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Home Ad Premiere

Mediterraneo caldissimo, cresce il rischio di cicloni, ovvero Medicane. Le ragioni

Antonio Lombardi di Antonio Lombardi
21 Ago 2024 - 17:15
in Ad Premiere, Wiki Meteo
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I medicanes sono cicloni mediterranei che presentano caratteristiche simili ai cicloni tropicali, con venti di forza uragano e intense precipitazioni. La loro frequenza è di 1-2 all’anno, ma è difficile prevedere se questa aumenterà o diminuirà con il riscaldamento globale. Tuttavia, la loro intensità è destinata ad aumentare a causa del riscaldamento del Mar Mediterraneo, la principale fonte di energia per i medicanes.

 

Questi cicloni si distinguono per proprietà sia dei cicloni tropicali che delle depressioni frontali di media latitudine. La loro formazione è spesso collegata all’arrivo di un sistema di bassa pressione dall’Atlantico e alla presenza di un forte gradiente di temperatura tra il mare e la troposfera superiore, che favorisce la convezione e i temporali intorno al centro del ciclone. La convezione organizzata in bande concentriche può innescare il passaggio da tempeste extratropicali (nucleo freddo) a tempeste tropicali (nucleo caldo). I fenomeni associati ai medicanes includono piogge intense e venti forti, tipici degli uragani. A differenza dei cicloni tropicali, i medicanes sono di dimensioni ridotte e possono verificarsi in qualsiasi stagione, grazie ai forti gradienti di temperatura tra mare e atmosfera, spesso causati dall’intrusione di aria artica nel bacino del Mediterraneo.

 

La Sicilia è una delle aree preferite per la formazione dei medicanes. Un esempio recente è Ianos (2020), che si è intensificato rapidamente spostandosi verso nord-est del Golfo della Sirte, raggiungendo la massima intensità in Grecia il 18 settembre 2020, con venti di 120 km/h e piogge che hanno causato alluvioni e danni agricoli significativi. Altri medicanes sono stati documentati in Corsica, Provenza e lungo le coste di Algeria e Tunisia. Ad esempio, il 4-5 novembre 2011, una depressione extratropicale chiamata Rolf si è formata sulle Isole Baleari, causando oltre 900 mm di pioggia nel dipartimento del Gard (Francia) e raffiche di vento fino a 150 km/h in Provenza. Durante gli ultimi venti anni, almeno una dozzina di medicanes hanno colpito queste regioni. Eventi eccezionali includono il ciclone tropicale Stephanie (settembre 2016), che ha colpito Borgogna e i Paesi Baschi con raffiche di 135 km/h e piogge intense.

 

Gli scienziati stanno iniziando a studiare gli effetti del cambiamento climatico sulle caratteristiche dei medicanes, in particolare su frequenza e intensità. Questo è un compito complesso: da un lato, la climatologia dei medicanes è conosciuta accuratamente solo dall’era dei satelliti (circa 1975); dall’altro, le dimensioni ridotte di questi sistemi rendono difficile simularli nei modelli climatici globali. Nei modelli climatici regionali, si è visto che un aumento di 3°C della temperatura del mare potrebbe portare alla formazione di veri e propri uragani nel Mediterraneo, la cui frequenza e intensità è difficile da stimare. Secondo le proiezioni, con un riscaldamento globale di 2°C o più, la frequenza dei medicanes diminuirà, ma la loro intensità aumenterà. La diminuzione della frequenza è dovuta a condizioni più anticicloniche nel Mediterraneo, che dovrebbero ridurre la ciclogenesi. L’aumento dell’intensità è legato al riscaldamento del Mediterraneo, la principale fonte di energia per i medicanes. Nuovi esperimenti regionali sono previsti nell’ambito della comunità Med-CORDEX per migliorare la comprensione dell’impatto del cambiamento climatico su questo tipo di tempeste.

 

Un’altra linea di ricerca sui medicanes riguarda l’attribuzione delle loro caratteristiche al cambiamento climatico. Recentemente è stato analizzato il ruolo del cambiamento climatico nel medicane Apollo, che ha colpito la Sicilia nell’ottobre 2021 causando alluvioni. L’analisi evidenzia che il ciclone è senza precedenti e che tempeste simili, sebbene meno intense, tendono a verificarsi più frequentemente a settembre nel clima attuale (1992-2021), rispetto a un clima meno influenzato dal cambiamento climatico (1950-1979). L’aumento di questi cicloni a settembre incrementa il rischio di precipitazioni intense e quindi gli impatti socio-economici sulla popolazione.

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Antonio Lombardi

Dopo aver conseguito la laurea in Geologia presso l’Università degli Studi di Milano nel 2000, ha proseguito il suo percorso accademico con una seconda laurea in Astronomia presso l’Università "La Sapienza" di Roma, ottenuta nel 2006. L'interesse per l'astronomia lo ha portato successivamente a intraprendere un Master di specializzazione in Astronomia presso l’University of Arizona (Tucson, USA), uno dei principali centri internazionali per la ricerca astrofisica. In ambito professionale, si occupa anche di insegnamento, sia in contesti scolastici che in corsi e laboratori rivolti al pubblico generale, con un forte focus sull’approccio interdisciplinare tra geologia, astronomia e scienze ambientali.

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