(TEMPOITALIA.IT) Se ne parla ogni anno perché quello fu un evennto meteo storico, mi riferisco al gennaio 1985, quando l’Italia fu attraversata da un’ondata di freddo che rimane uno degli episodi più estremi della storia meteo nazionale degli ultimi 50 anni. Con temperature eccezionalmente basse e nevicate abbondanti, l’evento segnò la storia della meteo estrema per il Nord Italia, lasciò il segno anche nel Centro con i -23°C a Firenze (valori misurati in varie località toscane), in misura minore, nel Sud Italia e nelle Isole Maggiori. Questo episodio, spesso paragonato ad altri inverni storici come quelli del febbraio 1956 e del gennaio-febbraio 1929, rappresenta un esempio di come il meteo possa innescare fenomeni straordinari e imprevedibili.
Infatti, in tempi ben più recenti, non furono facilmente previsti i rigori estremi di due ondate di gelo, che seppur di minore intensità, sono da considerare di forte entità. Direi che rientrano tranquillamente nella storia del clima italiana recente, e sono quella del febbraio 2012 e della fine del febbraio 2018, con estensione ai primissimi giorni di marzo.
L’orografia italiana e il suo ruolo nel meteo invernale
L’orografia dell’Italia rappresenta un fattore determinante per l’andamento del meteo invernale, influenzando profondamente il comportamento delle masse d’aria fredda che cercano di raggiungere la Penisola. Questo elemento complesso rende le previsioni meteorologiche invernali particolarmente sfidanti, nonostante l’evoluzione dei modelli matematici sempre più sofisticati.
Chi segue il meteo sa bene quanto sia difficile prevedere con precisione le ondate di gelo in Italia. Spesso accade che previsioni iniziali di freddo intenso vengano ridimensionate o addirittura smentite poco prima che l’evento si manifesti. Questo non dipende da una scarsa affidabilità delle informazioni, ma dalla natura stessa della troposfera in inverno, il cui comportamento è ben diverso rispetto all’estate, quando le previsioni risultano generalmente più affidabili.
Il freddo nei bassi strati: un fenomeno invernale
Durante i mesi invernali, il freddo tende a concentrarsi nei bassi strati dell’atmosfera, un fattore che complica ulteriormente le previsioni meteorologiche. Per raggiungere l’Italia, queste masse d’aria gelida devono affrontare un ostacolo formidabile: le Alpi, una barriera naturale che funge da vero e proprio scudo per il Nord Italia.
Le Alpi non solo limitano l’afflusso di aria fredda proveniente da Nord e Nord-Est, ma spesso ne deviano il percorso, indirizzando il gelo verso i Balcani. Questo fenomeno è particolarmente evidente con le ondate di freddo di origine artiche e polari, che, dopo essere state bloccate dall’arco alpino, vengono spesso deviate verso l’Europa orientale, lasciando l’Italia meno esposta rispetto ad altre regioni.
Le Alpi Dinariche e il ruolo dei Balcani
Anche i Balcani, con la presenza delle Alpi Dinariche, giocano un ruolo importante nel modulare l’intensità e la direzione delle ondate di gelo. Questi rilievi, seppur non elevati quanto le Alpi, costituiscono un ulteriore ostacolo per le masse d’aria fredda che cercano di raggiungere il bacino del Mediterraneo. Proprio per questa conformazione geografica, eventi di freddo intenso possono colpire con maggiore violenza la Grecia, dove le masse gelide trovano meno barriere e possono scorrere più liberamente.
L’esempio dell’Egeo e della Turchia è emblematico: qui i venti da Nord, dopo aver attraversato il Mar Nero, possono innescare ondate di gelo eccezionali, grazie alla conformazione geografica che favorisce il passaggio di aria fredda senza significativi ostacoli naturali. In Italia, un simile scenario equivarrebbe a replicare un evento di freddo eccezionale come quello del 1985, ma la presenza delle Alpi e le influenze atlantiche spesso riducono questa possibilità.
