(TEMPOITALIA.IT) Mentre buona parte d’Italia si sta immergendo nelle giornate più calde dell’anno, i modelli stagionali a lungo termine iniziano a delineare una possibilità sorprendente: il ritorno de La Niña già a partire dall’autunno 2025. Un’evoluzione che, se confermata, potrebbe avere effetti notevoli sul meteo globale, influenzando in modo importante la stagione invernale anche in Europa e sul bacino del Mediterraneo.
Per comprendere la portata di questa eventualità, bisogna partire dalla definizione stessa di La Niña: si tratta di un raffreddamento anomalo delle acque superficiali del Pacifico equatoriale centro-orientale, in contrapposizione al più noto fenomeno opposto, El Niño. Il ritorno di La Niña, ipotizzato da centri di calcolo di riferimento internazionale come ECMWF e il modello canadese CMC, rappresenterebbe una svolta inattesa rispetto alle tendenze precedenti, orientate verso una neutralità del sistema ENSO.
L’impatto di La Niña sulla circolazione atmosferica globale non è mai secondario. Negli Stati Uniti, ad esempio, la presenza di questo pattern oceanico è spesso associata a inverni lunghi, freddi e nevosi, specialmente sui settori centrali e orientali. Ma cosa potrebbe significare tutto questo per l’Italia e per l’intero Vecchio Continente?
In primo luogo, è fondamentale ricordare che il meteo europeo risente prevalentemente dell’influenza atlantica. Tuttavia, La Niña non agisce da sola: interagisce con altri pattern climatici, come l’indice NAO (North Atlantic Oscillation), l’AO (Arctic Oscillation) e le anomalie di pressione a livello emisferico. Quando La Niña si combina con un posizionamento anomalo degli anticicloni, come mostrato dalle simulazioni a lungo termine del modello canadese, possono generarsi situazioni fortemente favorevoli all’ingresso di masse d’aria fredde verso il Mediterraneo centro-meridionale.
Secondo queste prime tendenze, i mesi freddi potrebbero essere caratterizzati da anomalie termiche negative su vaste zone dell’Europa centro-orientale e del bacino del Mediterraneo, con frequenti irruzioni di correnti settentrionali. Non si parla solo di episodi sporadici: alcuni scenari suggeriscono una configurazione persistente, in grado di dominare buona parte dell’autunno e dell’inizio inverno.
Un aspetto ancora più rilevante riguarda il Vortice Polare. In presenza di La Niña moderata o intensa, aumenta significativamente la probabilità di assistere a un riscaldamento stratosferico improvviso (SSW), evento che comporta l’indebolimento del Vortice Polare stesso. Quando ciò accade, la circolazione zonale – quella che normalmente tiene a bada le irruzioni fredde – si rompe, lasciando campo libero a ondate di gelo verso l’Europa e l’Italia. La statistica indica che in questi contesti il rischio di un inverno dinamico e rigido cresce notevolmente, in particolare tra dicembre e gennaio.
Va detto con chiarezza che ci troviamo ancora in una fase iniziale di monitoraggio, e che le previsioni stagionali non sono certezze, ma indicazioni tendenziali basate su dati complessi e in continua evoluzione. Tuttavia, il quadro generale che si sta delineando per il trimestre freddo è molto diverso da quello degli ultimi anni: l’ipotesi di un inverno più rigido, meno influenzato dall’anticiclone subtropicale, e con precipitazioni più consistenti al Nord e sulle regioni adriatiche, torna improvvisamente sul tavolo. (TEMPOITALIA.IT)







