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Meteo e polveri del Sahara: come il deserto plasma il cielo italiano

Antonio Romano di Antonio Romano
02 Lug 2025 - 15:40
in A La notizia del Giorno, A Scelta della Redazione, Meteo News
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(TEMPOITALIA.IT) Ogni anno, milioni di tonnellate di sabbia del Sahara solcano il cielo e attraversano il Mar Mediterraneo, raggiungendo anche l’Italia. Quello che può sembrare solo un fenomeno curioso – come quando troviamo la macchina coperta di polvere gialla – è in realtà il segnale visibile di un meccanismo atmosferico profondo e potentissimo. Il Sahara, il più vasto deserto caldo del mondo, è una vera e propria fabbrica del meteo, capace di influenzare le condizioni climatiche a migliaia di chilometri di distanza. E anche durante questo inizio di Estate 2025 ne stiamo avendo ulteriore conferma.

 

Dove nasce la polvere che arriva in Europa

Le cosiddette dust storms sahariane si formano soprattutto nei mesi più caldi, quando i forti gradienti termici tra il suolo rovente e l’aria più fredda in quota creano le condizioni ideali per sollevare le sabbie. Le zone di origine principali si trovano tra il Mali, il Niger, il Ciad e la Mauritania, ma anche l’Algeria orientale è una delle regioni più attive in questo senso. Una volta sollevata, la polvere viene catturata dalle correnti subtropicali, che si muovono in direzione nord, e in pochi giorni raggiunge il cuore dell’Europa meridionale.

 

Il cielo si tinge di giallo: effetto visibile e invisibile

Quando questa massa d’aria carica di particelle si mescola con l’umidità del Mediterraneo, il risultato può essere sorprendente: piogge sabbiose, cieli lattiginosi, tramonti infuocati. Ma oltre all’impatto visivo, c’è quello meno evidente ma altrettanto importante: le polveri sottili provenienti dal Sahara possono innalzare temporaneamente i livelli di PM10, influenzando la qualità dell’aria anche in regioni normalmente pulite, come le Alpi o le zone appenniniche.

Alcuni eventi recenti, come quello di MARZO 2022, hanno portato concentrazioni di sabbia desertica così intense da colorare di arancio la neve delle Dolomiti. Episodi simili sono stati osservati persino in Islanda, a migliaia di chilometri dalla fonte originaria.

 

Un alleato inatteso per le piogge?

Nonostante le criticità, le polveri sahariane non sono solo un problema. Alcuni studi hanno dimostrato che queste particelle agiscono come nuclei di condensazione, facilitando la formazione di piogge. In particolare durante le stagioni intermedie, come PRIMAVERA e AUTUNNO, l’arrivo della polvere sahariana può intensificare i sistemi temporaleschi già presenti, dando luogo a precipitazioni più abbondanti o strutturate.

Il fenomeno è ben noto anche nel Sud Italia, dove il connubio tra polveri africane e umidità mediterranea spesso anticipa forti piogge, anche torrenziali. In certi casi, la sabbia può addirittura modificare la traiettoria delle perturbazioni, alterando la distribuzione delle piogge sul territorio.

 

Una connessione che parte da molto lontano

Quello tra Sahara e Italia è un ponte atmosferico che si attiva più volte all’anno. Con i cambiamenti climatici, e l’aumento delle ondate di calore nel Nord Africa, si prevede che questi eventi diventeranno più frequenti e intensi, modificando le abitudini stagionali a cui siamo abituati. Alcune aree del Sud, come la Sicilia orientale e la Calabria jonica, sono già abituate a ricevere queste intrusioni assai di frequente, ma negli ultimi anni anche città come Torino, Milano e Bologna hanno registrato episodi sempre più regolari. (TEMPOITALIA.IT)

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Antonio Romano

Fisico dell’atmosfera e dei sistemi climatici. Laurea in Fisica (Università di Bologna, 1993); PhD in Physics (Imperial College London, Space & Atmospheric Physics Group, 1995–1998, borsa NERC). Dal 1999 lavoro su meteorologia e climatologia applicata, con esperienza in: Assimilazione dati e verifica d’ensemble Analisi di serie storiche e downscaling Previsioni meteo a supporto della ricerca e dei servizi al territorio Nel 2005 ho co-firmato uno studio sui cambiamenti climatici presentato alla European Geosciences Union (EGU) e pubblicato negli atti della conferenza. Oggi sono Research Scientist alla Rutgers University – Institute of Earth, Ocean, and Atmospheric Sciences (EOAS), dove mi occupo di previsioni e analisi del clima per progetti scientifici e applicazioni operative.

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