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Félicette, la gatta astronauta dimenticata: il viaggio spaziale più tenero della storia

Sabrina Rubattu di Sabrina Rubattu
30 Apr 2025 - 18:31
in A Scelta della Redazione, Magazine
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Il singolare volo di Félicette nel 1963

Nel Ottobre del 1963, la Francia fu protagonista di un’impresa unica e inaspettata: una gatta randagia parigina, Félicette, venne lanciata nello spazio, diventando il primo e unico felino ad aver mai viaggiato oltre l’atmosfera terrestre. In un’epoca dominata dalla corsa allo spazio tra Stati Uniti e Unione Sovietica, il programma spaziale francese decise di distinguersi scegliendo come passeggero non una scimmia o un cane, ma un gatto, battezzato inizialmente solo con una sigla: C341.

La missione, gestita dal CERMA (Centre d’Enseignement et de Recherches de Médecine Aéronautique), prevedeva lo studio del comportamento e delle reazioni neurofisiologiche degli animali in condizioni di microgravità. L’addestramento fu tutt’altro che leggero: i 14 gatti selezionati – tutti raccolti tra le strade di Parigi – vennero sottoposti a test intensivi in centrifuga, simulazioni di lancio, isolamento in spazi angusti e impianti di elettrodi nel cervello.

 

La missione dalla base di Hammaguir

Il 18 ottobre 1963, Félicette fu lanciata a bordo di un razzo Véronique AG1 dal Centre Interarmées d’Essais d’Engins Spéciaux a Hammaguir, nell’allora Algeria francese. Il volo durò solo 15 minuti, ma fu sufficiente a raggiungere i 157 chilometri d’altitudine, ben oltre la linea di Kármán che segna convenzionalmente l’inizio dello spazio.

Félicette, equipaggiata con sensori neurologici e microfoni, fu monitorata per tutta la durata della missione. Sopravvisse al rientro e all’atterraggio con paracadute, diventando un’eroina nazionale – anche se, inizialmente, fu chiamata Félix, in riferimento al celebre gatto dei cartoni animati. Solo dopo l’intervento del CERMA fu chiarito che si trattava di una gatta, e fu quindi ribattezzata Félicette.

 

Un destino tragico e un tardivo riconoscimento

Nonostante il successo della missione, il destino di Félicette fu tristemente simile a quello di molti altri animali-astronauti dell’epoca. Solo due mesi dopo il volo, fu soppressa per permettere l’autopsia e lo studio degli effetti del viaggio sul suo organismo. Gli stessi scienziati ammisero in seguito che l’operazione non fornì alcun risultato significativo.

Degli altri gatti del programma, uno solo sopravvisse: un felino chiamato Scoubidou, che divenne la mascotte dell’agenzia dopo aver subito complicazioni durante un intervento chirurgico. Nessun altro gatto venne mai più inviato nello spazio.

 

Una statua a Strasburgo per onorarla

Per decenni, la storia di Félicette fu dimenticata, ignorata persino nei libri di storia dell’astronautica. Solo nel 2017, grazie a una campagna su Kickstarter lanciata da Matthew Serge Guy, la sua memoria ricevette la giusta celebrazione. Nel 2020, una statua di bronzo fu finalmente eretta presso la International Space University di Strasburgo. L’opera mostra Félicette accovacciata sulla Terra, con lo sguardo rivolto verso le stelle.

Questo gesto simbolico non solo ha reso giustizia alla piccola pioniera felina, ma ha anche ricordato quanto il sacrificio degli animali nello spazio abbia contribuito alla conoscenza scientifica e alla sicurezza delle missioni umane. Le parole dell’astronomo Jake Foster del Royal Observatory di Greenwich nel 2023, riportate dal Guardian, sottolineano come oggi le missioni animali siano molto più regolamentate, focalizzandosi sugli effetti a lungo termine della vita nello spazio in vista di future esplorazioni verso Marte.

 

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