Condizioni sinottiche all’origine dell’ondata di gelo storica: analisi meteo
L’inverno del 1985 fu caratterizzato, per una durata dalle due alle tre settimane, da una delle più intense e persistenti incursioni di aria proveniente dall’Artico Russo registrate in ITALIA nel XX secolo.
A partire dai primi giorni di gennaio, una vasta massa d’aria molto fredda si mosse dal Polo Nord verso la Penisola di Kola per scendere rapidamente verso l’EUROPA centrale, penetrando con vigore attraverso la Valle del Rodano ad ovest, e la Porta della Bora ad est. Raggiunse quindi la parte centro settentrionale della Penisola Italiana e la Sardegna, il Nord Italia.
Questa configurazione sinottica fu il risultato di un anticiclone stazionario sull’Atlantico Settentrionale che, bloccando le correnti zonali (oceaniche), favorì la discesa di un intenso flusso artico verso il Mar Mediterraneo.
Il gradiente termico elevato, unito al passaggio su acque ben più calde rispetto all’aria in transito, intensificò l’instabilità atmosferica che generò nuvolosità con precipitazioni nevose diffuse su gran parte del territorio, creando un quadro meteorologico eccezionale per ITALIA, osservato poche volte nella sua storia climatica del secolo. Ebbe caratteristiche simili l’ondata di gelo del 1929. Però, è anche bene sottolineare, che l’ITALIA non ha avuto nel secolo osservato, solo due ondate di gelo della durata superiore a 10 giorni, ma oltre una decina.
La distribuzione geografica degli effetti in ITALIA
Le conseguenze di questa eccezionale ondata di gelo non si limitarono alle regioni settentrionali della Nazione, ma coinvolsero in maniera estesa l’intera ITALIA, dalle ALPI fino al SUD.
Le città della Pianura Padana, come MILANO, TORINO e BOLOGNA, furono investite da temperature minime di molti gradi sotto lo zero, con valori che spesso scesero al di sotto dei -10 °C, ed in taluni casi, in alcuni borghi persino sino a –20°C. Le nevicate furono abbondanti e in alcune zone si raggiunsero accumuli superiori ai 100 cm, condizionando in modo estremo il trasporto stradale, ferroviario e aereo.
Gelo e neve nell’ITALIA centrale e SARDEGNA
Anche la TOSCANA, il LAZIO , la SARDEGNA, parte della CAMPANIA furono interessate dalla neve, un fenomeno non frequente a quelle latitudini e altitudini così basse con tale insistenza, presentandosi anche con caratteristiche di blizzard, ovvero come tempesta di neve. In particolare, il giovedì 10 gennaio, una tempesta di neve, associata ad una bufera di Maestrale e temperature sotto zero, con precedenti forse solo nel febbraio 1956, interessò la Sardegna, imbiancando pesantemente anche Cagliari. L’evento meteo causò diverse nevicate a Firenze, oltre che numerose località delle pianure toscane, dove complice anche uno straordinario fenomeno di albedo con cielo estremamente trasparente per l’aria secca, consentì la temperatura di scendere sino a -23°C.
ROMA intrappolata nel ghiaccio
Persino nella capitale, ROMA, la neve cadde in modo considerevole, creando stupore per quegli anni contraddistinti da inverni privi di nevicate. Un evento meteo accompagnato da successive gelate imponenti, che complicarono la vita quotidiana dei romani. Nelle aree interne dell’APPENNINO, le zone interne della SARDEGNA, l’intensità delle precipitazioni nevose raggiunse livelli notevoli, portando a cumuli importanti che misero in difficoltà le attività rurali e bloccando i trasporti. Decine di centri abitati rimasero isolati per diversi giorni vista la mancanza di mezzi spazzaneve. I negozi di alimentari, dopo alcuni giorni di nevicate furono presi d’assalto per fare scorte alimentari che iniziarono a scarseggiare.
GELO SIDERALE
In quasi ogni angolo di ITALIA, fummo colti di sorpresa dalla severità delle condizioni meteo, mentre le autorità faticarono a garantire la continuità dei servizi essenziali. Le previsioni meteo, poco prima dell’evento, annunciarono l’avvento di un forte aumento della temperatura sotto il vento di Scirocco, ma in ITALIA piombò quello che fu un GELO SIDERALE che in molti centri urbani ghiacciò le condutture dell’acqua.
