Le eruzioni vulcaniche, in particolare quelle esplosive, possono avere un impatto significativo sul clima globale. Quando un vulcano erutta, una grande quantità di gas vulcanici, gocce di aerosol e cenere viene iniettata nella stratosfera. Sebbene la cenere vulcanica cada rapidamente dalla stratosfera, con un impatto limitato sul clima, i gas vulcanici, come il diossido di zolfo (SO2), possono influenzare le temperature globali e contribuire a fenomeni meteo estremi. Il diossido di carbonio (CO2), un gas serra, ha il potenziale di promuovere il riscaldamento globale, sebbene il contributo delle emissioni vulcaniche sia significativamente inferiore rispetto a quello delle attività umane.
Meteo e raffreddamento climatico: il ruolo degli aerosol di solfato
Tra gli effetti più significativi delle eruzioni vulcaniche sul clima, c’è la conversione del diossido di zolfo in acido solforico (H2SO4) nella stratosfera. Questo processo porta alla formazione di aerosol di solfato, particelle finissime che riflettono la radiazione solare nello spazio, provocando un raffreddamento della troposfera, lo strato inferiore dell’atmosfera terrestre. Diversi episodi eruttivi nel corso del XX secolo hanno causato un calo della temperatura media superficiale terrestre fino a 0,5 gradi Celsius per periodi compresi tra uno e tre anni.
Un esempio significativo è l’eruzione del Monte Pinatubo il 15 giugno 1991, considerata una delle più grandi del XX secolo. Questa eruzione ha iniettato una nube di 20 milioni di tonnellate di diossido di zolfo nella stratosfera, ad un’altezza di oltre 32 chilometri. La nube di Pinatubo è stata la più grande mai osservata nella stratosfera dall’inizio delle osservazioni satellitari nel 1978, causando il maggiore disturbo aerosolico della stratosfera del XX secolo. Come conseguenza, la superficie terrestre si è raffreddata fino a 0,7 gradi Celsius per tre anni dopo l’eruzione.
Meteo e raffreddamento regionale: l’eruzione di Laki in Islanda
Un’altra eruzione significativa fu quella del Laki in Islanda nel 1783-1784, che rilasciò una quantità impressionante di diossido di zolfo, circa 120 milioni di tonnellate, molto più del Pinatubo. Sebbene le due eruzioni siano state molto diverse per durata e stile, l’aggiunta di SO2 atmosferico causò un raffreddamento regionale in Europa e Nord America di simile entità e durata.
Meteo e CO2 vulcanico: il confronto con le attività umane
Una delle domande più comuni riguarda il contributo delle emissioni vulcaniche di CO2 al cambiamento climatico rispetto a quello delle attività umane. Mentre il diossido di zolfo rilasciato durante le eruzioni vulcaniche ha occasionalmente causato un raffreddamento globale rilevabile, il diossido di carbonio rilasciato non ha mai provocato un riscaldamento globale significativo. Nel 2010, le attività umane erano responsabili di circa 35 miliardi di tonnellate (gigatonnellate) di emissioni di CO2. Studi scientifici indicano che i vulcani emettono meno dell’1% del diossido di carbonio rilasciato dalle attività umane.
Stime scientifiche pubblicate indicano che le emissioni globali di CO2 da tutti i vulcani subaerei (sulla terraferma) e sottomarini variano da 0,13 a 0,44 gigatonnellate all’anno. Di conseguenza, le emissioni antropiche di CO2 nel 2010 erano da 80 a 270 volte superiori rispetto a quelle vulcaniche.
L’eruzione del Monte St. Helens nel 1980 rilasciò circa 10 milioni di tonnellate di CO2 in soli 9 ore. Tuttavia, oggi l’umanità emette la stessa quantità di CO2 in appena 2,5 ore. Mentre le grandi eruzioni esplosive sono rare e si verificano globalmente ogni 10 anni circa, le emissioni umane sono continue e in costante aumento ogni anno.
Meteo e futuro del clima: il ruolo delle eruzioni vulcaniche
Nonostante gli sforzi per ridurre le incertezze e migliorare le stime delle emissioni di CO2 vulcaniche attuali, c’è un consenso tra gli scienziati che le emissioni di CO2 antropogeniche superano di gran lunga quelle vulcaniche. Le grandi eruzioni vulcaniche, tuttavia, rimangono un elemento chiave da considerare per comprendere le dinamiche climatiche globali e i fenomeni meteo estremi.