L’avanzare dell’anticiclone africano può creare svariate conseguenze. Innanzitutto, i laghi, soprattutto quelli delle regioni settentrionali, ma anche quelli della Svizzera e alcuni specchi d’acqua più a nord, segnano tutti temperature decisamente superiori alla media, generando grossi problemi alla fauna e alla flora. Il persistere di temperature superiori alla norma sta creando problemi anche ai ghiacciai.
Sarà pur vero che c’è stata una fase con un forte abbassamento della temperatura, con nevicate anche sotto i 2000 m di quota, ma questo comunque è solo un fenomeno temporaneo, che nulla ha a che fare con l’ondata di calore che sembra concretizzarsi e che andrebbe a innescare una serie di problemi in alta quota.
Ma ribadiamo: a questo punto, quanto durerà questa ondata di calore? C’è la possibilità che le tempeste dell’Oceano Atlantico, intensificate dalle acque calde dell’oceano a ridosso delle Isole Britanniche e della Francia, si intensifichino e poi giungano in Italia con gocce d’aria fredda, innescando così nuovi cambiamenti meteo e repentini abbassamenti della temperatura?
Effettivamente rimangono molti interrogativi, perché la situazione è complicata e lo è in ogni ambito, in quanto abbiamo una circolazione atmosferica anomala, quella dell’alta pressione africana. E quando si verificano le irruzioni di aria fredda, come in questi giorni, queste risultano esagerate rispetto alla media e potrebbero essere definite una rottura precoce della stagione estiva. Ma ben sappiamo che non è così: si tratta semplicemente di un guasto al bel tempo e di un abbassamento della temperatura che, tra l’altro, non ha interessato tutta l’Italia, perché in alcune aree si continua a manifestare una consistente afa, in particolare nel settore meridionale e adriatico, dove l’aria fredda giungerà nella giornata odierna, ma il refrigerio sarà irrisorio.
Anche perché, subito dopo, si presenteranno le influenze africane e, inoltre, il tasso di umidità farà la sua parte, generando sensazioni termiche maggiori rispetto alle temperature percepite.
Le aree maggiormente penalizzate sono quelle del basso versante adriatico, quelle ioniche e la Sardegna orientale e meridionale, dove le correnti settentrionali trasportano l’aria rovente dalle zone interne, generando quindi caldo intenso, anzi caldo impegnativo, con temperature sopra la media.