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Meteo Mediterranero si è surriscaldanto anche in acque profonde. Gravissimo

Leandro Fontana di Leandro Fontana
07 Lug 2025 - 16:30
in A La notizia del Giorno, A Prima Pagina, A Scelta della Redazione, Meteo News
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(TEMPOITALIA.IT) Questo è un punto cruciale e spesso sottovalutato nell’attuale lettura dei cambiamenti climatici: l’anomalia termica delle acque marine alle medie latitudini, che sta assumendo proporzioni globali e preoccupanti nel nostro emisfero. La situazione che si sta delineando nell’estate 2025 non è solo una questione di temperature elevate in superficie, ma di riscaldamento profondo e persistente che avrà impatti a lungo termine sul meteo, sugli equilibri atmosferici e sulla sicurezza delle popolazioni costiere.

 

Nel corso di queste settimane di LUGLIO, le mappe satellitari e le analisi oceanografiche hanno messo in evidenza ampie bolle di acqua eccezionalmente calda nei mari e negli oceani delle medie latitudini, dall’Atlantico Nord al Mar Mediterraneo, dal Pacifico settentrionale vicino al GIAPPONE fino alle coste orientali dell’AMERICA DEL NORD.

 

Il Mar Mediterraneo, in particolare, si sta trasformando in un vero bacino termico chiuso, dove il calore resta intrappolato per settimane, alimentato da ondate di calore atmosferiche prolungate e da un’assenza di ventilazione. Nelle ultime rilevazioni, alcune aree tra le coste della SARDEGNA, della SICILIA e del basso LAZIO stanno già superando i 29-30°C in superficie, con anomalie positive anche di +3-4°C rispetto alla media climatica.

 

Ma ciò che desta maggiore preoccupazione è la tendenza all’aumento delle temperature fino a 70–100 metri di profondità, rilevate attraverso boe oceaniche e misurazioni satellitari indirette. Questo tipo di riscaldamento non si disperde facilmente, e crea una inerzia termica che avrà effetti duraturi su tutta la seconda parte dell’anno.

Il mare caldo non è un fenomeno neutro. Non si limita a scaldare le spiagge o ad aumentare l’evaporazione superficiale: diventa un motore meteo attivo, capace di influenzare la formazione, l’intensità e la traiettoria delle perturbazioni atmosferiche.

 

Quando l’autunno avanzerà e l’aria inizierà a raffreddarsi, questo calore latente accumulato nel mare potrà trasformarsi in energia per cicloni mediterranei, tempeste atlantiche più intense, o strutture bariche profonde alle medie latitudini. Questo è particolarmente vero per aree densamente abitate come il Sud EUROPA, le coste FRANCESI e BRITANNICHE, il GIAPPONE o la CINA orientale. Si tratta di regioni dove il rischio meteo aumenterà notevolmente.

 

Non solo. Questo eccesso termico marino potrà influenzare anche l’inverno 2025-2026, impedendo in molti casi la formazione di alte pressioni fredde stabili, oppure al contrario generando forti contrasti termici con l’aria artica che potrebbero produrre vortici ciclonici molto dinamici e imprevedibili.

L’idea che il mare si stia riscaldando anche in profondità cambia radicalmente il modo in cui dovremmo leggere le previsioni meteo stagionali. Non si tratta più solo di anticipare piogge o temperature, ma di capire l’equilibrio energetico degli oceani, che agisce ormai da grande archivio climatico. E quando il mare si scalda a fondo, impiega mesi, se non anni, per tornare a un equilibrio.

 

È una dinamica globale, ma ha ricadute locali drammatiche, specie nei luoghi dove l’equilibrio tra terra, mare e atmosfera è già instabile. Le aree costiere italiane, ad esempio, saranno esposte nei prossimi mesi a possibili episodi di maltempo improvviso, mareggiate, raffiche di vento violente o fenomeni intensi simili ai cicloni tropicali, come i famosi Medicane (Mediterranean Hurricane), che negli ultimi anni hanno già colpito le coste della GRECIA, del SALENTO e della SICILIA.

Gli scienziati internazionali stanno osservando con crescente allarme questa accumulazione di calore sottomarino. Un esempio è rappresentato dai centri di ricerca affiliati alla National Oceanic and Atmospheric Administration, che da mesi monitorano le cosiddette “marine heatwaves”, le ondate di calore oceaniche, con attenzione sempre più alta.

 

Non si tratta più di eventi eccezionali. Stiamo vivendo una nuova normalità climatica, in cui i mari non sono più regolatori climatici passivi, ma protagonisti attivi e imprevedibili del meteo globale. (TEMPOITALIA.IT)

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