L’Oceano Atlantico: un altro fattore mitigante
Un altro elemento che riduce l’impatto delle ondate di freddo sull’Italia è la vicinanza dell’Oceano Atlantico. Le masse d’aria umida e più mite provenienti da ovest tendono a interferire con il percorso delle incursioni fredde, rendendo più complicata la formazione di eventi di gelo prolungati.
Questa influenza atlantica è particolarmente evidente durante gli inverni caratterizzati da configurazioni di bassa pressione sull’Europa occidentale, che spesso portano correnti umide e miti fino al Mediterraneo centrale. Tuttavia, quando l’influenza atlantica è debole o bloccata, come accadde nel gennaio 1985, le condizioni sono più favorevoli all’arrivo di aria gelida proveniente dalla Siberia.
Differenze tra Italia e altre aree del Mediterraneo
Le differenze geografiche tra l’Italia e altre regioni del Mediterraneo, come l’Egeo o la Penisola Anatolica, spiegano perché eventi di gelo estremo siano più frequenti in queste ultime aree. La conformazione del Mar Egeo e la presenza di ampi spazi aperti permettono ai venti gelidi di scorrere liberamente, intensificando le ondate di freddo.
In Italia, al contrario, la combinazione di barriere naturali come le Alpi e l’influenza mitigante dell’Oceano Atlantico rende meno probabile il verificarsi di fenomeni di gelo estremo paragonabili a quelli osservati in altre regioni del Mediterraneo orientale.
Quando il gelo supera gli ostacoli: eccezioni storiche
Nonostante queste caratteristiche, ci sono stati momenti in cui il freddo è riuscito a superare gli ostacoli naturali e a colpire l’Italia con particolare intensità. Il gennaio 1985 rappresenta l’esempio più significativo: una combinazione di fattori meteorologici straordinari permise all’aria siberiana di valicare le Alpi, causando temperature record e nevicate eccezionali in tutto il paese. Anche nel febbraio 1956, l’arrivo di un’ondata di gelo eccezionale portò nevicate abbondanti fino alle coste del Sud Italia.
Questi eventi dimostrano che, pur essendo rara, la possibilità di ondate di gelo intense in Italia non è esclusa. E poi, come abbiamo visto, anche in Epoca di Cambiamenti Climatici, abbiamo avuto ondate di gelo nel 2012 e 2018, oltre diverse minori.
Tuttavia, il verificarsi di tali fenomeni richiede una serie di condizioni favorevoli, oggi sempre meno frequenti a causa del progressivo riscaldamento globale e delle modifiche alle dinamiche atmosferiche che esso comporta.
Il grande gelo del gennaio 1985
Tra i dati più significativi del gennaio 1985, spicca quello registrato il 13 gennaio a San Pietro Capofiume, frazione di Molinella, in provincia di Bologna. Qui il termometro segnò -29°C, un valore che, pur non ufficiale, è considerato tra i più bassi mai documentati in Italia in pianura. Questo dato fu rilevato da un appassionato di meteorologia seguendo i protocolli internazionali del WMO (World Meteorological Organization). Tale dato, ai giorni d’oggi viene inspiegabilmente contestato come non reale, eppure viene accettato quello di Firenze Peretola con i -23°C, misurato in un’area meno incline a picchi estremi di temperatura, e che fu di oltre 10°C più basso del suo valore storico.
Anche altre località registrarono temperature glaciali nle 1985: Torino e Milano scesero rispettivamente a -12°C e -11°C, mentre Bologna i -16°C. In pianura, la Valle Padana si trasformò in un vero e proprio freezer, con cuscinetti di aria gelida che mantennero il gelo per giorni, aggravati dall’inversione termica. A proposito di freddo,
Le aree montuose furono colpite da freddi ancora più intensi. Sul Monte Cimone, uno dei punti più alti dell’Appennino, si toccarono i -20°C, mentre nelle vallate interne dell’Appennino Centrale, come l’Aquilano e il Reatino, si registrarono valori inferiori ai -25°C. La Piana del Fucino, in Abruzzo, segnò un impressionante -26,5°C, confermandosi una delle zone più fredde d’Italia.
