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Meteo e blackout: l’altra faccia del caldo estremo nelle città italiane

Antonio Romano di Antonio Romano
21 Giu 2025 - 16:20
in A La notizia del Giorno, A Scelta della Redazione, Meteo News
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L’aria condizionata diventa un bisogno, ma il sistema energetico regge sempre meno

Ogni Estate che passa, il caldo estremo non è più soltanto un fastidio climatico: è un rischio infrastrutturale. Le ondate di calore che negli ultimi anni hanno investito l’Italia, soprattutto tra GIUGNO e AGOSTO, mettono in crisi non solo la salute pubblica ma anche le reti elettriche urbane, l’efficienza degli impianti e la capacità di reazione dei servizi pubblici. I blackout diventano sempre più frequenti e le città italiane si trovano a gestire una nuova emergenza estiva: l’iperconsumo di elettricità da raffreddamento.

Non si tratta di un effetto collaterale, ma di una dinamica strutturale: in alcune giornate, in grandi aree metropolitane come Milano, Roma, Napoli o Torino, il carico elettrico giornaliero supera i valori invernali. Ciò accade per una ragione semplice: milioni di condizionatori accesi simultaneamente, per molte ore al giorno, a fronte di un sistema pensato per ben altri picchi.

 

Dalla casa al condominio: l’effetto domino degli impianti sovraccarichi

Le ondate africane portano temperature oltre i 35-37°C per giorni consecutivi, e in molti casi si superano i 40°C. In queste condizioni, l’aria condizionata diventa un’esigenza quotidiana. Ma non tutte le abitazioni, uffici o strutture pubbliche sono progettate per affrontare tale stress termico. I condomini più datati o gli edifici con impianti vetusti si trovano rapidamente a saturare la capacità elettrica disponibile, provocando cortocircuiti e disservizi localizzati.

Basta uno sbalzo per far scattare l’interruttore centrale. Quando questo si verifica contemporaneamente in decine di palazzi, il rischio è che il disservizio si allarghi a interi quartieri. A quel punto non si tratta più di un disagio individuale, ma di un problema urbano diffuso, con ascensori bloccati, semafori fuori uso, reti digitali a singhiozzo.

 

Condizionatori e povertà energetica: chi non può raffreddarsi

C’è un altro aspetto spesso sottovalutato. L’aumento della domanda di raffreddamento urbano non riguarda tutta la popolazione allo stesso modo. Esiste un segmento crescente di cittadini che non può permettersi l’uso costante di un climatizzatore, o che vive in case senza impianti adeguati. Questo riguarda anziani, famiglie con reddito basso, ma anche studenti o lavoratori in affitto, spesso concentrati nei centri storici o nelle periferie degradate.

In questi contesti il caldo non è solo una questione di comfort: diventa un fattore di rischio sanitario. L’assenza di ventilazione, l’umidità alta e l’impossibilità di trovare rifugio termico nelle ore notturne possono aumentare i ricoveri per colpi di calore, disidratazione, scompensi cardiaci. Non è un caso che, in molte città europee, si stiano attivando piani per “rifugi climatici pubblici”: scuole, biblioteche o centri anziani dotati di condizionamento, aperti anche di notte.

 

Blackout e crisi della rete: i numeri di un rischio in crescita

Nel solo 2024, secondo Terna, si sono verificati diversi episodi di sovraccarico della rete elettrica in GIUGNO e LUGLIO, con picchi di domanda superiori a 60 GW, valori tipici del pieno inverno. In alcune giornate, l’energia assorbita da impianti di condizionamento ha rappresentato oltre il 40% del fabbisogno complessivo nazionale.

Le infrastrutture urbane, in particolare nei quartieri popolari e nei centri storici, non sono sempre in grado di sopportare questi carichi. La situazione si aggrava nelle città del Centro-Sud, come Napoli, Palermo, Bari o Catania, dove le notti tropicali impediscono il raffreddamento naturale degli edifici, obbligando a tenere accesi i climatizzatori anche di notte, aggravando la curva dei consumi e i rischi di interruzione.

 

Un futuro senza tregua? Le città devono cambiare pelle

Le proiezioni climatiche dei prossimi anni parlano chiaro. Le ondate di calore diventeranno più lunghe, più intense, più frequenti. Di fronte a questo scenario, le città italiane non possono continuare a reagire in modo emergenziale. Occorrono politiche strutturali, che prevedano:

  • adeguamento delle reti elettriche urbane;
  • incentivi per l’efficienza energetica delle abitazioni;
  • rafforzamento delle isole verdi e dei corridoi ombreggiati;
  • installazione di sistemi di raffreddamento urbano passivo.

Ma soprattutto è necessario ripensare il modo in cui si vive e si lavora nelle aree metropolitane durante l’estate. Il clima sta cambiando più velocemente delle infrastrutture, e la questione energetica rischia di diventare il tallone d’Achille delle città italiane.

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Antonio Romano

Antonio Romano

Fisico dell’atmosfera e dei sistemi climatici. Laurea in Fisica (Università di Bologna, 1993); PhD in Physics (Imperial College London, Space & Atmospheric Physics Group, 1995–1998, borsa NERC). Dal 1999 lavoro su meteorologia e climatologia applicata, con esperienza in: Assimilazione dati e verifica d’ensemble Analisi di serie storiche e downscaling Previsioni meteo a supporto della ricerca e dei servizi al territorio Nel 2005 ho co-firmato uno studio sui cambiamenti climatici presentato alla European Geosciences Union (EGU) e pubblicato negli atti della conferenza. Oggi sono Research Scientist alla Rutgers University – Institute of Earth, Ocean, and Atmospheric Sciences (EOAS), dove mi occupo di previsioni e analisi del clima per progetti scientifici e applicazioni operative.

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