Emissioni di metano rilevate sopra la Baia di Hudson
Il 14 SETTEMBRE 2025 i satelliti del programma Copernicus hanno registrato concentrazioni anomale di metano sopra le aree di permafrost canadese, in particolare attorno alla Baia di Hudson. Le mappe mostrano valori che superano i 2400 ppbv, molto oltre la media, segnalando un rilascio attivo dal terreno in fase di scongelamento. Questi fenomeni sono strettamente collegati ai cambiamenti climatici che stanno interessando l’intero pianeta.
Permafrost canadese in rapido riscaldamento
Negli ultimi anni gli studi hanno evidenziato che il permafrost del Canada si sta riscaldando e sciogliendo con una velocità di parecchie decadi superiore a quanto previsto nei modelli climatici. Lo strato superficiale, che durante l’estate si scongela naturalmente, sta penetrando sempre più in profondità, liberando carbonio organico rimasto intrappolato per migliaia di anni. L’Artico come ecosistema sta subendo trasformazioni senza precedenti.
Perché il metano aumenta a fine estate
Il rilascio è più marcato alla fine dell’estate artica, quando il terreno ha accumulato calore e la copertura di ghiaccio è al minimo. In queste condizioni, i microrganismi anaerobici trovano un ambiente ideale per decomporre la materia organica congelata e produrre CH₄, un gas serra molto più potente della CO₂ nel breve termine. I meccanismi sono simili a quelli che causano eventi meteo estremi sempre più frequenti.
Risultati delle ricerche recenti
Uno studio condotto nel Mackenzie Delta ha dimostrato che i laghi termocarsici più giovani e meno connessi al mare rilasciano fino a 4,6 mg di metano per grammo di carbonio, valori molto superiori a quelli osservati in bacini più antichi o già collegati all’acqua marine. Parallelamente, le aree più influenzate dall’acqua salata producono quantità maggiori di CO₂, segnalando un diverso equilibrio tra gas serra a seconda delle condizioni ambientali. Questi fenomeni si inseriscono nel quadro più ampio delle emissioni di metano da clatrati che preoccupa la comunità scientifica.
Conseguenze ambientali
L’aumento delle emissioni di metano dal permafrost canadese rappresenta un rischio concreto:
- amplifica l’effetto serra, poiché il metano ha un potenziale di riscaldamento oltre 80 volte superiore alla CO₂ nei primi vent’anni;
- accelera il circolo vizioso del riscaldamento artico: più scioglimento significa più gas liberato, che a sua volta provoca ulteriore riscaldamento;
- mette in discussione le stime più caute dell’IPCC, che potrebbero sottovalutare la velocità del fenomeno.
Questi processi sono interconnessi con altri fenomeni meteorologici che caratterizzano il nostro tempo, come l’alta pressione persistente e il caldo africano che interessano l’Europa. Il Mediterraneo bollente e il freddo che irrompe prima del previsto sono manifestazioni di un sistema climatico sempre più instabile.
Le fluttuazioni climatiche non spiegano da sole questi fenomeni, che richiedono un approccio scientifico rigoroso per distinguere tra variabilità naturale e tendenze antropogeniche. Il gigante dormiente dei clatrati rappresenta una delle principali preoccupazioni per il futuro climatico del pianeta, mentre l’allarme sui gas serra lanciato dall’WMO conferma la gravità della situazione attuale.
Credits:
- Arctic Report Card 2024 – NOAA
- NASA Arctic-Boreal Vulnerability Experiment (ABoVE)
- Frontiers in Environmental Science – Arctic-Boreal Methane Emissions
- MIT Climate Portal – Arctic Methane Release
- NASA Jet Propulsion Laboratory – Permafrost and Global Warming
- The Arctic Institute – Permafrost Research
- UNFCCC Permafrost Report
- Earth.Org – Permafrost and Methane Emissions
- Inside Climate News – Arctic Permafrost Methane
- NASA Climate Change – Methane Vital Signs