Il gelo padano sottovalutato del 2012
Durante il mese di febbraio 2012, Milano registrò valori termici eccezionalmente bassi, in particolare nelle giornate tra il 5 e il 7 febbraio. Secondo i dati rilevati dalla stazione meteorologica di Milano Linate, la temperatura minima estrema raggiunse i -12,1°C, un valore che non si vedeva da decenni.
Altri punti di osservazione in città evidenziarono leggere differenze nelle temperature:
- Osservatorio Meteo Milano Duomo: minima di -6,5°C nel centro città, dove l’effetto dell’isola di calore urbano mitiga in parte il gelo.
- Zone periferiche: temperature intorno ai -10°C nelle prime ore del mattino, con punte di -9°C a Linate e valori ancora più bassi in aree poco urbanizzate.
In altre località della Lombardia, il freddo fu ancora più intenso. La stazione di Milano Malpensa rilevò una minima di -18°C, e ben due volte si scese sotto i -17°C, stabilendo un record per il mese di febbraio. Questo sottolinea la portata dell’evento e la sua rilevanza nel contesto climatico regionale. Da segnalare anche i -19°C di Piacenza in Emilia Romagna.
Oltre al freddo intenso, l’ondata di gelo del febbraio 2012 portò anche nevicate significative su Milano e altre città del Nord Italia. Tra il 5 e il 7 febbraio, la città fu interessata da accumuli nevosi che raggiunsero i 20-25 cm
L’evento di febbraio 2012 fu definito come una delle ondate di gelo più intense degli ultimi 70 anni per il Nord-Ovest italiano. Una citazione andrebbe fatta per Bologna, praticamente seppolta dalle ripetute tempeste di neve che si ebbero sino alla costa romagnola, con autentici blizzard.
Il 1985 supervalutato?
L’ondata di gelo del 1985 non si limitò a portare temperature eccezionalmente basse; il meteo regalò anche nevicate straordinarie, soprattutto nel Nord Italia. La Valle Padana fu sommersa da un manto nevoso che superò il metro in molte località. Milano, Brescia, Piacenza e altre città del Nord-Ovest si ritrovarono paralizzate dalla neve, mentre nelle aree prealpine del Trentino e del Veneto, gli accumuli superarono i 150 centimetri.
Anche il Centro Italia fu colpito da nevicate eccezionali. L’Emilia-Romagna, già gelida, registrò accumuli significativi, mentre regioni come la Toscana, l’Umbria e le Marche furono investite da copiose precipitazioni nevose, con disagi enormi nei trasporti e nelle infrastrutture. A Firenze, il manto nevoso raggiunse livelli storici, bloccando la città per giorni.
La neve cadde anche a Roma, un fenomeno raro che rese l’evento ancora più memorabile. In Sardegna, fiocchi di neve si spinsero fino al livello del mare, interessando città come Cagliari, un evento straordinario per l’isola.
Diciamo che l’ondata di gelo 1985 avvenne nel periodo ideale, in una condizione che potremmo definire da manuale. Anche il freddo, come nel 2012 arrivò senza ostacoli, ma la radiazione solare dei primi di gennaio era inferiore della prima decade di febbraio, quindi due situazioni erano già ideali per accrescere l’entità dell’evento 1985. Inoltre, il Mar Tirreno, fu preso di mira da basse pressioni che venivano dalle Baleari, e che causarono ingenti nevicate in Sardegna e molte regioni del Centro e del Sud tirrenico. Poi, a fine ondata di gelo, una perturbazione proveniente da ovest fu bloccata nell’avanzare verso est, dall’alta pressione balcanica, e favorì le storiche nevicate del Nord Italia.
