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Meteo: perché l’afa in Pianura Padana è peggio che altrove

Antonio Romano di Antonio Romano
24 Giu 2025 - 14:20
in A La notizia del Giorno, A Scelta della Redazione, Meteo News
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(TEMPOITALIA.IT) Un clima soffocante che dura anche di notte: ecco perché la Valle Padana è un forno a cielo aperto

Chi vive in PIANURA PADANA lo sa: il caldo non è tutto uguale. Non basta leggere i numeri del termometro per capire quanto si soffre davvero. Quando arriva l’Anticiclone Africano, le temperature salgono in tutta Italia, ma è proprio in questa vasta conca del Nord che l’afa diventa insopportabile, a tal punto da rendere difficili le attività quotidiane e persino il riposo notturno. Ma cosa rende davvero unica e così pesante l’esperienza del caldo padano?

 

Un bacino chiuso che trattiene calore, umidità e inquinanti

La Pianura Padana ha una conformazione geografica che non perdona. Si tratta di una vasta distesa pianeggiante circondata su tre lati da rilievi: a nord le ALPI, a sud e sud-ovest l’APPENNINO settentrionale e solcata da numerosi grandi fiumim e canali, non solo il Po. Questo assetto crea una sorta di “catino” naturale, all’interno del quale l’aria ristagna facilmente, soprattutto quando la pressione atmosferica è alta. Le masse d’aria calda, una volta entrate, faticano a uscire, mentre il ricambio d’aria è minimo, soprattutto in assenza di venti significativi.

Quando le correnti calde in arrivo dall’Africa attraversano il MEDITERRANEO, si caricano di umidità, e una volta giunte in Pianura Padana, vanno a sommarsi a quella già presente nel terreno, nei fiumi, nei canali. Il risultato è un tasso di umidità relativa molto elevato, che impedisce all’organismo di raffreddarsi naturalmente, rendendo la percezione del caldo ancora più intensa.

 

L’umidità e l’effetto serra urbano amplificano il disagio notturno

Una delle caratteristiche più estreme del caldo padano è la sua persistenza anche di notte. Dopo il tramonto, la temperatura non cala rapidamente, perché il calore assorbito durante il giorno da asfalto, cemento e superfici artificiali viene lentamente rilasciato. Questo fenomeno, noto come isola di calore urbana, è particolarmente accentuato nelle città più grandi, come MILANO, TORINO, BOLOGNA, VERONA, dove le minime notturne possono restare sopra i 25°C anche alle 5 del mattino.

In queste condizioni, l’umidità alta agisce come una coperta aggiuntiva, impedendo qualsiasi dispersione di calore verso l’alto. L’aria resta pesante, satura, e la sensazione di disagio non dà tregua. Anche l’uso diffuso dei climatizzatori, che all’interno alleviano la temperatura, all’esterno contribuisce ad aumentare il carico termico complessivo, generando un ciclo chiuso di calore e ristagno.

 

Un’eredità climatica difficile da gestire anche per la salute

Questo tipo di caldo non colpisce solo il comfort. Ha effetti diretti sulla salute, in particolare per le fasce più fragili della popolazione. Gli ospedali del Nord Italia vedono ogni anno un aumento significativo dei ricoveri durante le ondate di calore estivo. I problemi più comuni sono disidratazione, colpi di calore, difficoltà respiratorie, ma anche disturbi del sonno e aggravamento di patologie cardiovascolari. Il corpo umano, per difendersi dal calore, ha bisogno di un momento di recupero termico, ma in Pianura Padana questo non accade mai, soprattutto durante i periodi dominati dall’anticiclone africano.

 

Un clima che cambia e una zona che resta vulnerabile

Negli ultimi vent’anni, la frequenza delle ondate di calore sulla Pianura Padana è aumentata, e con esse anche l’intensità dell’afa. Questo non è un caso isolato, ma un segno evidente della tropicalizzazione del clima mediterraneo. Tuttavia, in questa vasta area del Nord Italia, le caratteristiche del territorio fanno sì che il caldo qui si percepisca in modo più estremo rispetto ad altre regioni con gli stessi valori termici. (TEMPOITALIA.IT)

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Antonio Romano

Antonio Romano

Fisico dell’atmosfera e dei sistemi climatici. Laurea in Fisica (Università di Bologna, 1993); PhD in Physics (Imperial College London, Space & Atmospheric Physics Group, 1995–1998, borsa NERC). Dal 1999 lavoro su meteorologia e climatologia applicata, con esperienza in: Assimilazione dati e verifica d’ensemble Analisi di serie storiche e downscaling Previsioni meteo a supporto della ricerca e dei servizi al territorio Nel 2005 ho co-firmato uno studio sui cambiamenti climatici presentato alla European Geosciences Union (EGU) e pubblicato negli atti della conferenza. Oggi sono Research Scientist alla Rutgers University – Institute of Earth, Ocean, and Atmospheric Sciences (EOAS), dove mi occupo di previsioni e analisi del clima per progetti scientifici e applicazioni operative.

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