Le conseguenze sull’EUROPA
L’ondata di gelo del gennaio 1985 non interessò unicamente l’ITALIA, ma si estese su gran parte dell’EUROPA, dall’IBERIA fino all’EST del continente. Le masse d’aria artiche provocarono un marcato abbassamento delle temperature su Paesi come la FRANCIA, la GERMANIA, la SVIZZERA e l’AUSTRIA, causando danni all’agricoltura, bloccando i trasporti, generando criticità con le risorse di energetica. Gelarono i fiumi, le condutture dell’acqua.
Le anomalie termiche registrarono valori di diversi gradi al di sotto delle medie stagionali, incidendo sull’equilibrio climatico europeo di un intero inverno. La posizione insolita degli anticicloni e delle depressioni portò a uno schema sinottico complesso, con ramificazioni su larga scala che influenzarono la circolazione atmosferica per diverse settimane.
Meteo del passato per individuare il futuro
Questo evento è stato ampiamente studiato dalla comunità scientifica poiché mette in luce come la variabilità climatica a breve termine possa manifestarsi con intensità eccezionale, anche in un contesto geograficamente più mite come quello mediterraneo ed europeo, influenzato dalle miti correnti oceaniche. L’ondata di gelo 1985 è stata per molti anni utilizza come base di studio in ambito di prevenzione di futuri eventi di gelo e neve in molti Paesi europei. Insomma, fu un evento meteo che fece scuola per risolvere carenze e criticità che si mostrarono in questo fenomeno meteo così grave.
Gli studi di carattere scientifico e meteorologico
La cronaca meteorologica di quei giorni dimostra l’importanza di analisi approfondite dei modelli meteorologici, delle serie storiche e dei dati sinottici. Sottolinea l’importanza della conoscenza degli eventi meteo del passato, per conoscere l’intensità di eventi meteo estremi che si potranno avere nel futuro. Tuttavia, notiamo che in questo decennio, contraddistinto da un aumento della temperatura globale, soprattutto in Europa si sia abbassata la guardia su questo tipo di eventi, mentre ciò non è avvenuto nel resto del Pianeta delle medie latitudini, interessato periodicamente, da ondate severissime di gelo e neve.
L’evento del 1985 è stato oggetto di numerose pubblicazioni scientifiche, tese a comprendere in che modo specifiche configurazioni bariche possano innescare fenomeni così intensi. Gli studi condotti successivamente hanno rivelato l’esistenza di teleconnessioni (ci fu un forte Stratwarming) tra l’Artico e il Bacino del Mediterraneo, evidenziando come l’alterazione dei gradienti termici tra nord e sud Europa possa favorire improvvise ondate di freddo e fenomeni nevosi al di fuori del loro tipico raggio di azione.
1985, un monito sul clima estremo
Questo episodio ha fornito elementi fondamentali per migliorare le previsioni meteorologiche, ottimizzare le simulazioni numeriche e comprendere più a fondo la dinamica della circolazione atmosferica a scala continentale.
L’analisi storica dell’ondata di gelo del 1985 costituisce un punto di riferimento utile per i ricercatori sul clima e i meteorologi, i quali possono confrontare gli eventi odierni con quel passato memorabile, tracciando linee guida per affrontare future emergenze climatiche in ITALIA e in EUROPA, valutando altresì le implicazioni ambientali, economiche e sociali legate a fenomeni estremi così poco imprevedibili.
Prevenzione neve e gelo in caduta libera
Ad oggi, però, la popolazione, sempre più si sta distanziando in Italia, dai rischi di ondate di gelo e neve. Infatto, una combinazione di circolazioni non favorevoli, nel nostro Paese ha ridotto questi eventi, come se ci fosse una sorta di scudo protettivo. Eppure, è solo casualità, si vedano le nevicate di questi giorni in Spagna con gelate, quelle attese a breve. Le nevicate nel Balcani ed in Grecia. L’Italia non è geograficamente e climatologicamente esente da eventi meteo di gelo e neve, e potrebbero giungere improvvisamente, trovandoci impreparati.