Confronto con altri eventi di gelo storici
Sebbene il 1985 sia ricordato come l’evento di gelo più intenso, non è l’unico inverno storico che ha segnato il meteo italiano. Il febbraio 1956 e il gennaio-febbraio 1929 sono stati altrettanto memorabili per la loro intensità e durata.
Nel febbraio 1956, l’Italia fu attraversata da un’ondata di freddo prolungata che portò neve anche sulle coste del Sud Italia, con accumuli significativi in città come Bari e Napoli. Allo stesso modo, l’inverno del 1929 fu caratterizzato da temperature eccezionalmente basse e nevicate abbondanti in tutto il paese, inclusa la Sicilia. Ai margini fu, però la Sardegna, come nel 1985 la costa adriatica centro meridionale ed il Sud Italia.
A differenza di questi eventi, però, l’ondata di gelo del 1985 è stato battezzato come quello record, e direi, sopravalutandolo rispetto ad altri eventi di gelo precedenti.
Cause meteorologiche: il Buran
L’ondata di gelo del 1985 fu causata da un vasto nucleo di aria artica che transitando in Russia divenne siberiana, noto come Buran, che si estese dall’Europa Orientale fino all’Italia. Questo fenomeno si verifica quando masse d’aria gelida provenienti dalla Siberia si spostano verso ovest.
Nel caso del 1985, l’arrivo del Buran coincise con la formazione di un’area di bassa pressione tra le Baleari, la Sardegna e il Mar Tirreno, creando le condizioni ideali per nevicate diffuse su gran parte della penisola. Questo schema atmosferico, sebbene raro, non è unico nella storia del meteo italiano. Come detto, anche nel febbraio 2012, un evento simile portò neve abbondante e gelo in molte regioni. Ed in misura minore lo vedemmo anche nel vicino 2018.
Un evento che potrebbe ripetersi?
La domanda se un’ondata di gelo simile a quella del 1985 possa verificarsi in futuro rimane aperta. Sebbene il cambiamento climatico stia portando a un generale aumento delle temperature globali, gli scienziati sottolineano che questo non esclude la possibilità di eventi di freddo estremo. Al contrario, il riscaldamento globale può destabilizzare il Jet Stream e il Vortice Polare, aumentando il rischio di discese di aria gelida verso latitudini più basse.
Negli ultimi anni, si sono verificati episodi significativi di gelo estremo in varie parti del mondo. Negli Stati Uniti, ad esempio, il gennaio 2019 ha visto temperature minime record a Chicago, con valori inferiori ai -30°C. In Europa, la tempesta Filomena del gennaio 2021 ha portato neve abbondante a Madrid, mentre in Grecia ondate di freddo eccezionali con neve hanno interessato città come Atene.
In Italia, tuttavia, la combinazione di fattori necessari per un evento come quello del 1985, 1986, 2012, 2018 si verifica sempre più raramente. Tuttavia, il ritorno di un’ondata di gelo di tale portata non è impossibile, anche se le probabilità si riducono a causa del progressivo aumento delle temperature medie.
Gelo estremo in Italia
Leondata di gelo estreme, tra le tante, quelladel gennaio 1985, sono eventi emblematici nella storia del meteo italiano, non solo per la loro intensità ma anche per l’impatto emotivo che ebbe sulla vita quotidiana e sull’economia. Non dimentichiamo che il meteo può ancora sorprenderci con fenomeni estremi, nonostante il riscaldamento globale in corso. In questi giorni si è avuta una nevicata record a Seoul, nevicate con vittime per il freddo nel nord della California. Ma allo stesso tempo, proseguiamo nel registrare temperature record di caldo da più parti. Ed è quindi evidente che il meteo estremo di freddo è una conseguenza, come sottolinea la scienza, del cambiamento climatico. (TEMPOITALIA.IT)










