ID 153273627 | Severe Rain ©Lukas Jonaitis | Dreamstime.com
Potrebbero non esserci buone notizie per quanto riguarda gli scenari meteo di agosto a settembre. Non ci riferiamo soltanto alla (non remota) probabilità di dover affrontare un periodo piuttosto caldo. L’obiettivo di questo articolo è analizzare con attenzione le possibili conseguenze che potrebbero portare eventuali anomalie di temperatura sia atmosferica sia marina.
Condizioni predisponenti
Se da un lato è vero che agosto partirà sicuramente senza ondate di calore, dall’altro non possiamo affatto escludere la probabilità che ce ne siano di nuove, a cominciare dal giorno 10 in poi. Il rischio è quello che venga accumulato molto calore dall’atmosfera e poi venga brutalmente rilasciato, non appena arriva una perturbazione.
Questo tipo di interazione è spesso all’origine di eventi meteorologici intensi, con una particolare incidenza nelle aree della Pianura Padana. Purtroppo, gli episodi accaduti di recente ne sono una prova concreta: nei mesi scorsi, tra fine giugno e l’inizio di luglio, molte valli alpine e prealpine sono state colpite da violenti nubifragi, che hanno causato frane e inondazioni, mentre il Veneto e il Friuli hanno visto continue grandinate.
Una crescita preoccupante dei temporali estremi
Tali eventi non sono più delle eccezioni sporadiche, ma si inseriscono all’interno di una tendenza ben documentata. Studi recenti (si legga questo interessante approfondimento) indicano che, negli ultimi trent’anni, l’area del Mediterraneo centrale ha vissuto un progressivo incremento non solo nella frequenza, ma anche nella potenza delle precipitazioni estive. Lunghe fasi asciutte e improvvisi periodi di maltempo anche molto violento.
Il problema del calore atmosferico
Le masse d’aria calda, che in genere stazionano sul bacino del Mediterraneo, permettono l’accumularsi di molto calore. In realtà, in questa fase possiamo scongiurare il rischio fenomeni meteo estremi, ma nulla possiamo dire su ciò che ci aspetterà da qui a un mese.
I fenomeni temporaleschi, una volta frequenti ma non così tanto violenti, si stanno trasformando in eventi molto più severi e localmente devastanti. La cosiddetta “nuova normalità” si manifesta attraverso precipitazioni che si concentrano in lassi di tempo brevissimi, scaricando al suolo in pochi minuti la stessa quantità d’acqua che potrebbe verificarsi in un intero mese. Questo ad esempio è successo nei fortissimi temporali del 28 luglio in Romagna.
Mari sempre più caldi, un serio problema
Un ulteriore fattore di rischio è rappresentato dalla temperatura, spesso davvero troppo alta, delle acque marine. I mari hanno raggiunto record di calore incredibili tra fine giugno e inizio luglio. Se da un lato è vero che la frescura di queste settimane ha particolarmente calmierato le anomalie, da quell’altra se avremo agosto e settembre particolarmente caldi il problema si ripresenterà in autunno.
Seguiamo questo concetto. Quando una cupola africana staziona per un lungo periodo sulle nostre teste, il mare accumula energia termica. Quest’ultima può alimentare feroci sistemi temporaleschi, non appena ci sono le condizioni meteo idonee.
A peggiorare la situazione c’è l’impossibilità, anche da parte dei modelli più sofisticati, di prevedere con precisione simili configurazioni atmosferiche con largo anticipo. Sono fenomeni che si possono prevedere al più con qualche ora di anticipo. Mentre a distanza di mesi possiamo solo parlare di rischio eventuale e non di previsione vera e propria.
Mesi rischiosi?
Non vogliamo assolutamente fare disinformazione o creare ansie nei lettori. Nessuno Qui sta dicendo che i prossimi due mesi saranno devastanti o rischieremo grosso. La nostra analisi è utile per farvi capire che, nonostante un periodo di luglio decisamente fresco, il problema dei fenomeni meteo violenti non è affatto concluso. Con ogni probabilità, la stagione pericolosa si concluderà a metà settembre al nord e a metà novembre al meridione.