• Privacy
lunedì, 13 Luglio 2026
TEMPO ITALIA meteo news
  • Home
  • Meteo Italia
  • Cronaca Meteo
  • Mappe
  • Viaggi
  • Magazine
  • Chi Siamo
  • Contatti
  • Home
  • Meteo Italia
  • Cronaca Meteo
  • Mappe
  • Viaggi
  • Magazine
  • Chi Siamo
  • Contatti
Nessun risultato trovato
Guarda tutti i risultati
Tempo Italia
Nessun risultato trovato
Guarda tutti i risultati
Home A La notizia del Giorno

Inverno, torna La Niña? Le prime proiezioni annunciano scenari meteo inaspettati

Piero Luciani di Piero Luciani
18 Lug 2025 - 17:00
in A La notizia del Giorno, A Prima Pagina, A Scelta della Redazione, Meteo News
Share on FacebookShare on Twitter

Mentre buona parte d’Italia si sta immergendo nelle giornate più calde dell’anno, i modelli stagionali a lungo termine iniziano a delineare una possibilità sorprendente: il ritorno de La Niña già a partire dall’autunno 2025. Un’evoluzione che, se confermata, potrebbe avere effetti notevoli sul meteo globale, influenzando in modo importante la stagione invernale anche in Europa e sul bacino del Mediterraneo.

 

Per comprendere la portata di questa eventualità, bisogna partire dalla definizione stessa di La Niña: si tratta di un raffreddamento anomalo delle acque superficiali del Pacifico equatoriale centro-orientale, in contrapposizione al più noto fenomeno opposto, El Niño. Il ritorno di La Niña, ipotizzato da centri di calcolo di riferimento internazionale come ECMWF e il modello canadese CMC, rappresenterebbe una svolta inattesa rispetto alle tendenze precedenti, orientate verso una neutralità del sistema ENSO.

 

L’impatto di La Niña sulla circolazione atmosferica globale non è mai secondario. Negli Stati Uniti, ad esempio, la presenza di questo pattern oceanico è spesso associata a inverni lunghi, freddi e nevosi, specialmente sui settori centrali e orientali. Ma cosa potrebbe significare tutto questo per l’Italia e per l’intero Vecchio Continente?

In primo luogo, è fondamentale ricordare che il meteo europeo risente prevalentemente dell’influenza atlantica. Tuttavia, La Niña non agisce da sola: interagisce con altri pattern climatici, come l’indice NAO (North Atlantic Oscillation), l’AO (Arctic Oscillation) e le anomalie di pressione a livello emisferico. Quando La Niña si combina con un posizionamento anomalo degli anticicloni, come mostrato dalle simulazioni a lungo termine del modello canadese, possono generarsi situazioni fortemente favorevoli all’ingresso di masse d’aria fredde verso il Mediterraneo centro-meridionale.

 

Secondo queste prime tendenze, i mesi freddi potrebbero essere caratterizzati da anomalie termiche negative su vaste zone dell’Europa centro-orientale e del bacino del Mediterraneo, con frequenti irruzioni di correnti settentrionali. Non si parla solo di episodi sporadici: alcuni scenari suggeriscono una configurazione persistente, in grado di dominare buona parte dell’autunno e dell’inizio inverno.

 

Un aspetto ancora più rilevante riguarda il Vortice Polare. In presenza di La Niña moderata o intensa, aumenta significativamente la probabilità di assistere a un riscaldamento stratosferico improvviso (SSW), evento che comporta l’indebolimento del Vortice Polare stesso. Quando ciò accade, la circolazione zonale – quella che normalmente tiene a bada le irruzioni fredde – si rompe, lasciando campo libero a ondate di gelo verso l’Europa e l’Italia. La statistica indica che in questi contesti il rischio di un inverno dinamico e rigido cresce notevolmente, in particolare tra dicembre e gennaio.

 

Va detto con chiarezza che ci troviamo ancora in una fase iniziale di monitoraggio, e che le previsioni stagionali non sono certezze, ma indicazioni tendenziali basate su dati complessi e in continua evoluzione. Tuttavia, il quadro generale che si sta delineando per il trimestre freddo è molto diverso da quello degli ultimi anni: l’ipotesi di un inverno più rigido, meno influenzato dall’anticiclone subtropicale, e con precipitazioni più consistenti al Nord e sulle regioni adriatiche, torna improvvisamente sul tavolo.

Seguici su Google News
CondividiTweet
Articolo precedente

Il Meteo nella vita quotidiana: perché molte persone dormono meglio quando piove

Prossimo articolo

Meteo e città: come le aree urbane influenzano il comportamento dei temporali

Piero Luciani

Piero Luciani

Meteorologo e geoscientist con background in Scienze Naturali, specializzazione in meteorologia e geologia applicata. Mi occupo di modellistica atmosferica, analisi di dati meteo-climatici, nowcasting per eventi estremi e valutazioni geotecniche/geomorfologiche a supporto di infrastrutture e protezione civile. Esperienza in contesti internazionali (UK, Germania). Orientato a risultati, chiarezza dei prodotti previsionali e trasferimento alle decisioni operative. Modellistica numerica; assimilazione dati, downscaling, validazione modelli Python per data analysis (xarray, pandas) GIS (QGIS/ArcGIS Pro) Gestione progetti e divulgazione tecnica

Prossimo articolo

Meteo e città: come le aree urbane influenzano il comportamento dei temporali

Caldo, settimana dei record. Isolati temporali con grandine grossa

13 Luglio 2026

Ipotesi di un acuto refrigerio entro 10 giorni

13 Luglio 2026

Caldo africano verso picchi di 45 gradi: ecco le aree più esposte

13 Luglio 2026

Temporali a sorpresa nella settimana più rovente dell’Estate

12 Luglio 2026

Geoingegneria: possiamo raffreddare il Pianeta

12 Luglio 2026

Questa Estate rischia di essere apripista ad altre roventi

12 Luglio 2026
  • Privacy

Innovazione Scienza S.r.l. unipersonale P.IVA/C.F. 10463560960- Milano (MI)
Credit immagini: le immagini utilizzate su questo sito sono con licenza e copyright di Adobe Stock, Canva, Shutterstock, Dreamstime e Freepik.

Nessun risultato trovato
Guarda tutti i risultati
  • Home
  • Meteo Italia
  • Cronaca Meteo
  • Mappe
  • Chi siamo
  • Viaggi
  • Magazine
  • Contatti
  • Privacy

Innovazione Scienza S.r.l. unipersonale P.IVA/C.F. 10463560960- Milano (MI)
Credit immagini: le immagini utilizzate su questo sito sono con licenza e copyright di Adobe Stock, Canva, Shutterstock, Dreamstime e Freepik.