Negli ultimi anni l’Appennino ha vissuto stagioni invernali povere di neve, in particolare nelle aree centrali e meridionali. Nonostante sulle cime più alte, come nel massiccio della Maiella e del Gran Sasso, si siano registrate nevicate, in altre zone la neve è stata estremamente rara. Questa carenza è stata causata principalmente da temperature sopra la media, una caratteristica ricorrente degli ultimi inverni.
Un ruolo determinante lo ha giocato una circolazione atmosferica spesso dominata da potenti anticicloni, che hanno portato giornate insolitamente miti, con lo zero termico che in alcuni casi ha raggiunto livelli quasi estivi. Questo parametro è fondamentale per calcolare la quota a cui si verificano le nevicate. Tuttavia, quest’anno qualcosa sembra cambiare, anche se siamo ancora lontani dal poter affermare che avremo un inverno “nella norma”. Alcuni aspetti meritano di essere approfonditi.
La norma climatica dell’Appennino
L’Appennino, che si estende dal settore ligure fino a quello calabrese, comprende una varietà di microclimi. A differenza delle Alpi, risulta meno esposto alle irruzioni di aria fredda di origine artica, ma quando queste si verificano, sono spesso accompagnate da perturbazioni che garantiscono nevicate. Per quanto riguarda la quota delle precipitazioni nevose, questa è strettamente legata alla temperatura e, di conseguenza, allo zero termico.
Parlando di aree attrezzate per gli sport invernali, dove normalmente ci si aspetta la neve durante l’inverno, quest’anno la stagione sembra partire bene. Nei giorni scorsi si sono registrate precipitazioni che in alcuni punti hanno superato i 40 cm, sebbene in modo irregolare. Non erano attese vere e proprie tempeste di neve, stavolta, però le prospettive per le prossime settimane sembrano promettenti. Sono infatti previsti passaggi di profonde aree di bassa pressione, che porteranno aria fredda e un abbassamento significativo dello zero termico. Questo potrebbe favorire nevicate anche a quote inferiori rispetto a quelle tipiche delle stazioni sciistiche.
Previsioni per il prossimo futuro
In sintesi, l’Appennino potrebbe vivere un inverno ricco di neve, specialmente nelle prossime due settimane. Tuttavia, è ancora difficile prevedere cosa accadrà più avanti nella stagione, poiché numerose variabili possono influenzare l’andamento meteorologico, tra cui la presenza di aree di alta pressione persistenti che riducono le precipitazioni. A questo proposito, va notato che novembre 2024 si è chiuso con un sensibile deficit pluviometrico, con precipitazioni ben al di sotto della media.
Le aspettative per dicembre sono migliori, anche se non è chiaro se le precipitazioni si manterranno nella media mensile. Per ora, possiamo osservare le previsioni delle prossime settimane, che appaiono molto variabili e promettenti. Le prime nevicate interesseranno l’Appennino, dal settore ligure a quello calabrese, con possibili accumuli anche sui rilievi maggiori di Sardegna e Sicilia. Dopo alcuni anni poveri di neve, l’Appennino potrebbe finalmente tornare a vestirsi di bianco, come accadeva con maggior frequenza in passato.
Variabilità climatica e cambiamenti globali
Queste osservazioni non implicano che il cambiamento climatico e l’aumento delle temperature globali siano inesistenti. Al contrario, stiamo vivendo un periodo di forti fluttuazioni climatiche, che variano il tempo di anno in anno. Se non ci fossero queste oscillazioni, le previsioni meteorologiche sarebbero semplici e si potrebbero realizzare con largo anticipo. Invece, la variabilità climatica e le fluttuazioni atmosferiche rendono il meteo un fenomeno in continua evoluzione.
L’Appennino, essendo più esposto rispetto alle Alpi, subisce maggiormente l’influenza delle correnti atmosferiche. Ad esempio, le irruzioni fredde da ovest portano precipitazioni abbondanti sui versanti occidentali, mentre quelle da est colpiscono prevalentemente il settore adriatico. Questa catena montuosa agisce quindi come una barriera naturale, in minor misura rispetto alle Alpi, comunque, ma influenzando le condizioni climatiche delle aree limitrofe. Le regioni tirreniche, ad esempio, sperimentano giornate soleggiate quando la Tramontana o il Grecale portano neve sulle coste adriatiche.
L’inverno 2024-2025 potrebbe quindi riservare sorprese positive per l’Appennino, ma come sempre, il clima resta una realtà complessa e in costante evoluzione.