni di malaria risalenti a 5.500 anni fa

Luigi Barbieri di Luigi Barbieri
28 Lug 2024 - 11:45
in Magazine
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La malaria continua a colpire milioni di persone nel mondo, causando mortalità significativa e influenzando l’evoluzione umana. Studi recenti utilizzando il DNA antico hanno illuminato la diffusione storica e le origini della malaria, mostrando la sua adattabilità e il suo impatto durante i tempi coloniali. Questi studi offrono spunti per combattere le sfide attuali e future della malaria.

 

 

Nonostante gli sforzi di controllo ed eradicazione, quasi metà della popolazione mondiale vive in aree a rischio, e l’Organizzazione Mondiale della Sanità stima circa 250 milioni di infezioni e oltre 600.000 morti ogni anno. Storicamente, la malaria ha influenzato l’evoluzione umana, con varianti genetiche come l’anemia falciforme che conferiscono resistenza parziale all’infezione.

 

 

Le specie di parassiti della malaria più letali, Plasmodium falciparum e Plasmodium vivax, hanno origini misteriose. Recenti progressi nel DNA antico hanno rivelato che i denti umani conservano tracce di patogeni presenti nel sangue al momento della morte. Un team internazionale ha ricostruito dati genomici antichi da 36 individui infetti, coprendo 5.500 anni di storia su cinque continenti, offrendo una nuova prospettiva sulla diffusione della malaria.

 

 

Nel sito di Rombout a Mechelen, in Belgio, adiacente al primo ospedale militare permanente d’Europa, il DNA antico ha identificato casi locali di P. vivax tra la popolazione generale. Dopo la costruzione dell’ospedale, sono stati trovati casi di malaria più virulenta da P. falciparum in individui maschi non locali, probabilmente soldati mediterranei. Questo suggerisce che i movimenti di truppe su larga scala hanno contribuito alla diffusione della malaria, simile alla cosiddetta malaria aeroportuale odierna.

 

 

A Chokhopani, nel Nepal, è stato identificato il caso più antico noto di malaria da P. falciparum, risalente all’800 a.C. Situato a 2800 metri sul livello del mare, il sito è ben al di fuori dell’habitat per il parassita e le zanzare. L’individuo infetto era un maschio locale, ma l’analisi suggerisce che le popolazioni himalayane erano coinvolte nel commercio a lunga distanza, collegando il Tibet con il subcontinente indiano.

I decessi per malaria hanno raggiunto un minimo storico negli anni 2010 grazie alle misure di sanità pubblica. Tuttavia, l’emergere di parassiti e vettori resistenti minaccia di invertire questi progressi. Il cambiamento meteorologico e la distruzione ambientale stanno rendendo nuove regioni vulnerabili alla malaria. Gli studiosi sperano che il DNA antico possa offrire strumenti aggiuntivi per combattere questa minaccia.

 

 

Johannes Krause, direttore di Archeogenetica al Max Planck Institute, sottolinea come la mobilità e lo spostamento delle popolazioni abbiano diffuso la malaria in passato, parallelo alla moderna globalizzazione che rende vulnerabili i paesi alla reintroduzione della malaria. Lo studio delle antiche malattie fornisce nuove prospettive per comprendere e combattere questi organismi che continuano a influenzare il mondo odierno.

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