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Il meteo d’Inverno che arriva d’Estate

Federica Autuori di Federica Autuori
07 Lug 2025 - 16:40
in A La notizia del Giorno, A Prima Pagina, A Scelta della Redazione, Ad Premiere
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(TEMPOITALIA.IT) Quando penso ai cambiamenti climatici, la prima cosa che mi viene in mente sono solitamente le emissioni di gas serra prodotte dall’uomo. Eppure, c’è un altro protagonista del sistema climatico terrestre che spesso dimentichiamo: i vulcani. Una recente ricerca pubblicata su Communications Earth & Environment mi ha fatto riflettere su quanto poco consideriamo realmente l’impatto delle eruzioni vulcaniche nelle nostre proiezioni climatiche future.

 

È affascinante scoprire come le eruzioni esplosive possano letteralmente raffreddare l’intero pianeta in pochi mesi. Quando l’anidride solforosa viene sparata nella stratosfera durante un’eruzione, si trasforma in minuscole particelle che funzionano come un ombrello naturale, impedendo ai raggi solari di raggiungere la superficie terrestre. A differenza dei cambiamenti climatici causati dall’attività umana, che avvengono gradualmente e possono essere previsti attraverso diversi scenari socioeconomici, le eruzioni vulcaniche sono completamente imprevedibili.

 

Attualmente gli scienziati non riescono a prevedere quando e dove si verificheranno le prossime grandi eruzioni, né quanto zolfo emetteranno nell’atmosfera. Questa natura sporadica rappresenta una vera sfida per chi cerca di elaborare modelli climatici affidabili. Come si può pianificare il futuro del clima se non si sa quando il prossimo vulcano potrebbe sconvolgere tutto?

La ricerca che ho analizzato dimostra qualcosa di sorprendente: le eruzioni vulcaniche contribuiscono in modo sostanziale all’incertezza nelle proiezioni delle temperature globali. Secondo lo studio, quando si includono possibili scenari di attività vulcanica nelle proiezioni climatiche, il superamento del limite di riscaldamento di 1,5°C stabilito dall’accordo di Parigi viene leggermente ritardato. Tuttavia, questo non deve illuderci: assisteremo anche a decenni caratterizzati da rapidi tassi di riscaldamento e raffreddamento.

 

Il problema principale dei modelli climatici attuali è che applicano un valore costante di forzante vulcanico nelle proiezioni future, basato sulla media storica dal 1850 a oggi. È come se stessimo guardando una fotografia sfocata invece di un film ad alta definizione. Questo approccio presenta limitazioni evidenti: innanzitutto, la forzatura media storica non cattura la natura episodica delle eruzioni.

 

Ricerche precedenti hanno dimostrato che le eruzioni vulcaniche di grande magnitudo si verificano sporadicamente, a volte concentrandosi nel giro di decenni e altre volte lasciando intervalli di secoli tra un evento e l’altro. Il periodo dal 1850 a oggi ha visto una frequenza relativamente bassa di eruzioni maggiori che hanno emesso più di 3 teragrammi di anidride solforosa, se confrontato con i dati plurimillenari.

Ma c’è di più. Le ricostruzioni precedenti non includevano eruzioni di magnitudo piccola o moderata che emettevano meno di 3 Tg di SO2. Queste eruzioni sono passate largamente inosservate prima dell’era satellitare iniziata nel 1980. Eppure, studi recenti dell’Università di Cambridge hanno rivelato che queste eruzioni più piccole, ma più frequenti, contribuiscono al 30-50% della forzatura vulcanica a lungo termine.

 

Per superare queste limitazioni, i ricercatori hanno sviluppato un approccio innovativo: gli “scenari di forzatura stocastica”. In pratica, hanno creato 1.000 diverse possibili linee temporali di attività vulcanica che si estendono fino alla fine del secolo. Questi scenari si basano sull’attività vulcanica passata registrata nelle carote di ghiaccio risalenti a 11.500 anni fa, insieme a misurazioni satellitari e prove geologiche.

I risultati sono illuminanti. L’incertezza climatica causata dalle future eruzioni del XXI secolo potrebbe superare la variabilità interna del sistema climatico stesso. Le eruzioni vulcaniche potrebbero rappresentare oltre un terzo dell’incertezza totale nelle proiezioni della temperatura globale fino al 2030.

 

Questo cosa significa per la soglia di 1,5°C? Le simulazioni mostrano che l’incorporazione di possibili tempistiche di attività vulcanica riduce leggermente la probabilità di superare questo limite nel breve termine. A seconda dello scenario delle emissioni, la probabilità di superare 1,5°C diminuisce del 4-10% rispetto alle proiezioni che utilizzano una forzatura vulcanica costante.

Tuttavia, non dobbiamo farci false illusioni. L’eruzione del Monte Tambora nel 1815 ci ha insegnato che, nonostante l’evento abbia abbassato le temperature globali di 0,8°C, ha causato l'”anno senza estate”, provocando perdite di raccolti e carestie diffuse in Europa, Nord America e Cina. Le eruzioni producono un raffreddamento temporaneo che dura solo pochi anni e non alterano la tendenza al riscaldamento di fondo causata dalle emissioni antropiche.

 

Un altro aspetto interessante emerso dalla ricerca riguarda la variabilità della temperatura su scala decennale. Decenni estremamente caldi e freddi diventano più probabili quando si tiene conto della variabilità della forzatura vulcanica. La probabilità di un trend decennale negativo aumenta del 10-18% nello scenario delle emissioni intermedie.

Guardando al futuro, credo che sia fondamentale migliorare la rappresentazione delle eruzioni vulcaniche nei modelli climatici. La prossima fase degli esperimenti di modellizzazione climatica potrà utilizzare una baseline più rappresentativa che incorpori gli effetti delle piccole eruzioni spesso trascurate. Inoltre, i team di modellazione dovrebbero elaborare scenari aggiuntivi con attività vulcanica futura elevata e bassa per catturare l’intervallo di incertezza vulcanica.

 

Comprendere gli effetti dei vulcani sul clima è essenziale per valutare i rischi futuri per l’agricoltura, le infrastrutture e i sistemi energetici. Sebbene le emissioni di gas serra causate dall’uomo continuino a essere la causa principale del cambiamento climatico, tenere adeguatamente conto dell’incertezza vulcanica fornisce un quadro più completo dei possibili futuri climatici e delle loro implicazioni per la società.

In definitiva, i vulcani ci ricordano che il sistema climatico terrestre è straordinariamente complesso e che dobbiamo essere umili di fronte alle forze naturali che plasmano il nostro pianeta. La riduzione delle emissioni rimane essenziale per raggiungere gli obiettivi climatici a lungo termine, ma una migliore comprensione dell’attività vulcanica può aiutarci a prepararci meglio per le sorprese che la natura potrebbe riservarci. (TEMPOITALIA.IT)

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