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Tra meteo e curiosità, il tuono dopo il lampo: il segreto acustico dei temporali

Antonio Romano di Antonio Romano
14 Lug 2025 - 16:20
in A La notizia del Giorno, A Scelta della Redazione, Meteo News
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Durante un temporale, è quasi automatico osservare il cielo illuminarsi e subito dopo udire un fragore più o meno distante. Questo ritardo tra il lampo e il tuono suscita da sempre curiosità e a volte anche inquietudine. Ma non è sempre uguale. Quando il temporale è ancora lontano la distanza temporale tra lampo e tuono può essere di parecchi secondi, mentre quando il temporale è sopra le nostre teste la differenza è impercettibile. Molti di voi sapranno già perché, ma forse non tutti ci hanno pensato, o forse l’hanno studiato a scuola tanti anni fa e l’hanno rimosso (come tante cose che si studiano per forza a scuola).

Il fenomeno meteo del fulmine è tanto visivo quanto sonoro, ma la natura dei due segnali segue leggi fisiche molto differenti. Per comprendere davvero perché il tuono “arriva dopo”, dobbiamo esaminare la velocità della luce e quella del suono.

 

Luce e suono viaggiano con tempi diversi

Il fulmine genera contemporaneamente luce e suono, ma mentre la luce si propaga a circa 300.000 chilometri al secondo, raggiungendoci praticamente istantaneamente, il suono viaggia a soli 340 metri al secondo (a livello del mare e in condizioni standard). Questo significa che anche se il lampo e il tuono hanno origine nello stesso momento, il nostro cervello li percepisce separati da un intervallo temporale che dipende dalla distanza dell’evento. Più lontano è il fulmine, maggiore sarà il ritardo tra il bagliore e il rombo.

 

Il tuono, un’onda d’urto che produce onde sonore

Il suono del tuono è il risultato dell’espansione rapida dell’aria che circonda il canale del fulmine. Quando l’aria viene riscaldata in pochi millesimi di secondo fino a raggiungere temperature di circa 30.000 gradi Celsius, si espande violentemente, producendo un’onda d’urto che si trasforma in onde sonore. A seconda della distanza, delle condizioni atmosferiche e della morfologia del territorio, il tuono può giungere a noi come uno schiocco secco, un boato profondo o un lungo brontolio.

 

Un metodo empirico per misurare la distanza

Esiste una semplice regola mnemonica per stimare quanto è lontano un fulmine: contare i secondi tra il lampo e il tuono, e dividere per tre. Ogni tre secondi equivalgono a circa un chilometro di distanza. Se, ad esempio, si sente il tuono nove secondi dopo il lampo, il fulmine si è scaricato a circa tre chilometri di distanza. Questo metodo non è preciso come uno strumento scientifico, ma offre una stima attendibile e intuitiva, utile soprattutto per valutare il livello di rischio durante un temporale.

 

Quando il tuono tace: i limiti della propagazione sonora

In alcuni casi, si può osservare un lampo ma non udire alcun tuono. Ciò accade quando il fulmine è troppo lontano perché l’onda sonora raggiunga l’osservatore. Questo tipo di evento è spesso ingannevole, poiché suggerisce una distanza maggiore del reale punto di scarica. Le condizioni atmosferiche, la direzione del vento e le inversioni termiche possono inoltre deviare o disperdere il suono, rendendolo impercettibile a orecchio nudo.

 

Un fenomeno che ci fa riscoprire la fisica

Il ritardo tra lampo e tuono non è solo un effetto curioso: è la manifestazione concreta della diversa natura delle onde luminose e sonore, ed è un’occasione per riscoprire come la fisica si esprima nei fenomeni quotidiani.

 

Fonte consultata

https://www.noaa.gov/jetstream/lightning/sound-of-thunder/learning-lesson-determining-distance-to-thunderstorm

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Antonio Romano

Fisico dell’atmosfera e dei sistemi climatici. Laurea in Fisica (Università di Bologna, 1993); PhD in Physics (Imperial College London, Space & Atmospheric Physics Group, 1995–1998, borsa NERC). Dal 1999 lavoro su meteorologia e climatologia applicata, con esperienza in: Assimilazione dati e verifica d’ensemble Analisi di serie storiche e downscaling Previsioni meteo a supporto della ricerca e dei servizi al territorio Nel 2005 ho co-firmato uno studio sui cambiamenti climatici presentato alla European Geosciences Union (EGU) e pubblicato negli atti della conferenza. Oggi sono Research Scientist alla Rutgers University – Institute of Earth, Ocean, and Atmospheric Sciences (EOAS), dove mi occupo di previsioni e analisi del clima per progetti scientifici e applicazioni operative.

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