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Meteo notturno e cervello bollente: l’insonnia da caldo è un disturbo reale?

Antonio Romano di Antonio Romano
28 Giu 2025 - 16:20
in A La notizia del Giorno, A Scelta della Redazione, Meteo News
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C’è un momento, tra le tre e le cinque del mattino, in cui chi vive in città si sveglia di colpo, sudato, con l’aria ferma, i vestiti umidi e un senso di fastidio quasi animale. È il cuore della notte tropicale, quella che ormai conosciamo bene: temperature mai sotto i 23-25°C, umidità stagnante e un silenzio interrotto solo dai condizionatori a pieno regime. Ma non è solo disagio: il caldo notturno è diventato una delle cause principali di disturbi del sonno nelle estati italiane, soprattutto nei centri urbani.

 

L’insonnia da caldo: una reazione fisiologica, non una suggestione

Il nostro corpo ha un ritmo termico naturale che segue il ciclo circadiano: per dormire profondamente, la temperatura corporea deve scendere di circa un grado. Se l’ambiente esterno non lo consente, il cervello non riesce ad attivare il sonno profondo. In pratica, non si dorme bene non perché si è a disagio, ma perché il cervello non può farlo.

Il problema si aggrava in presenza di umidità elevata, perché il sudore non evapora, e quindi il corpo non riesce a raffreddarsi. Il risultato? Ci si gira, ci si scopre, ci si riscopre, ci si sveglia. Si entra nel ciclo dell’insonnia estiva, che può durare per giorni, o settimane, senza alcuna patologia reale, ma con effetti tangibili sulla qualità della vita.

 

Città e sonno: l’effetto serra urbano continua anche di notte

Il calore accumulato dalle superfici urbane durante il giorno viene rilasciato lentamente dopo il tramonto, impedendo una reale discesa termica notturna. In città come MILANO, GENOVA, ROMA, NAPOLI o PALERMO le minime di LUGLIO e AGOSTO spesso non scendono sotto i 23-24°C e solo per breve tempo all’alba, talvolta nemmeno i 25-26°C, trasformando il letto in una sorta di serra in penombra.

Secondo la Harvard Medical School, la privazione di sonno causata da calore prolungato aumenta il rischio di ansia, calo di concentrazione, mal di testa ricorrenti, e persino episodi lievi di alterazione della percezione del tempo. Insomma, non dormire bene per il caldo non è solo un fastidio: è una microfrattura nella lucidità mentale.

 

Condizionatori e ventilatori: alleati, ma solo se usati bene

Il sollievo meccanico esiste, ma va dosato. Dormire con il condizionatore acceso tutta la notte abbassa la temperatura, ma può causare secchezza delle vie respiratorie o irritazioni cervicali. I ventilatori, invece, muovono l’aria ma non abbassano la temperatura reale, quindi sono utili solo se accompagnati da una ventilazione notturna adeguata (finestre aperte, se possibile, o scambiatori d’aria).

L’uso di lenzuola tecniche, materassi traspiranti e piccoli accorgimenti come fare una doccia tiepida prima di dormire o bere acqua fredda lentamente può aiutare, ma resta il fatto che dormire bene sopra i 25°C è contro natura, e il nostro cervello lo sa.

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Antonio Romano

Antonio Romano

Fisico dell’atmosfera e dei sistemi climatici. Laurea in Fisica (Università di Bologna, 1993); PhD in Physics (Imperial College London, Space & Atmospheric Physics Group, 1995–1998, borsa NERC). Dal 1999 lavoro su meteorologia e climatologia applicata, con esperienza in: Assimilazione dati e verifica d’ensemble Analisi di serie storiche e downscaling Previsioni meteo a supporto della ricerca e dei servizi al territorio Nel 2005 ho co-firmato uno studio sui cambiamenti climatici presentato alla European Geosciences Union (EGU) e pubblicato negli atti della conferenza. Oggi sono Research Scientist alla Rutgers University – Institute of Earth, Ocean, and Atmospheric Sciences (EOAS), dove mi occupo di previsioni e analisi del clima per progetti scientifici e applicazioni operative.

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