Negli ultimi anni, le ondate di calore che colpiscono l’Italia e l’Europa meridionale non sono solo più intense, ma soprattutto più durature. A differenza del passato, quando il caldo africano arrivava per pochi giorni e poi cedeva il passo a correnti più fresche, oggi l’estate si manifesta sempre più spesso con lunghi periodi di stasi atmosferica, durante i quali l’aria rovente resta intrappolata, senza possibilità di deflusso.
Anticiclone di blocco: la chiave per capire le estati estreme
Il termine tecnico che meglio descrive questa situazione è quello di anticiciclone di blocco. Si tratta di configurazioni sinottiche in cui una zona di alta pressione di origine subtropicale si fissa sopra una determinata area geografica, impedendo il passaggio delle perturbazioni atlantiche e rallentando il naturale ricambio d’aria. Questo tipo di struttura è noto anche come cupola di calore o, nel termine anglosassone, Dome, ed è responsabile delle ondate di calore più lunghe e persistenti dell’ultimo decennio.
Un classico esempio è il cosiddetto blocco ad omega, in cui l’alta pressione assume una forma simile alla lettera greca Ω: il flusso d’aria si divide attorno al promontorio subtropicale, scorrendo molto più a nord e molto più a sud, lasciando il centro dell’Europa (Italia compresa) sotto una bolla d’aria rovente per diversi giorni o addirittura settimane.
La causa principale? Il rallentamento della corrente a getto
Alla base di questo fenomeno ci sarebbe una modifica sostanziale nella struttura della corrente a getto, il flusso di venti in quota che normalmente separa le masse d’aria fredde del nord da quelle calde subtropicali. Questa corrente, a causa del riscaldamento accelerato dell’Artico, tende a indebolirsi e ondulare con maggiore facilità, generando saccature più marcate e promontori anticiclonici più statici.
È in queste condizioni che l’anticiclone africano trova la strada libera per salire a latitudini più settentrionali, e per restare a lungo sul nostro territorio.
Estate rallentata, caldo accelerato
Il risultato è un’estate più lenta, con situazioni meteo bloccate per molti giorni. Questo tipo di comportamento sta diventando sempre più frequente, e gli effetti sono visibili. Le ondate di calore, rispetto agli anni ‘80 o ‘90, sono oggi più lunghe del 30-40% e si presentano più volte durante la stagione estiva, colpendo anche zone che un tempo erano raramente coinvolte, come le regioni alpine. Un esempio lo abbiamo avuto proprio quest’anno, con lo zero termico salito a oltre 5000 metri di quota nel settore alpino durante l’ondata di caldo tra fine Giugno e inizio Luglio.
Cambiamenti climatici e futuro delle estati italiane
Sebbene non tutti i fenomeni estremi siano direttamente legati al cambiamento climatico globale, gli studi più accreditati concordano sul fatto che il riscaldamento del pianeta stia alterando le dinamiche atmosferiche alla base di questi eventi. Il Mediterraneo si sta tropicalizzando, diventando sempre più vulnerabile all’invasione di masse d’aria africane, e le estati italiane ne pagano il prezzo con ondate di calore sempre più pesanti, persistenti e precoci.
L’Estate 2025 docet e la prossima ondata di caldo, ormai in procinto di aggredire l’Italia, desta preoccupazione non solo per l’intensità ma proprio per la durata.