(TEMPOITALIA.IT) Il cuscinetto d’aria fredda padano è un fenomeno meteorologico caratteristico della Pianura Padana che si verifica durante la stagione invernale, creando le condizioni ideali per nevicate abbondanti e durature in coincidenza del transito di perturbazioni, ovviamente foriere di precipitazioni. Si tratta di una massa d’aria fredda che rimane intrappolata nei bassi strati atmosferici della pianura e viene mantenuta da un insieme di fattori orografici e meteorologici.
La Pianura Padana, infatti, è circondata dalle Alpi a nord e dall’Appennino a sud, formando una sorta di “catino” che rende difficile la dispersione dell’aria fredda, specialmente in condizioni di alta pressione atmosferica.
La morfologia della Valle Padana favorisce anche la formazione di nebbie da inversione termica, non solo durante i periodi di alta pressione. Sono proprio le inversioni termiche a ridurre gradualmente la temperatura, portandola a valori inferiori rispetto ad aree poste alla stessa latitudine, come ad esempio la Francia.
Una situazione differente si verifica invece nelle pianure poste appena a est, verso la Slovenia e le pianure balcaniche, dove anch’esse sperimentano condizioni di inversione termica con temperature ancora più rigide, vista la vicinanza alle pianure russe, ben più fredde rispetto al nostro vicino Oceano Atlantico.
La formazione del cuscinetto d’aria fredda padano avviene quando, a causa di una serie di incursioni di aria polare o artica, la temperatura nei bassi strati della pianura scende notevolmente. Questo accade al termine dell’irruzione d’aria fredda, quando si attenua il vento che precedentemente aveva innalzato sensibilmente la temperatura. È una situazione meteorologica chiamata adiabatica, nota in questa zona come föhn o Favonio.
Il föhn determina un aumento della temperatura e un calo del tasso di umidità; il cielo diventa sereno e, nonostante l’irruzione d’aria fredda, la temperatura sale rispetto ai giorni precedenti, generando l’impressione di previsioni meteo errate. Ma quando il vento cala, la temperatura crolla rapidamente, iniziando un periodo di gelo che può verificarsi anche nelle ore diurne, soprattutto dove si formano le nebbie.
Potremmo definire quindi la Pianura Padana come un’area che autogenera il freddo. In misura maggiore e con proporzioni ben più estese, qualcosa di simile accade in Siberia, dove si formano alte pressioni particolarmente potenti.
Il caso climatico padano, fino a qualche anno fa, non veniva identificato dai modelli matematici di previsione, che pertanto non riuscivano a rilevare la possibilità di precipitazioni nevose al transito di perturbazioni.
Anche oggi risulta particolarmente insidiosa ogni previsione di neve da queste parti, poiché le perturbazioni sono cariche di aria calda in quota e possono erodere il cuscinetto d’aria fredda quando il vento mite riesce a penetrare fino alla bassa pianura, riscaldando eccessivamente la temperatura in quota.
A volte, le temperature in quota salgono sopra lo zero, mentre rimangono negative in pianura. In queste circostanze, nonostante la temperatura sotto lo zero in pianura, cade pioggia che poi congela: un fenomeno noto in meteorologia come gelicidio, fortunatamente divenuto raro.
Questo fenomeno viene accentuato dall’assenza di ventilazione tipica delle condizioni di alta pressione che si stabiliscono frequentemente nella Pianura Padana durante l’inverno.
L’aria fredda, essendo più densa, tende a stazionare a livello del suolo, mentre gli strati superiori possono riscaldarsi leggermente, portando a una stratificazione termica che impedisce la risalita dell’aria fredda intrappolata.
Questo cuscinetto è determinante per le abbondanti nevicate, poiché, quando una perturbazione atlantica attraversa l’Italia portando aria più umida, essa incontra il cuscinetto d’aria fredda in pianura. L’aria umida e relativamente più calda si scontra con lo strato freddo e, nel processo di condensazione, dà luogo a precipitazioni nevose. In altre aree, la neve potrebbe facilmente trasformarsi in pioggia, ma in Pianura Padana il cuscinetto freddo favorisce il mantenimento della neve fino al suolo.
Negli ultimi dodici anni, le nevicate abbondanti in Pianura Padana sono diventate meno frequenti, se non assenti Questo è in parte dovuto al riscaldamento globale, che ha ridotto le incursioni di aria fredda di origine artica e ha aumentato la temperatura media della pianura, rendendo più difficile la formazione e il mantenimento del cuscinetto freddo. Inoltre, l’incremento delle temperature medie invernali ha favorito la trasformazione della neve in pioggia, riducendo il numero di giornate nevose. Durante le stagioni invernali, si sono verificate fasi estremamente lunghe di alta pressione, con assenza totale di precipitazioni e mancanza di neve anche nella regione alpina. E forse è questo fenomeno il maggior responsabile di assenza di nevicate padane.
Nell’inverno che stiamo per affrontare, già in questo autunno si osserva un repentino abbassamento della temperatura, dovuto alle inversioni termiche, e le previsioni per i prossimi quindici giorni sono ottimistiche per quanto riguarda il freddo, dato che transiteranno masse decisamente fredde, fenomeno che negli anni precedenti si verificava occasionalmente solo ai primi di dicembre. Tuttavia, questi eventi meteo da soli non bastano a determinare ciò che accadrà in futuro, sebbene le proiezioni stagionali puntino verso un clima invernale più rigido rispetto agli ultimi anni. (TEMPOITALIA.IT)







